La politica estera dell’Italia nel Mediterraneo dopo il 2020

La conferenza Med 2020 ha mostrato le linee generali della politica estera dell’Italia nel Mediterraneo. Il viaggio del ministro Di Maio in Algeria è la prova dello sforzo italiano per una partnership e cooperazione mediterranea.

Il ministro degli esteri Luigi Di Maio ha visitato l’Algeria in questi giorni, incontrando le autorità politiche del Paese, la comunità d’affari italiana e gli operatori economici. Il viaggio del ministro non è casuale e arriva dopo una settimana intensa di dialogo e riflessioni sul Mediterraneo nell’ambito di Med 2020: il forum internazionale organizzato da Ispi e Farnesina giunto alla sua sesta edizione.

Med 2020 ha visto confrontarsi ministri degli esteri di diversi Paesi della regione mediterranea, rappresentanti di istituzioni internazionali sia economiche che di sicurezza. Nei vari incontri, e soprattutto nell’intervento finale del Presidente del Consiglio Italiano Giuseppe Conte sono emerse le linee fondamentali della politica estera italiana verso l’ex “Mare Nostrum”.

L’Italia, così come gli altri Paesi della regione euro-mediterranea, è consapevole dell’importanza di rafforzare una partnership allargata a tutti gli attori. Rilanciare il processo di Barcellona (quello che fu avviato nel 1995 dall’Unione Europea per una zona commerciale euro-mediterranea) diventa la priorità nei prossimi anni per dare stabilità alla regione, potenziare i commerci, rafforzare gli scambi economici e portare vantaggi alle classi economiche e industriali con le note ricadute e benefici su entrambe le sponde del Mediterraneo. Costruire un’area di prosperità condivisa economico-sociale e di stabilità è l’obiettivo di tutti i Paesi costieri e di quelli che possono avere una forte influenza nella regione. Si pensi per esempio alla Russia, all’Arabia Saudita e alle altre monarchie del Golfo.

Per questo le missioni internazionali come quella del ministri Di Maio possono avere una ricaduta importantissima se ben gestite. L’Algeria è strategica per l’Italia. Perché è a due passi dalla Libia, paese su quale la diplomazia italiana sta facendo un gran lavoro in coordinamento con le Nazioni Unite e Unione Europea per mettere fine al conflitto ormai decennale. L’Algeria deve essere rassicurata che il gigante libico non sarà un nemico e neppure un territorio di conquista approfittando della situazione. Sarà un Paese con cui collaborare e avere benefici economici rilevanti. Soprattutto, l’Algeria deve comprendere gli enormi vantaggi economici che ricaverebbe da una partnership con gli altri Paesi mediterranei. Il governo di Algeri sa che può ottenere molti investimenti dall’estero grazie alla cooperazione euro-mediterranea.

L’altra azione politica dell’Italia dovrà avvenire con l’Egitto. I rapporti con il governo de Il Cairo si sono inaspriti dopo la vicenda di Giulio Regeni. Possono però essere ripresi all’insegna dei rapporti di buon vicinato. Il caso Regeni ha creato inevitabilmente un clima di sfiducia tra Roma e Il Cairo e sarebbe sufficiente un altro segnale dal governo egiziano di volere fare chiarezza su quanto accaduto per diminuire l’attrito.

L’iniziativa politico-diplomatica del governo italiano va portata avanti di concerto con l’Unione Europea. Tanto più che diverse agenzie hanno scritto in questi giorni di mobilitazioni di truppe egiziane alla frontiera libica. L’Egitto appoggia il generale Khalifa Haftar ed è spalleggiato da alcuni Stati del Golfo. Il ruolo dell’Italia è quello di mediare diplomaticamente con questi Paesi, nel Mediterraneo orientale e occidentale e nel Golfo, per risolvere la questione libica. Roma può avere il carisma e la credibilità per farlo. Il governo italiano è ben visto nelle capitali dei Paesi mediterranei. Molto più della Francia che in questo momento è in difficoltà a causa della “crociata” contro Emmanuel Macron lanciata dal presidente turco Erdogan a seguito di alcune dichiarazioni ritenute offensive verso i musulmani. E’ l’ora dunque dell’Italia per riprendersi quel ruolo di centralità politica e diplomatica nell’area mediterranea.

L’Italia punta, come ha ribadito il premier Conte, a instaurare una politica di vicinato efficace sia in termini di attenzione politica che di risorse allocate. Roma da tempo ha attivato con le Istituzioni europee ai vari livelli l’avvio di una revisione delle relazioni con il nostro Vicinato meridionale, in coordinamento con i Paesi europei mediterranei, in particolare anche con la Spagna. In particolare, il tema al centro del dibattito deve diventare quello della condivisione dei beni naturali e patrimoniali che il Mediterraneo sa offrire. Uno sfruttamento equo delle ricchezze dell’area che soddisfi tutti e sia regolamentato attraverso accordi internazionali. Una stabilità della regione e una cooperazione con i paesi della sponda meridionale è anche strategico per arginare i fenomeni migratori. Per questa ragione l’Ue deve entrare di più nelle operazione nell’Africa sub-sahariana. Non può essere lasciato a un solo Paese, come il caso della Francia in Mali insegna, l’invio di militari per bloccare il terrorismo islamico. La missione deve essere internazionale. Qualcosa si sta muovendo perché l’esercito italiano partecipa ad alcune missioni nell’Africa subsahariana.

Il governo italiano deve scegliere di assumersi quella responsabilità politica e diplomatica di leader e punto di riferimento. E può farcela perché ci sono le condizioni politiche. E Roma sarebbe unica nel mantener quel senso di umiltà e di consapevolezza della complessità e eterna diversità del Mediterraneo. Come scriveva il grande Fernand Braudel: “Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Iugoslavia.”

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