Come la Russia vuole recuperare un ruolo in Africa

Mosca vuole avere un peso in Africa e gioca la sua partita nella regione occidentale subsahariana.

Fonti governative del Mali hanno confermato la presenza di militari russi a Timbuktu. La conferma ufficiale dal governo di Bamako non sorprende più di tanto dal momento che la Russia tratta la vendita di armi al Mali fin dal 2020. Logico pensare che il passo successivo sarebbe stato l’invio di militari del Cremlino per addestrare l’esercito maliano all’uso dei nuovi armamenti.

La vera notizia è però un’altra. La Russia sta ritornando in Africa. Mosca vuole recuperare il suo ruolo e avere di nuovo un peso sul continente africano. Dalla fine dell’Unione Sovietica nel 1991, Mosca ha abbandonato politicamente l’Africa. Vladimir Putin vuole recuperare gli spazi e da alcuni anni cerca di aprire canali di comunicazione. Non può permettersi di rimanere fuori dalla partita africana condotta finora da Cina, Stati Uniti e Europa.


Tra accordi africani e mercenari

La strategia di Mosca passa per accordi di cooperazione con paesi africani. Rimane il dubbio sul legame della Russia con il cosiddetto gruppo Wagner, formazione paramilitare composta da mercenari russi. Il Cremlino ha sempre dribblato con il linguaggio diplomatico il suo coinvolgimento con i mercenari, sottintendendo in diverse occasioni di non averne a che fare. Fatto sta però che in Mali le operazioni del gruppo Wagner hanno preceduto la vendita di armi al governo di Bamako e l’arrivo dei formatori militari di Mosca. In Libia, Wagner sta sostenendo il generale Khalifa Haftar.
Il 23 dicembre 2021, 15 Stati, tra cui l’Italia, hanno condannato la presenza dei mercenari e hanno accusato la Russia di sostenerli militarmente. Il governo del Mali aveva risposto il giorno dopo anticipando la presenza di istruttori russi nel Paese. Notizia che è stata confermata a inizio anno.


Colmare il vuoto politico

Tutto questo avviene proprio quando la Francia sta ridimensionando la sua missione militare in Mali. Dopo il secondo colpo di Stato dei generali nel giro di nove mesi, il terzo in nove anni, Parigi ha sospeso le operazioni militari congiunte con le forze armate del Mali finché non sarà ripristinata la democrazia. E’ la missione Barkhane, che la Francia sta rivedendo in tutta l’Africa del Sahel. Sono state frequenti nell’ultimo anno le proteste contro i militari francesi in Burkina Faso, in Costa d’Avorio, Ciad e Niger.

Il ridimensionamento della presenza francese lascia un vuoto politico che la Russia vuole colmare. E non a caso porta i suoi uomini nella grande regione del Sahel dove può avere maggiori chance di rimettere i piedi in Africa.

In Mali, Mosca può offrire ai golpisti una via d’uscita dall’isolamento internazionale seguito al colpo di Stato del 25 maggio 2021. In Burkina Faso, Russia e governo avevano firmato un accordo di cooperazione militare nell’agosto 2018. Sempre nel 2018, i russi hanno firmato un accordo di cooperazione militare con la Repubblica Centrafricana.

La Russia ha avviato un’azione geopolitica per questa regione africana dove sono in gioco interessi economici e di risorse naturali, ma anche i voti all’Onu all’interno dell’Assemblea Generale dove Mosca è al momento in minoranza. Il soccorso africano può essergli d’aiuto.

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