Cosa sta succedendo in Myanmar dopo il colpo di Stato

Myanmar torna sotto scacco dei militari. L’esercito ha preso di nuovo il potere dopo avere arrestato Aung San Suu Kyi e altri leader politici democraticamente eletti. Cosa succede in Myanmar?

Il golpe militare in Myanmar, più conosciuto come Birmania, si è consumato nella mattina del 1 febbraio. Il governo avrebbe dovuto presentarsi in parlamento per iniziare il suo secondo mandato dopo le elezioni generali dell’8 novembre 2020.

Il confronto e il voto parlamentare però non c’è stato. Le forze armate hanno arrestato i vertici del governo civile nato dopo le elezioni democratiche di novembre. I militari hanno comunicato l’arresto del consigliere di Stato Aung San Suu Kyi, del presidente  Win Myint e di diversi dirigenti del partito di Suu Kyi: La Lega Nazionale per la Democrazia.

L’accusa che l’esercito rivolge è quella di frodi elettorali durante le elezioni. Il capo delle forze armate ha proclamato lo stato di emergenza per un anno.  Al termine si terranno libere elezioni. Tutti i poteri sono trasferiti nelle mani del leader militare Min Aung Hlaing.

Stati Uniti, Regno Unito e Nazioni Unite hanno condannato il colpo di Stato. Il presidente Usa Joe Biden ha minacciato nuove sanzioni.

Cosa sta succedendo in Myanmar

Le forze armate hanno mantenuto il potere in Myanmar fino al 2011. Fu l’anno in cui le riforme democratiche volute dalla leader d’opposizione Aung San Suu Kyi posero fine alla dittatura militare. Suu Kyi ha trascorso 15 anni in carcere tra il 1989 e il 2010. E’ diventata un’icona della democrazia e ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1991. Su di lei ci sono alcune ombre quando ricopriva la carica di primo ministro negli anni successivi alle giunte militari. Come quando inviò l’esercito per reprimere le proteste della minoranza musulmana degli Rohingya. L’accusa che le rivolsero fu di non avere mai riconosciuto le atrocità commesse e di rifiutarsi di condannare i militari coinvolti. Il Myanmar, a maggioranza buddhista, si rifiuta di riconoscere i diritti civili ai Rohingya, da decenni vittime di politiche discriminatorie e di azioni violente da parte delle forze di sicurezza.


Aggiornamento

  • (7 aprile 2021)- Almeno sette manifestanti anti-golpisti sono rimasti uccisi oggi in Myanmar, dove nelle scorse ore un gruppo di attivisti ha dato alle fiamme una fabbrica cinese e bruciato una bandiera della Repubblica popolare
  • (3 aprile 2021)- quattro manifestanti anti-golpisti sono rimasti uccisi questa mattina in Myanmar in scontri con le forze di sicurezza.
  • (29 marzo 2021)- In Myanmar sono state uccise 459 persone dall’inizio del colpo di Stato.
  • (27 marzo 2021)- A Myanmar sono 91 le persone uccise, durante le proteste in diverse zone del Paese, dai militari in quello che il sito online Myanmar Now ha definisce il giorno più sanguinoso dal colpo di stato. L’ambasciatore degli Stati Uniti, Thomas Vajda, ha parlato di una carneficina orribile.
  • (24 marzo 2021)- La giunta militare libera centinaia di prigionieri arrestati a seguito delle proteste contro il governo militare che si è insediato nel Paese dopo il colpo di Stato.
  • (21 marzo 2021)- La Tailandia ha negato di avere fornito il riso ai militari di Myanmar. La notizia era circolata in giornata.
  • (19 marzo 2021)- Centinaia di persone sono in fuga da Myammar verso la Tailandia e l’India a seguito delle restrizioni imposte dalla giunta militare che governa il Paese dopo il colpo di Stato dello scorso febbraio. Un corrispondente della Bbc è stato arrestato.
  • (15 marzo 2021)- Altri 15 manifestanti sono rimasti uccisi oggi in Myanmar negli scontri con le forze di sicurezza durante le proteste per il colpo di Stato dello scorso primo febbraio. I morti ora salgono a 183.
  • (14 marzo 2021)- a giunta militare al potere in Myanmar ha imposto la legge marziale in due distretti di Yangon, Hlaing Tharyar e Shwe Pyithar, dove almeno 14 manifestanti sono stati uccisi oggi negli scontri con l’esercito durante un’ennesima giornata di proteste contro il golpe militare del primo febbraio
  • (13 marzo 2021)- Almeno sei manifestanti sono stati uccisi dalle forze di sicurezza in Myanmar durante le proteste riprese ieri e continuate oggi contro il colpo di Stato militare dello scorso 1 febbraio.
  • (11 marzo 2021)- Altri 12 manifestanti sono rimasti uccisi quest’oggi in scontri con le forze di sicurezza in Myanmar, dove continua a degenerare la crisi aperta dal colpo di Stato militare dello scorso primo febbraio.
  • (9 marzo 2021)- Le autorità militari del Myanmar hanno revocato le licenze operative di cinque testate indipendenti, “Mizzima, “Myanmar Now”, “7Day News”, “Democratic voice of Burma” e “Khit Thit Media”, che stavano dando notizia delle proteste in corso in tutto il Paese contro il colpo di Stato dello scorso primo febbraio.
  • (3 marzo 2021)- Almeno 38 persone sono state uccise in Myanmar in quello che l’Onu ha definito come “il giorno più sanguinoso” da quando c’è stato il colpo di Stato un mese fa.
  • (28 febbraio 2021)- Sono 18 le persone uccise dalla polizia nelle proteste in corso in Myanmar contro il golpe militare del primo febbraio scorso. E’ la giornata più sanguinosa dall’inizio delle manifestazioni. La polizia ha sparato su manifestanti pacifici e disarmati a Yangon e nelle città di Dawei, Mandalay, Myeik, Bago e Pokokku. Altre decine di persone sono rimaste ferite e oltre 200 sono state arrestate nelle manifestazioni del fine settimana. Le violenze sono state condannate dalle Nazioni Unite.

  • (20 febbraio 2021)- Sono almeno due i morti e dieci i feriti negli scontri registrati a Mandalay, la seconda città più popolosa del Myanmar, tra le forze di sicurezza e i manifestanti contro il golpe militare del primo febbraio.
  • (16 febbraio 2021)- La leader birmana Aung San Suu Kyi è stata incriminata per la seconda volta. L’accusa è di avere violato la legge sui disastri naturali. Nei giorni scorsi era stata accusata di importazione illegale di ricetrasmittenti.
  • (14 febbraio 2021)- Decine di migliaia di persone hanno manifestato oggi sulle strade del Myanmar contro il colpo di stato militare. È stato il nono giorno di protesta, con manifestazioni a Yangon, la città più grande, a Naypyidaw, la capitale, e in altri centri, da Mandalay a Tavoy a Waimaw. Molti dei manifestanti portavano cartelli con l’immagine della consigliera di Stato, Aung San Suu Kyi, che si trova agli arresti e di cui chiedevano la liberazione.
  • (10 febbraio 2021)- l presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato l’imposizione di sanzioni contro i leader militari che hanno messo a segno il colpo di stato in Myanmar. Biden ha rinnovato l’appello di Washington affinché i golpisti rilascino i leader politici e civili detenuti da inizio febbraio.
  • (8 febbraio 2021)-  Le autorità militari al potere in Myanmar hanno proclamato la legge marziale in sette municipalità di Mandalay, seconda città del Paese, dove centinaia di migliaia di persone hanno partecipato negli ultimi tre giorni alle proteste contro il colpo di Stato dello scorso primo febbraio.
  • (7 febbraio 2021)- Decine di migliaia di persone hanno manifestato a Yangon (ex Rangoon) e in altre città birmane per protestare contro il golpe militare e chiedere la liberazione della presidente Aung San Suu Kyi. Intanto la giunta militare ha riattivato le linee internet e di comunicazione che erano state bloccate in precedenza.
  • (4 febbraio 2021)- Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha condannato il golpe militare in Myanmar. Ha raggiunto invece un’intesa su una dichiarazione congiunta a proposito della crisi nella quale si esprime “profonda preoccupazione per la proclamazione dello stato d’emergenza imposto dalle forze armate” e si chiede l’immediato rilascio della leader Aung San Suu Kyi e di quanti sono stati arrestati. Russia e Cina avevano comunicato che avrebbero messo il veto su una eventuale condanna.
  • (3 febbraio 2021) – La leader del Myanmar Aung San Suu Kyi è stata incriminata per la presunta importazione illegale di ricetrasmittenti dopo essere stata arrestata dalle forze armate nel quadro del golpe militare dello scorso primo febbraio. È quanto emerge dai documenti presentati dalla polizia al tribunale di Dakhinathiri, nella capitale Naypyidaw.
  • (3 febbraio 2021). Cina e Russia hanno bloccato una bozza di dichiarazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che condannava il colpo di Stato militare in Birmania.

Un golpe militare annunciato?

Lo scorso 26 gennaio il generale Zaw Min Tun, portavoce dell’esercito, ha fatto intendere la possibilità di un golpe militare se non si fossero risolte le questioni legate a presunte irregolarità nelle elezioni dello scorso novembre. Le sue parole hanno creato preoccupazione e inquietudine tra i cittadini, ma anche politici, imprese e ambienti diplomatici.

I vertici militari sostengono che nelle elezioni ci siano stati brogli e irregolarità. Sono in molti però a ritenere che le accuse nascano in realtà dalla larga sconfitta del Partito dell’unione per la solidarietà e lo sviluppo (Usdp), partito fortemente appoggiato dalle forze armate. L’Usdp aveva il 10 per cento dei seggi nel Parlamento eletto nel 2015. Nel 2020 ha ottenuto solo il 5 per cento dei seggi. Il partito è nato nel giugno del 2010 per partecipare alle elezioni generali di quell’anno come braccio politico dell’ex giunta militare.

Il 29 gennaio il segretario generale dell’Onu ha espresso forte preoccupazione per la situazione in Myammar. Nei giorni prima c’era una grande mobilitazione di mezzi militari per le strade della capitale e delle altre città dell’ex-Birmania.


Myanmar: il trionfo di Aung San Suu Kyi


Ombre cinesi sul golpe

Sotto il profilo geopolitico, Myanmar si colloca in una posizione strategica rilevante tra India e Cina. Ha un ruolo chiave soprattutto nel grande progetto cinese della via della seta (Belt and Road iniziative).

In particolare, è il corridoio di collegamento tra Cina e Myanmar che apre ai cinesi un passaggio diretto e uno sbocco sull’Oceano Indiano. In questo modo Pechino sarebbe facilitata nell’approvvigionamento di petrolio dal Golfo. Per questo il presidente Xi Jinping si è mostrato sempre più interessato alle relazioni con l’ex-Birmania. E qualcuno pensa già a un coinvolgimento della Cina nel rovesciare il governo. Le ombre cinesi sul golpe sono legate soprattutto al sostegno di Pechino all’esercito di Arakan che combatte i militari birmani nello Stato di Kachin, nel nord di Myanmar e al confine con la Cina. A conferma dei sospetti sull’appoggio cinese ai ribelli birmani, c’è stato il ritrovamento in Tailandia, molto vicino al confine con Myanmar, di un grosso quantitativo di armi di fabbricazione cinese. Secondo le autorità governative. erano destinate ai ribelli antigovernativi.

Anche l’India vede la mano di Pechino dietro al golpe. Un militare di Nuova Delhi, riporta il Times of India, si è detto sicuro al 95% che i cinesi stiano finanziando l’esercito di Arakan. La spinta decisiva a far cadere il governo potrebbe essere stata, secondo alcuni osservatori, la scelta di Myanmar di acquistare una parte delle dosi di vaccino anti-Covid dall’India anziché dalla Cina. Pechino finora non ha condannato il colpo di Stato militare e ne ha solo preso atto.


Com’è avvenuto il golpe militare in Myanmar

Nelle prime ore della mattina del 1 febbraio (ora locale), il canale Tv dell’esercito ha annunciato che il generale Min Aung Hlaing ha preso i poteri dello Stato. Suu Kye e altri dirigenti del suo partito ed esponenti del governo sono stati arrestati in una serie d blitz e portati in località segrete. Non si hanno al momento notizie di violenze. I militari hanno bloccato tutte le strade nella capitale, Nay Pyi Taw, e della città principale Rangoon. Sono chiuse in questo momento, scrive la Bbc, tutte le stazioni televisive e radiofoniche. Bloccate le linee internet e quelle telefoniche. L’esercito ha obbligato le banche a rimanere chiuse e ha imposto un coprifuoco dalle 20 (ora locale) alle 6. Successivamente, i militari hanno rimosso i 24 ministri del governo civile e hanno nominato 11 nuovi ministri che rappresenteranno il loro governo.

Scrive l’Ispi sul suo sito che: “Il colpo di stato fa fare al paese un passo indietro. Benché l’esercito sia a capo del paese dal 1962, dal 2011 il paese aveva registrato qualche apertura democratica, tra cui la possibilità di organizzare le elezioni parlamentari. La ‘convivenza’ tra istituzioni democraticamente elette e forze armate prevedeva comunque che queste ultime detenessero ampi poteri. La Legge Fondamentale inoltre impedisce ad ogni birmano i cui figli siano cittadini stranieri di accedere al ruolo di Presidente e Vice-presidente. Una norma scritta espressamente per precludere a  Suu Kyi – che ha due figli entrambi di nazionalità britannica – di accedere ai vertici dello stato”.


 

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