Che senso ha la Turchia nella Nato?

L’attacco turco in Siria rilancia il dibattito sulla permanenza di Ankara nell’Alleanza Atlantica. La Turchia nella Nato ha ancora senso?

La domanda è semplice: la Turchia è ancora un alleato affidabile dentro l’Alleanza Atlantica? O, se vogliamo porla in modo più esplicito, ha ancora senso la Turchia nella Nato? La risposta, al contrario, semplice non è. Come scrive il magazine americano “The Atlantic” non ci aiuta la diplomazia americana al tempo di Donald Trump. Anzi, se guardiamo ai fatti recenti verrebbe da dire che al quartiere generale della Nato a Bruxelles dovrebbero buttare fuori Ankara senza pensarci due volte. Per esempio come nel caso recente dell’aggressione turca contro i curdi nella Siria nord-orientale. Qui, the Donald ha fatto ritirare i militari americani perché rischiavano di essere colpiti dalle bombe degli F-16 fabbricati negli Stati Uniti e sganciate dall’alleato turco. In questa circostanza, cosa tiene ancora legati insieme Washington e Ankara dentro la Nato? Soprattutto se valori e interessi nazionali sono così lontani e diversi?

Ma andiamo con ordine per capire meglio.

L’ingresso della Turchia nella Nato avvenne per le logiche della Guerra Fredda. Fu nel 1952. L’Alleanza militare era nata nel 1949 e si allargò per la prima volta tre anni dopo. Incorporò appunto Grecia e Turchia con l’intento di proseguire la strategia del containment anti-sovietico elaborata da George Kennan e messa in pratica dal presidente Harry Truman. La membership greca veniva concessa dopo la sconfitta dei comunisti nel Paese. La Turchia fu ammessa perché il Paese era considerato un ottimo bastione per bloccare l’ambizione espansionista comunista in Medio Oriente.


Se la Turchia lascia la Nato


Da bastione simbolo dell’anticomunismo, la Turchia ha però vissuto la sua appartenenza alla Nato in maniera conflittuale con gli alleati. Nel 1974, la crisi di Cipro portò greci e turchi a un conflitto. Un colpo di Stato militare a Cipro appoggiato dalla Grecia causò l’intervento turco nell’isola. La conseguenza fu l’abbandono della Nato da parte della Grecia, che poi rientrò nell’Alleanza militare. Durante la prima guerra del Golfo (1991), i caccia americani partivano dalla base aerea turca di Incirlik; ma nel 2003, durante l’attacco all’Iraq di Saddam Hussein, i turchi non concessero ai marines Usa di stazionare sul territorio per attaccare Baghdad da terra. Al tempo dello Stato Islamico, la Turchia fece ben poco per impedire il passaggio di miliziani stranieri integralisti che andavano a unirsi all’Isis del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Così come fece poco o nulla per impedire il transito di terroristi del Califfo diretti in Europa per eseguire attentati. Inoltre, la Turchia ha acquistato di recente dalla Russia missili da difesa, fregandosene di essere membro di un’Alleanza militare in tensione massima con Mosca.

Con queste premesse ce n’è abbastanza per dire: no, la Turchia dentro la Nato non ha senso. La pensa così il senatore repubblicano Lindsey Graham che ha proposto al Congresso degli Stati Uniti di sospendere la Turchia dalla Nato. Gli ha fatto eco il ministro degli esteri francese che ha detto che la sospensione di Ankara è un’opzione sul tavolo. A questo si aggiunge anche l’allontanamento politico del presidente Recep Tayyp Erdogan: sempre più distante dall’Occidente, sempre più in sintonia con Vladimir Putin e l’Iran di Hassan Rohani.

A Bruxelles, quindi, hanno una bella gatta da pelare. Nessuno ora può fare più finta di niente. La Turchia è ancora il “grande malato d’Europa” per usare l’espressione dello zar di Russia Nicola I. O meglio il malato dell’Occidente. Una brexit turca dalla Nato fa temere a un’alleanza di Erdogan con Putin più salda di quella attuale. In realtà, Ankara e Mosca hanno più rivalità che quelle tra Erdogan e Europa e Stati Uniti. La tenuta del patto russo-turco sarà messa alla prova dall’aggressione turca in Siria. Il presidente siriano Bachar al-Assad non ha gradito l’invasione turca. E ha inviato il suo esercito nella Siria nord-orientale. La Russia dovrò scegliere da che parte stare. Con lo storico alleato Assad o con il presidente turco, che è spalleggiato dal Qatar?. Indubbiamente Putin abbandonerà al proprio destino Erdogan. Troppo importante la partita siriana. La Nato prenda atto di questo e sospenda la partecipazione turca ai summit. Ne vale della credibilità dell’Alleanza di fronte al mondo.

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