Capire la geopolitica dell’Iran: la Mezzaluna sciita

Capire la geopolitica dell'Iran
Da sinistra: i presidenti di Russia (Vladimir Putin), Iran (Hassan Rohani) e Turchia (Recep Tayyp Erdogan) dopo un vertice.

La Repubblica Islamica ha aumentato il suo peso in tutta l’area mediorientale e in quella del Golfo. La geopolitica dell’Iran passa dalla Mezzaluna sciita.

Per capire la geopolitica dell’Iran di oggi occorre partire dal rovesciamento degli equilibri mediorientali. Russia e Turchia si sono sostituite agli Stati Uniti, la Siria è destabilizzata, l’Iraq è governato da forze sciite. In tutta la regione si è assistito al declino dell’Isis ma anche alla debolezza delle forze sunnite.

In questo contesto Teheran si presenta come uno dei vincitori sul teatro mediorientale. Insieme a Russia e Turchia. La partita della vittoria iraniana è stata giocata in Siria a supporto dell’ ex-presidente Bashar al-Assad, sostenuto anche da Vladimir Putin.

La strategia iraniana

La strategia, sviluppata dagli Ayatollah e dal generale Qassem Soleimani (ucciso di recente da un raid Usa), si è mossa in due direzioni: le milizie libanesi di Hezbollah hanno combattuto a fianco di Assad e del governo di Damasco e insieme alle forze sciite irachene e afghane spalleggiate dalla lunga mano di Teheran; il fianco orientale siriano è sotto il controllo di al-Hashd ash Sha’abi, una forza creata dagli sciiti iracheni simile al movimento Hezbollah.

L’influenza di Teheran si estende, dunque, dalla Siria occidentale a quella orientale e, attraversando il confine iracheno, arriva fino a Baghdad. Lo strumento di questo controllo sono i gruppi e miliziani sciiti. In un simile quadro geopolitico, possiamo dire che gli accordi Sykes-Picot del 1916 non esistono più. L’Iran, come scrive Maurizio Molinari (Assedio all’Occidente, ed. La Nave di Teseo 2019) controlla potenzialmente il territorio che va da Teheran a Beirut passando da Baghdad e Damasco.

La Mezzaluna sciita

E’ questa la “Mezzaluna sciita“, come la definiscono alcuni analisti. Il re Abdallah di Giordania la individuò come il pericolo maggiore per gli Stati sunniti. La strategia iraniana è stata ben compresa anche in Israele e negli Stati Uniti. Benjamin Netanyahu e il capo della Cia David Petreaus hanno usato un’altra espressione: hanno parlato di “autostrada sciita“. Il termine non è casuale. Perché fa riferimento al fatto che gli iraniani possono avere accesso liberamente alle coste del Mediterraneo. Con conseguenze commerciali e strategiche notevoli. Altro che Stretto d Hormuz e Golfo.

Gli Stati Uniti hanno provato più volte, soprattutto con Trump presidente, a spezzare la Mezzaluna sciita, usando le milizie curdo-siriane. Ma senza successo. Perché i gruppi armati curdi, addestrati dall’esercito americano, sono stati ogni volta respinti dai militari fedeli a Assad e appoggiati dai russi.

Russia mon amour

Proprio la Russia di Putin è quella che ha favorito di più Teheran. Gli anni della guerra civile siriana hanno consolidato l’alleanza tra Mosca, Teheran, Siria e Hezbollah. Di fatto, un patto di alleanza tra il Cremlino e l’asse sciita. La Russia dunque vede negli sciiti lo strumento utile per allontanare gli Stati Uniti dalla Siria e dal Medio Oriente. Per questo è difficile pensare che Mosca spezzi questa alleanza.

La questione yemenita

Il capolavoro diplomatico di Soleimani si realizza però in Yemen. Il Paese è l’anello mancante per completare il progetto della Mezzaluna sciita. In Yemen i ribelli houthi tengono in pugno dal 2015 tutto i Paesi sunniti guidati dall’Arabia Saudita. Il movimento houthi è sciita, naturalmente filo-iraniano, e combatte il presidente sunnita. I miliziani sono addestrati e armati dall’Iran e sparano razzi perfino sui pozzi petroliferi sauditi. Teheran approfitta delle divisioni interne dei Paesi sunniti del Golfo (come quella con il Qatar) per tenere in scacco la regione e aumentare il suo peso. L’unico ostacolo che l’Iran trova in Siria è la Turchia. L’intervento di Erdogan a sostegno dei ribelli sunniti anti-Assad e il controllo della regione di Idlib spezza in parte i piani siriani degli Ayatollah.

L’ostacolo Israele

Sul percorso della Mezzaluna sciita c’è anche Israele. Teheran marca a vista lo Stato ebraico, facendo sentire la sua presenza costante a Tel Aviv. Nel vicino Libano, dove Hezbollah è operativo, gli Ayatollah stanno facendo ammassare armi e forniture. Sono oltre 150.000 i vettori e missili forniti dall’Iran e pronti a essere lanciati su Israele. Il rischio di una guerra tra israeliani e iraniani è elevato, ed è destinato a alzarsi ancora se la Siria diventa a tutti gli effetti un satellite della Repubblica Islamica. Per questo il governo di Israele ha avviato da oltre un anno un pressing su Mosca perché intervenga su Teheran.

La geopolitica dell’Iran, la costruzione di un’autostrada sciita, l’influenza iraniana in tutta la regione e la debolezza del fronte pansunnita preoccupano più di tutti la Giordania di re Abdallah. Il Regno teme di diventare un’enclave sunnita circondato da Stati filo-iraniani come Iraq e Siria. Così Amman ha chiesto aiuto a Washington.

E Trump ha detto basta. Ha deciso di andare all’attacco e abbattere i punti di forza iraniana: colpire le forze di Al-Quds (Guardiani della Rivoluzione) del generale Soleimani, distruggere l’arsenale missilistico e l’accordo nucleare. Si comprende quindi il perché del blitz militare che ha portato all’uccisione del Generale iraniano e la battaglia contro il Jpcoa, l’accordo nucleare del 2015 sottoscritto da Barack Obama.

 

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