Argentina verso il voto. La scelta difficile dopo Macri

Notiziario Estero-Argentina al voto nel 2019. Il presidente Macri ha deluso. Eppure cerca la rielezione. Poche alternative tra l’opposizione.

L’Argentina va verso il voto con il fiato sospeso. Il presidente Maurizio Macri ha deluso le attese sul suo primo mandato. Però ha manifestato la volontà di ricandidarsi, cercando la rielezione. A sostenerlo la sua coalizione di centro destra: Cambiamo. Le alternative alla sua leadership non sono migliori. Sebbene non sia chiaro chi sarà lo sfidante del presidente uscente, una cosa è certa: il nome che esprimeranno le opposizioni sarà senz’altro quello di un peronista. Non è improbabile, scrive il magazine Foreign Policy, che il candidato contro cui dovrà vedersela Macri sia la ex-presidente Cristina Fernández de Kirchner. Non ci sono ancora annunci ufficiali sulla candidatura. Tuttavia, alcuni sondaggi mostrano che sarebbe un testa a testa in un eventuale ballottaggio. Al primo turno nessun candidato sarebbe in grado di ottenere più del 50%. Lo dicono i sondaggi. Che aggiungono pure come gli elettori voteranno per il male minore, non avendo fiducia in alcuno dei nomi che circolano.

La vittoria elettorale di Macri nel 2015 aveva segnato uno spartiacque nella politica del Paese sudamericano. Era il primo presidente eletto democraticamente che non apparteneva a nessuno dei due partiti storici argentini: il Partito Giustizialista, peronista e populista, e l’Unione Civica Radicale vicina alla middle-class. Il mandato di Macri scade a dicembre 2019. In quel momento, sarà il primo presidente non peronista dal 1928 a mantenere la carica per tutto il periodo del mandato.

Tuttavia, i risultati politici sono stati modesti. Le sue promesse iniziali puntavano a risollevare un’economia sotto assedio, a ridurre la povertà, a mettere fine alla polarizzazione politica, a riportare l’Argentina sul palcoscenico mondiale. Non è riuscito a centrare nessuno di questi obiettivi.

Nel 2015 la Kirchner aveva concluso il suo secondo mandato. Non poté candidarsi nel rispetto della Costituzione. Prima di lei aveva governato per due mandati il marito Nestor Kirchner. Nei 12 anni di governo dei Kirchner, il Paese ha assistito a uno sviluppo economico, trascinato dal boom di vendita delle materie prime e la crescita delle esportazioni. In particolare i semi di soia. Entrambi hanno avuto il vantaggio di una crescita economica sostenuta dal rialzo dei prezzi dei prodotti agricoli esportati. Con una economia robusta sulle spalle, hanno potuto fare politiche espansive di spesa pubblica, riformando il welfare. Inoltre, hanno potenziato la contrattazione collettiva e ristrutturato l’enorme debito pubblico argentino che ha paralizzato il Paese nel 2001. Sul piano dei diritti umani, hanno spinto per fare chiarezza sulle violazioni di diritti e assassini collettivi avvenuti durante la dittatura militare tra il 1976 e il 1983. I Kirchner insomma hanno riportato lo Stato sudamericano a rifare i conti con la propria storia.

Tra le misure economiche, i Kirchner hanno sostenuto l’intervento dello Stato nell’economia e introdotto misure protezionistiche a favore dell’industria interna. A far precipitare la situazione è stata la decisione di mettere tasse sull’export dei prodotti agricoli. Nel caso dei semi di soia hanno raggiunto anche il 10%. Il che ha causato uno scontro tra governo e agricoltori. Macri appena eletto abolì subito la tassa. Ci furono poi diverse accuse di corruzione ai Kirchner e uno scontro forte con i media. Le cose volsero al peggio quando il procuratore Alberto Nisman, che indagava su una scelta di politica estera fatta dalla Kirchner, morì suicida in circostanze misteriose.


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Alla fine del 2015, il partito peronista era diviso tra pro e contro la Kirchner. L’inflazione era salita del 30%, un terzo della popolazione viveva in condizioni di povertà, il deficit aveva raggiunto il 7% del Pil. In questo clima, Macri fu abile a inserirsi e a vincere le elezioni presentandosi come il nuovo e lontano dalle forze tradizionali. Uomo d’affari di successo, ricco, presidente di una squadra di calcio, ha fondato il partito di centro destra Proposta Repubblicana. Con questo è stato eletto sindaco di Buenos Aires, prima nel 2007 e poi nel 2011. Da qui poi ha messo insieme la coalizione Cambiamo, che lo ha portato a vincere le elezioni nazionali nel 2015.

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