Chi era Qaboos Bin Said, sultano dell’Oman

Chi è Qaboos Bin Said. sultano dell'Oman

Il 10 gennaio è scomparso dopo una lunga malattia Qaboos Bin Said, sultano dell’Oman. Il suo successore sarà il cugino Haitham bin Tariq Al Said.

Chi era Qaboos Bin Said, il sultano dell’Oman scomparso il 10 gennaio dopo un lungo periodo di malattia? La sua morte apre una nuova fase di incertezza nella regione del Golfo, epicentro di tensioni tra Stati e di appetiti energetici. Il suo successore sarà il cugino Haitham bin Tariq Al Said, che ha dichiarato di continuare la politica di Qaboos. L’Oman, come vedremo, è stato un crocevia diplomatico importante per le crisi regionali, inclusa quella tra Stati Uniti e Iran. Il nuovo Sultano si trova davanti grandi sfide, sia interne sia estere.

Chi è Qaboos Bin Said

Qaboos Bin Said nasce a Salalah nel 1940. E’ il discendente del fondatore della dinastia Al Bu Saidi, che ha costituito il sultanato nel XVII secolo dopo avere respinto i portoghesi da Mascate, capitale del sultanato di Oman. La sua formazione educativa avviene all’estero. Nel Regno Unito studia a Suffolk e poi alla Royal Military Academy di Sandhurst. Studia anche in India e infine trascorre un anno nell’esercito tedesco.

Quando ritorna in Oman nel 1965 viene messo agli arresti domiciliari dal padre: il sultano Said bin Taimur. Nel 1970 arriva al potere dopo essere stato protagonista di un colpo di Stato violento, sostenuto dagli inglesi, con il quale rovescia il padre.

Qaboos sultano

Con Qaboos, il sultanato di Oman inizia una nuova fase: quella di superamento del sistema feudale voluto dai predecessori. Modernizzazione del sistema economico e politico, iniziativa diplomatica regionale sono gli obiettivi centrali della sua politica. Per modernizzare lo Stato, Qaboos utilizza i proventi petroliferi, investendoli nel Paese. Costruisce strade, ponti, scuole, ospedali. Ottiene un piccolo miracolo economico, con una crescita e un reddito pro-capite in aumento. Uno sviluppo di infrastrutture rapido. Questa politica lo rende uno dei leader più innovativi. A lui guardano come esempio e con rispetto molti leader politici mediorientali e afro-asiatici.

La politica internazionale di Qaboos

Sul piano internazionale, il Sultano fa la scelta di campo ben precisa di collaborazione con Regno Unito e Stati Uniti. Una posizione che mantiene per tutti i 50 anni del suo regno. E’ lui che traghetta il Paese fuori dall’isolamento internazionale.

Oltre a stringere salde alleanze con le grandi potenze, il Sultano avvia anche relazioni con Cina e Unione Sovietica. Tiene sempre una “equidistanza” dalle partigianerie regionali e questo gli permette di diventare la figura autorevole necessaria per le mediazioni diplomatiche. E’ lui che media e promuove il dialogo tra Egitto e Israele, aiutando la diplomazia di Jimmy Carter, che permette di arrivare alla firma degli accordi di Camp David nel 1979. E’ lui che nel 1979 fa un’apertura all’Iran di Khomeini pur rimanendo dentro la Lega Araba e il Consiglio di Cooperazione del Golfo. Un’apertura che vede necessaria per equilibrare il peso politico dell’Arabia Saudita nella regione.

La sua autorevolezza facilita il dialogo, il suo ruolo di mediatore è utilizzato in numerose crisi internazionali. Come quella tra Iran e Stati Uniti. E’ infatti in Oman che si apre nel 2013 un timido negoziato tra i rappresentanti dei due Paesi sul nucleare iraniano. Quei primi timidi approcci diplomatici porteranno nel 2015 all’accordo sul nucleare (JPCOA). Nel 2018, l’Oman fa un vero miracolo diplomatico. Il premier israeliano Benjamin Netanhyau va in visita nel Paese. E’ la prima volta di un capo di governo israeliano in un Paese del Golfo da almeno vent’anni.

Questo ruolo di attore terzo e imparziale guida Qaboos anche negli ultimi anni della sua vita. Nel 2015 prende le distanze dall’intervento targato Riad in Yemen. Nel 2017 si rifiuta di prendere una posizione contro il Qatar, seguendo Arabia Saudita e Emirati. Scelte strategiche che richiedono fiuto politico e analisi profonda delle dinamiche regionali. Qaboos non ha mai sbagliato un colpo nella sua strategia di mantenere il ruolo di terzo, distante dalle beghe regionali ma pronto a dare una mano come mediatore. Un ruolo che si è costruito in 50 anni di lavoro diplomatico. Ora la sua politica di coesistenza pacifica e non interferenza spetterà al cugino, che ha promesso continuità. Le sfide che deve affrontare sono quella economica e quella del rapporto con la Cina. L’Oman è per Pechino uno snodo della Via della Seta. Infine, la scommessa di sviluppare il Paese nell’era post-petrolio.

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