Un aereo da ricognizione Usa intercettato sul Mar Nero nei pressi del confine russo il 28 settembre. Due giorni prima, un bombardiere strategico statunitense viene individuato nell’Oceano Pacifico vicino alla Russia. Cosa sta succedendo alle frontiere del gigante euroasiatico? Pura casualità o un piano strategico ben definito dal Pentagono?

Il sorvolo sul Pacifico del velivolo Usa avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori. Non appena avvistato nei sistemi radar, tre caccia russi SU-35S sono decollati dalla base militare per scortare il caccia a stelle e striscie e allontanarlo dai confini territoriali nel rispetto delle norme internazionali dell’aviazione, impedendo che entrasse nella zona sotto sovranità della Russia.

Dal Pacifico al Mar Nero la situazione si ripete. Il sistema di sicurezza difensivo della Russia ha intercettato sui suoi radar un aereo da ricognizione degli Stati Uniti RC-135 molto vicino al confine russo sul Mar Nero. Anche in questo caso il copione è stato il solito. Un aereo SU-27 dell’aeronautica militare russa ha preso il volo e ha scortato il velivolo per impedire che entrasse nello spazio aereo e marittimo della Russia.

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