7 domande e risposte chiave sull’attacco turco ai curdi in Siria

Perché la Turchia attacca in Siria settentrionale? Russia e Iran appoggeranno l’attacco? Può ritornare l’Isis? Cambierà la mappa geopolitica siriana?

La Turchia ha attaccato le forze curde nella Siria settentrionale. Il governo di Ankara considera organizzazioni terroristiche le Unità di Protezione Popolare (Ypg) operative nel nord-est siriano e alleate degli Stati Uniti. I turchi accusano l’Ypg di essere legata al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), operativo in Turchia e ritenuto gruppo terroristico. L’operazione militare rischia di ribaltare ancora una volta la mappa del conflitto siriano. E di ricreare nuovi equilibri di alleanze politiche internazionali che mettano in disparte i curdi, veri protagonisti della lotta all’Isis sotto l’ombrello americano, e rafforzino la presenza turca alla frontiera siriana.

Ecco 7 domande e risposte chiave sull’attacco turco ai curdi in Siria.

Perché la Turchia attacca in Siria?

Il governo di Ankara ha due obiettivi nel nord-est della Siria. Il primo è di tenere lontano dalle sue frontiere i curdi dell’Ypg, che considera una minaccia alla sua sicurezza. Il secondo è di creare uno spazio all’interno della Siria che possa ospitare due milioni di rifugiati siriani che attualmente si trovano in Turchia. In sostanza una zona cuscinetto per tenere i siriani in fuga al di là della frontiera turca. Il presidente Recep Tayyp Erdogan ha fatto pressioni agli Stati Uniti perché si creasse una zona cuscinetto che entri per 30 km nel territorio siriano. Ha anche più volte minacciato un intervento unilaterale se gli Usa si fossero opposti. Donald Trump il 6 ottobre ha dato il via libera all’operazione turca. Salvo poi pentirsene il giorno dopo, minacciando pressioni economiche alla Turchia e dichiarando il non appoggio Usa all’intervento. Una confusione mentale, tattica e strategica che ingarbuglia ancora di più il quadro politico.

Quali sono le reazioni dell’Occidente?

Finora nessun alleato occidentale, Usa inclusi, ha dato il suo sostegno all’intervento militare turco. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa ha descritto il piano turco come “probabilmente l’idea più matta che avesse mai ascoltato”. La principale preoccupazione dell’Occidente è che l’afflusso di milioni di arabi sunniti siriani, per la maggioranza curdi, muti la demografia della zona.

Russia e Iran appoggeranno l’attacco turco?

Russia e Iran, le altre due grandi potenze straniere in Siria, appoggiano il presidente siriano Bachar al-Assad. Turchia e Stati Uniti invece hanno tentato nel corso degli anni di far dimettere Assad e hanno sostenuto le milizie ribelli che combattono il presidente siriano. Mosca ha dichiarato più volte che la Turchia ha il diritto di difendersi. Però il Cremlino ha diramato una nota in cui si specifica che Vladimir Putin ha invitato Erdogan a non compromettere gli sforzi per la pace in Siria con l’operazione militare. Mosca, insomma, non sembra intenzionata a imbarcarsi in questo intervento. Difficile anche immaginare un appoggio iraniano dal momento che tra il turco Erdogan e il siriano Assad sostenuto da Teheran non corre buon sangue.

Chi sono le milizie curde?

L’Ypg si è costituita nel 2011 dopo l’inizio della guerra civile in Siria e la ritirata delle forze pro-governative nel nord del Paese. L’Ypg è il braccio armato dell’apparato politico curdo, di ispirazione marxista, che negli ultimi cinque anni ha stabilito un’Amministrazione Autonoma nel nord-est della Siria (conosciuta come NES). Da 2014 l’Ypg è diventata il principale alleato di terra della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti per combattere contro lo Stato Islamico. Nel 2015 migliaia di combattenti arabi e siriani si sono uniti alla lotta contro l’Isis sotto la leadership curda nelle Forze Democratiche Siriane. I vertici del NES dicono che hanno oltre 70.000 combattenti. Il 20% di questi sono donne. I curdi siriani controllano tra il 20 e il 25% del territorio della Siria, inclusa la città di Raqqa ex-roccaforte dell’Isis. In aiuto del NES sono arrivati dalla Turchia i miliziani del PKK, accusati di terrorismo dai turchi.

Quanti civili sono in pericolo?

Nel nord-est siriano vivono circa 6 milioni di persone. Metà di queste sono curdi. Almeno un milione e mezzo hanno bisogno di assistenza primaria, mentre 650.000 sono fuggite a causa dei combattimenti. La nuova offensiva militare provocherà inevitabilmente una fuga massiccia di civili verso la frontiera turca.

Possono fuggire i miliziani dell’Isis?

I curdi avevano annunciato che in caso di attacco militare avrebbero coinvolto tutti gli effettivi lasciando scoperti i campi di prigionia in cui sono rinchiusi i miliziani dell’Isis. Ci sono più di 12000 combattenti dello Stato Islamico. Tra questi anche molti provenienti dall’estero. Ci sono pure 80.000 donne e bambini jihadisti. La maggior parte sono stati catturati durante i combattimenti a Baguz, ultimo avamposto Isis, lo scorso marzo.

Si apre un nuovo fronte tra Damasco e Ankara?

L’attacco turco potrebbe far peggiorare ulteriormente i rapporti tra Assad e Erdogan. I curdi hanno sempre dichiarato che il loro rapporto con gli Usa è tattico e non strategico. Per questo hanno sempre mantenuto una porta aperta per un eventuale dialogo con Assad e il suo protettore russo. Tanto da collaborare puntualmente in alcune offensive delle truppe regolari siriane. Assad inoltre non gradisce l’operazione militare su un territorio che comunque considera ancora siriano.

 

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