La vittoria diplomatica di Erdogan in Siria

La crisi tra Russia e occidente si sposta per qualche giorno sulla Siria. All’Onu è scontro sugli aiuti umanitari. La vittoria diplomatica di Erdogan.

Non solo Ucraina. La Siria è stata al centro di un’intensa battaglia politica dentro le Nazioni Unite. Russia e Turchia hanno orchestrato il dibattito su fronti contrapposti ma hanno trovato alla fine un compromesso.

Al tavolo del Consiglio di Sicurezza c’era in agenda la questione degli aiuti alla popolazione civile che si trova nella regione siriana vicina al confine turco. L’area è sotto il controllo dei ribelli che dal 2014 combattono contro il presidente Bashar al-Assad.

Il valico di Bab al-Hawa, sul confine tra Siria e Turchia, è l’unico punto di passaggio fuori dal controllo dei governativi siriani per i camion che fin dal 2014 trasportano beni di prima necessità, alimentari e farmaceutici.


Il valico di Bab al-Hawa, passaggio di frontiera per gli aiuti umanitari in Siria
Fonte: Consiglio di Sicurezza dell’Onu

Questo sistema, frutto di un accordo di 8 anni fa, scadeva il 10 luglio.

Due giorni prima, la Russia ha posto il veto nel Consiglio di Sicurezza su una proposta di risoluzione, presentata dai Paesi occidentali, di prorogare per un anno questo meccanismo di aiuti transfrontalieri. Mosca ha lanciato una controproposta di prolungare il passaggio degli aiuti umanitari per sei mesi. Proposta bocciata dagli Stati occidentali.

A sbloccare la situazione è stato il presidente della Turchia Recep Tayyp Erdogan. In un colloquio telefonico con Vladimir Putin, il leader turco ha insistito sull’importanza di proseguire con gli aiuti umanitari transfrontalieri. Erdogan è riuscito a portare a casa il risultato di prorogare il meccanismo di sei mesi con ulteriore proroga a gennaio 2023 per un altro semestre.

Di fatto è una soluzione che soddisfa tutti anche se, sulla carta, sembra una vittoria di Putin. La Russia, storico alleato del governo di Damasco, ha comunque ottenuto una proroga di sei mesi, i Paesi occidentali hanno in mano l’accordo di un rinnovo di altri sei mesi che scatta a gennaio, mentre Erdogan ottiene una grande vittoria diplomatica e si erge al ruolo di mediatore diplomatico in questa crisi tra occidente e Russia che va ben oltre i confini europei e la crisi in Ucraina. Secondo l’Onu 9500 camion hanno superato il valico turco-siriano nel 2021 per portare aiuti destinati ai civili.

Erdogan è sempre più ago della bilancia nelle crisi internazionale. Il dittatore turco persegue con realismo politico i suoi obiettivi. Ha ottenuto la consegna dei terroristi curdi dai Paesi scandinavi in cambio del suo benestare all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Fa da mediatore sugli aiuti umanitari in Siria dopo essere stato il principale sponsor dei ribelli anti-Assad; annuncia l’intenzione di creare una zona cuscinetto profonda 30 km nel nord siriano e di avviare operazioni militari dentro la Siria per sradicare i “terroristi curdi”. Una realpolitik che è in linea con la tradizione turca di Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Turchia moderna. E l’allievo Erdogan ha probabilmente superato il maestro Ataturk.

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