Ascesa e declino dello Stato Islamico

di Valeria Fraquelli. Dall’inizio alla fine una storia di soprusi e violenze, tra radicalismo e fanatismo.

Lo Stato islamico ha cominciato ad entrare nella cronaca nel 2014, quando Abu Bakr Al Baghdadi ha annunciato la sua nascita con parole piene di enfasi e di odio contro l’Occidente. Da quel momento i terroristi dell’Isis hanno cominciato a compiere sanguinosi attentati non solo in Medio Oriente ma anche nelle grandi metropoli occidentali seminando paura e distruzione. Adesso che lo Stato islamico è quasi del tutto sconfitto vine naturale fermarsi a fare una riflessione su cosa è stata questa organizzazione terroristica e cosa ha significato.   

L’Isis, come dicevamo, è nato ufficialmente nel 2014 per volontà di Al Baghdadi. Richiamando accanto a sé molti musulmani scontenti della vita condotta sinora, li ha spinti alla radicalizzazione e a compiere alcuni tra i più brutali attentati. 

Facendo leva sulla povertà estrema che affliggeva e affligge tuttora molti cittadini del Medio Oriente ha fatto credere loro che la colpa era solo degli occidentali che avevano sempre bombardato la loro terra e avevano mietuto centinaia di vittime.

Propaganda e attentati 

Lo Stato islamico ha saputo fare una grandissima propaganda che gli ha permesso di accrescere il suo esercito, di acquisire sempre più terre e conquistare città e villaggi. Nel frattempo sono stati creati veri e propri organi di informazione con il compito di trasmettere i contenuti dell’Isis anche all’estero; in questo modo veniva fatto un vero e proprio lavaggio del cervello ai giovani musulmani che vivevano in occidente ma non riuscivano a integrarsi ed erano costretti a vivere ai margini della società. 

Con il tempo gli attentati sono diventati sempre più azzardati e sempre più crudeli: basta pensare a quelli di Parigi nel 2015, all’attacco al mercatino di Natale di Berlino, alla strage di Nizza solo per dirne alcuni e tutti erano fatti apposta per togliere la vita agli occidentali, colpevoli di un vero sfruttamento dei Paesi musulmani. Fino alla fine lo Stato islamico ha cercato nella propaganda un appiglio per spingere i musulmani radicalizzati a combattere. 

Al Baghdadi e i suoi seguaci

Al Baghdadi stesso incitava il suo esercito a colpire gli occidentali dove e quando meno se lo aspettavano, con il solo scopo di fare più male e seminare distruzione.  Del resto la figura di Al Baghdadi è sempre stata avvolta nel mistero, un mistero che faceva riunire accanto a sé un vero e proprio esercito di fedelissimi disposti a tutto per il loro capo. 

Nel mondo di Al Baghdadi tutto era governato rigidamente dalla sharia, e coloro che non si assoggettavano alla legge islamica erano puniti con la morte. Dalla sharia dipendeva tutto e la vita era organizzata intorno alle principali ricorrenze islamiche; nessuno poteva tirarsi indietro o fingere. Quando gli uomini in nero del sedicente Califfato arrivavano in una città o in un villaggio costringevano la popolazione ad adottare la versione più rigida della legge islamica e ogni volta i morti erano migliaia e le sofferenze atroci. 

Approfittando del caos in Siria e Iraq è stato facile per lo Stato islamico espandersi e reclutare nuove truppe; anche ora con la morte di Al Baghdadi e le sconfitte militari il processo di reclutamento non si è fermato ma è solo più lento.  Più Siria e Iraq cadono nel caos e nella debolezza politica più lo Stato islamico si approfitta di questo clima di incertezza e usa questi Paesi come teste di ponte per gli attentati nei Paesi occidentali e non solo. 

I Paesi mediorientali, una guerra per procura

Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno anch’essi approfittato del caos e dell’incertezza politica che si era creata per combattere una guerra per il proprio tornaconto personale al di fuori del loro territorio.  

La guerra civile e il terrorismo che erano scoppiati in Siria ed Iraq sono diventati una guerra senza esclusione di colpi per avere il pieno possesso delle risorse petrolifere della zona, un bottino molto appetibile. 

Con l’arrivo sulla scena dell’Iran siamo poi arrivati ad una guerra tra sunniti e sciiti e gli antichi rancori che sembravano sopiti sono riesplosi con una forza devastante che non ha risparmiato niente e nessuno. 

Sunniti e sciiti non sono mai stati d’accordo perché le due interpretazioni della legge islamica sono incompatibili e non hanno niente in comune, sono due mondi paralleli che non si incontrano mai. Con l’entrata in scena degli Stati Uniti e della Russia gli scontri e le differenze tra i due gruppi si sono fatte ancora più marcate; entrare nella coalizione internazionale antiterrorismo invece di essere un momento di unione è diventato un motivo di spaccatura che ad oggi sembra insanabile. 

La Turchia 

Per quanto riguarda la Turchia il suo impegno contro il terrorismo si intreccia con la sua determinazione a combattere il popolo curdo e con un odio antico che va oltre la lotta all’Isis e le questioni internazionali. La Turchia, Paese membro della Nato con il secondo esercito più potente dell’Alleanza dopo quello statunitense, ultimamente si sta avvicinando sempre di più alla Russia e sta approfittando della situazione di caos in Siria e Iraq per combattere i curdi, rei di volere costituire uno Stato nuovo ed indipendente. I turchi non vogliono cedere una fetta del loro territorio ai curdi e tanto meno vuole uno Stato curdo indipendente ai suoi confini ed ecco che con la scusa di lottare contro i terroristi la Turchia sta conducendo una campagna militare contro i curdi, che pure sono gli artefici di una campagna antiterrorismo efficace e vittoriosa contro lo Stato islamico. 

Terroristi e foreign fighters 

Adesso sul campo di battaglia rimangono terroristi e foreign fighters, e sono proprio questi ultimi a rappresentare una minaccia per tutti; secondo la Turchia dovrebbero essere rimandati nei loro Paesi di origine mentre molti Paesi occidentali e non solo vorrebbero che fossero giudicati e condannati in Medio Oriente. E c’è il problema di distinguere coloro che veramente volevano organizzare attentati e coloro che invece erano costretti a seguire le folli regole del Califfato.  

Tutti i miliziani dell’Isis  e le loro famiglie si trovano in un limbo e non sanno se saranno giudicati in Siria e Iraq oppure se verranno rimandati nei Paesi di origine; certo tanti reati non potranno essere giudicati dalla giustizia ordinaria e bisognerebbe costituire dei tribunali specifici.

Lo Stato islamico non è sconfitto, anche se così sembra, ed è pronto a risorgere con nuovi intenti criminosi e nuovi seguaci pronti a tutto, non possiamo abbassare la guardia perché il pericolo rimane e rimarrà per molto tempo.

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