L’attenzione dei social media di Stato cinesi è tutta rivolta all’incontro tra il ministro degli esteri di Pechino Wang Yi e il capo politico talebano Abdul Ghani Baradar.

Da quel vertice le autorità pechinesi stanno lanciando una campagna di comunicazione pro- talebana.

Sono in molti a chiedersi se la Cina stia preparando il terreno per il riconoscimento di un eventuale governo talebano o un governo di transizione politica che includa i talebani. Soprattutto in una fase di avanzamento degli integralisti in Afghanistan.

Non a caso il Global Times, principale giornale di Stato cinese, ha pubblicato un’intervista a un leader del partito di opposizione afgano che sostiene che i talebani devono essere parte di un prossimo e eventuale governo transitorio.

Questo sostegno ai talebani è imbarazzante per Pechino. La Cina ha sempre condannato l’estremismo religioso che ha definito forza destabilizzante.

Lo ha fatto con gli uiguri nella regione dello Xinjiang, che Pechino considera un movimento separatista. A questo riguardo le autorità cinesi hanno sempre temuto una collaborazione tra uiguri e talebani al confine tra Xinjiang cinese e Afghanistan. Tanto che la Cina ha potenziato la presenza militare alla frontiera.

Ma la Cina fa del pragmatismo politico la sua arma principale da utilizzare in politica internazionale. I diplomatici cinesi sanno benissimo che possono costruire una relazione di fiducia con i talebani per il fatto di non avere mai combattuto in Afghanistan a differenza di Stati Uniti e Russia. Così come sanno che in un governo che includa i talebani possono avere un potere contrattuale più forte e un’influenza economica maggiore.

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