Etiopia: l’esercito federale entra a Macallè capitale della regione del Tigré

L’esercito dell’Etiopia è dentro la città. Offensiva militare per riprendere il controllo di Macallè, la capitale della regione.

Le truppe dell’esercito etiope sono entrate nella capitale del Tigrè, Macallè. E’ l’ultimo atto dell’offensiva lanciata il 4 novembre dalle forze federali contro le autorità dissidenti del Tigray. Lo annuncia il primo ministro etiope Abiy Ahmed in diretta sulla televisione di stato “Ebc”. Tutta la città, secondo fonti militari etiopi, è al momento sotto il controllo dell’esercito. Questa mattina il leader del Fronte di liberazione popolare del Tigré (Tplf), Debretsion Gebremichael, ha riferito che l’esercito etiope aveva “iniziato a colpire con armi pesanti e artiglieria il centro di Macallè”, intorno alle 10 locali. Debretsion, che il governo centrale di Addis Abeba ha di recente disconosciuto come presidente della regione autonoma, ha inoltre invitato la comunità internazionale e “tutti coloro che hanno la coscienza pulita” a condannare l’offensiva etiope condotta via terra e con raid aerei sulla capitale tigrina che hanno provocato “massacri” sui civili e danni alle strutture. Il leader tigrino ha ritenuto responsabili dell’attacco il premier Ahmed ed il presidente eritreo Isaias Afwerki, che accusa di sostenere Addis Abeba, e ha promesso “una risposta proporzionata”.


L’esercito etiope ha preso il controllo di Ugorò (Wikro) e di diverse città nella regione settentrionale del Tigrè, dove sta conducendo un’offensiva contro le autorità locali. Le forze di difesa nazionale etiope, hanno preso il controllo di luoghi strategici nella regione del Tigrè, tra cui la centrale eolica di Ashegoda, e si avvicinano sempre di più a Macallè, da cui distano meno di 20 chilometri. Nella notte, intanto, altri missili sganciati dalla regione del Tigrè sono atterrati nei pressi di alcune aree residenziali della capitale dell’Eritrea, Asmara.


Il premier etiope Abiy Ahmed ha dato l’ordine all’esercito federale di attaccare Macallè (Mekele), capitale della regione del Tigré. Il primo ministro di Addis Abeba ha dato 72 ore di tempo ai ribelli del Movimento per la liberazione della regione per arrendersi. Alla scadenza dell’ultimatum scatta l’offensiva del governo d’Etiopia. Il premier ha fatto un appello ai residenti del capoluogo di abbandonare la città oppure di rimanere in casa, assicurando che il piano d’azione dell’esercito punta solo a colpire i ribelli e a evitare spargimenti di sangue.

Media locali scrivono che il governo etiope ha ricevuto pressioni internazionali, in particolare dagli Stati Uniti, per rallentare l’offensiva nella regione e cercare un dialogo con i ribelli.

Nei giorni scorsi, lo stesso governo aveva già fatto un appello agli abitanti di Macallè ad abbandonare la città in vista di un attacco imminente o di collaborare con le autorità e forze governative contro i ribelli del movimento di liberazione della regione.

L’esercito etiope ha conquistato, dall’inizio della crisi, le città di Idaga Hamus, 97 chilometri da Macallè, di Adigrat, la seconda per dimensioni nella regione del Tigré oltre a Axum e Adua, due città fondamentali nella regione. Parte delle forze del movimento di liberazione del Tigrè sono in fuga verso il sud. I media etiopi scrivevano che in una settimana i militari dell’esercito federale sarebbero arrivati a circondare Macallè. Detto e fatto. Perché il premier etiope, premio Nobel per la pace, ha dato l’ordine di attaccare dopo l’ultimatum. Intanto, come ha riportato l’Onu, sono migliaia le persone che hanno abbandonato la regione per rifugiarsi a nord in Sudan.

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