Cosa succede in Libia

Cosa sta succedendo in Libia
Aggiornamento sui principali eventi nel conflitto libico

Notiziario Estero – Cosa succede in Libia? Aggiornamento quotidiano.

Cosa succede in Libia? Gli eventi dell’ultimo anno hanno portato l’attenzione sul Paese nordafricano. Il generale Khalifa Haftar è il più potente signore della guerra e domina la città di Bengasi, in Cirenaica nella parte est del Paese. Il suo esercito controlla gran parte delle zone orientali e e ha occupato alcune aree nel sud libico.

Le milizie di Haftar hanno attaccato il 4 aprile 2019 la parte occidentale, dirigendosi verso la capitale Tripoli, nella zona occidentale e sotto il controllo del governo di Feisal al-Serraj, riconosciuto dall’Onu e da molti governi occidentali, tra cui l’Italia.

Vediamo cosa succede in Libia dopo l’offensiva di Haftar.

Ultimo aggiornamento:

  • (21 ottobre 2020)- L’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia si è detto “abbastanza ottimista” sulla possibilità di un cessate il fuoco duraturo, dopo due giorni di negoziati faccia a faccia tra le parti in conflitto a Ginevra.
  • (10 ottobre 2020)- Prende il via al Cairo un incontro di tre giorni tra diverse fazioni libiche per avviare i negoziati per la stesura di una nuova Costituzione
  • (5 ottobre 2020)- Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha ricevuto a Istanbul il capo del Consiglio presidenziale del Governo di accordo nazionale libico, Fayez al Sarraj. Si tratta del secondo colloquio nel giro di un mese.
  • (24 settembre 2020)-  I pescatori italiani fermati dalle autorità dell’est della Libia il primo settembre 2020 si trovano ancora trattenuti e in attesa della formulazione dei capi di accusa e la definizione del procedimento penale. La principale accusa contro gli italiani è l’ingresso illegale nelle acque economiche libiche senza autorizzazione per svolgere operazioni di pesca. Intanto, fonti libiche hanno reso noto che il generale Haftar rifiuta di rilasciare i pescatori italiani detenuti a Bengasi prima di liberare i giovani libici che le autorità italiane hanno condannato a trent’anni di reclusione con l’accusa di traffico di esseri umani;
  • (14 settembre 2020)- Più vicina la nomina di Ibrhaim Buchnaf a primo ministro di Tobruk. E’ in corso la mediazione guidata da personalità politiche e sociali libiche della Cirenaica per assegnare a Buchnaf, ministro dell’Interno del governo non riconosciuto dell’est della Libia, l’incarico di primo ministro dell’esecutivo sostenuto dal parlamento di Tobruk. Le trattative sono iniziate dopo che il 13 settembre il primo ministro in carica dal 2014, Abdullah al Thinni, ha presentato le sue dimissioni dopo le proteste tenute nell’est della Libia contro il suo governo per la mancanza di servizi.
  • (1 settembre 2020)-“L’Italia vede con favore l’accordo raggiunto con il presidente del parlamento di Tobruk Aguila Saleh per la promozione di un cessate il fuoco e lo sosteniamo. Crediamo anche, come diciamo da sempre, che debba cessare ogni interferenza esterna”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio nel suo colloquio con il presidente del governo di accordo nazionale di Tripoli Fayez al- Sarraj.
  • (29 agosto 2020)- Scontro nel governo libico di Tripoli. Il presidente Fayez al Sarraj ha sospeso il suo ministro dell’Interno Fathi Bashagha, mettendolo sotto accusa per la gestione delle proteste in corso nella parte occidentale del paese e per la violenta repressione.
  • (25 agosto 2020)- Nuove manifestazioni di protesta si sono tenute a Tripoli per il secondo giorno di fila, mentre le milizie fedeli al Governo di accordo nazionale del premier Fayez al Sarraj hanno risposto sparando lacrimogeni e proiettili.
  • (22 agosto 2020)- Turchia e Egitto annunciano di appoggiare il cessate il fuoco raggiunto tra Tripoli e Tobruk.
  • (21 agosto 2020)- Il premier del governo libico di Tripoli, Feisal al-Sarraj, ha ordinato il cessate il fuoco all’esercito e ha invitato tutte le parti coinvolte nel conflitto a rispettare la tregua. La sua dichiarazione è stata seguita da Aguilia Saleh, presidente del Parlamento libico di Tobruk a cui fa capo il generale Khalifa Haftar. Saleh ha annunciato il cessate il fuoco. E’ un messaggio importante verso la soluzione politica della crisi libica. L’Onu ha espresso soddisfazione.
  • (19 agosto 2020)- Le forze del Governo di accordo nazionale di Tripoli del presidente Al-Serraj, in Libia, esultano per la decisione del generale Khalifa Haftar di riaprire i terminal di esportazione di petrolio. Il governo di Tripoli ha intimato al generale Haftar di consegnare la città di Sirte e la base aerea di Al Jufra.
    (13 agosto 2020)- La Turchia e la Libia hanno firmato un memorandum d’intesa (MoU) per rafforzare i legami commerciali ed economici. Lo ha annunciato oggi la ministra del Commercio turco, Ruhsar Pekcan, citato dal quotidiano “Hurriyet”. L’accordo getterà le basi per risolvere i problemi in corso tra le aziende turche e i datori di lavoro libici, fissando nuovi investimenti e intraprendendo nuovi progetti,
  • (13 agosto 2020)- L’aviazione dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, guidato dal generale Khalifa Haftar, ha bombardato siti controllati dalle forze del Governo di accordo nazionale di Tripoli, circa 200 chilometri a sud-est di Misurata
  • (11 agosto 2020)- Italia, Francia e Germania intenderebbero adottare delle sanzioni nei confronti di tre aziende di Turchia, Kazakhstan e Giordania per ave violato l’embargo sulle armi in Libia.
  • (10 agosto 2020)- Le forze del Governo di accordo nazionale di Tripoli (Gna) si sono dette pronte a lanciare un’operazione militare per conquistare le città di Sirte e Jufra controllate dall’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), comandato dal generale Khalifa Haftar.
  • (25 luglio 2020)- Il premier Giuseppe Conte ha avuto oggi una conversazione telefonica con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Al centro del colloquio, riferisce la presidenza di Ankara, c’è stata la questione libica. I due leader hanno concordato sulla “necessità di proseguire il dialogo per arrivare a una soluzione politica”.
  • (13 luglio 2020)-  Il generale Khalifa Haftar tenta un colpo di coda bloccando la riapertura dei pozzi di petrolio in Libia, ma scatena la dura reazione degli Stati Uniti. Attraverso un comunicato stampa, infatti, l’ambasciata Usa in Libia condanna senza mezzi termini le “ingerenze straniere nell’economia libica”.
  • (12 luglio 2020)- Il ministro degli Esteri della Turchia, Mereit Cavusoglu, ha detto al Financial Times che il governo di Tripoli accetterà un cessate il fuoco se l’esercito di Haftar si ritirerà da Sirte e da al-Jufra.
  • (4 luglio 2020)- Patto militare di difesa è stato siglato dai governi di Ankara e Tripoli. La Turchia punta a tutelare i propri interessi in Libia potenziando la sua influenza militare nel paese nordafricano;
    (29 giugno 2020)-  L’aviazione del generale Khalifa Haftar ha condotto raid aerei contro milizie del governo libico a ovest di Sirte.
  • (22 giugno 2020)- La Francia e la Tunisia chiedono che in Libia le parti in conflitto cessino il fuoco e mantengano l’impegno di riprendere i negoziati intrapresi nell’ambito delle Nazioni Unite.
  • (10 giugno 2020)- Il Governo di accordo nazionale della Libia guidato da al-Sarraj ha ripreso il controllo delle principali installazioni petrolifere della Tripolitania e del Fezzan dopo l’annuncio del ritiro dell’esercito del generale Haftar.
  • (8 giugno 2020)- Il cessate il fuoco previsto con la Dichiarazione del Cairo doveva entrare in vigore oggi. Invece la città libica di Sirte è ancora in prima linea negli scontri tra l’autoproclamato Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar e le forze del Governo di accordo nazionale del premier Fayez al Sarraj. Gli uomini di Haftar hanno risposto ai tentativi di attacco dell’esercito di Tripoli sulla città. Le forze di Sarraj hanno tentato di avanzare verso la base militare di Al Jufra, ma sono state respinte da quelle del generale libico.
  • (7 giugno 2020)- Il governo di Tripoli del premier al-Sarraj ha rifiutato il cessate il fuoco proposto dal presidente egiziano Al-Sisi. Il governo di Sarraj ha espresso perplessità sul ritorno a un tavolo di negoziati con il generale Haftar.
  • (6 giugno 2020)- Il cessate il fuoco su tutto il territorio libico entra in vigore alle sei di lunedì 8 giugno. L’accordo è stato raggiunto al Cairo da Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico e uomo forte di Bengasi, e Aguila Saleh, presidente della Camera dei rappresentanti libica;
  • (5 giugno 2020)-  Le forze del governo di Tripoli riconosciuto dall’Onu hanno preso il controllo della città di Tarhuna senza combattere, dopo che le forze dell’esercito del generale Haftar si sono ritirate dalla loro ultima roccaforte nella Libia occidentale;
  • (3 giugno 2020)- Le forze affiliate al Governo di accordo nazionale libico di Feisal al-Sarraj hanno annunciato di aver preso il pieno controllo dell’aeroporto internazionale di Tripoli;
  • (2 giugno 2020)- In corso importanti operazioni militari a sud di Tripoli. L’Aeronautica militare del generale Haftar sta bombardando la città di Gharyan verso la zona di al Aziziya. Intanto, la missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) ha accolto l’accettazione delle parti libiche in conflitto di tornare ai colloqui del Comitato militare, noto come “5 + 5”, basato sul progetto di accordo che la Missione aveva presentato alle due parti durante i colloqui del comitato militare a febbraio;
  • (31 maggio 2020) – Le forze del generale Khalifa Haftar hanno bombardato le due zone della capitale Tripoli: Jazeera suq al Shahada e Mansoura. Sono cinque i morti e sette i feriti dell’operazione militare.
  • (27 maggio 2020) – Quattordici aerei da guerra di fabbricazione russa “senza insegne” sono arrivati alla base aerea di Al Jufra, in Libia, lo scorso 21 maggio. Lo riferisce l’account Twitter del Comando Usa per l’Africa (Africom).
  • (27 maggio 2020) – Le forze del generale libico Khalifa Haftar annunciano di aver abbattuto un drone di fabbricazione statunitense Predator che sorvolava la città di Bani Walid, roccaforte della tribù dei Warfalla, circa 150 chilometri a sud-est di Tripoli e circa 125 chilometri a sud-ovest di Misurata.
  • (23 maggio 2020) – L’autoproclamato Esercito nazionale libico guidato dal generale Khalifa Haftar “ha risposto a un attacco delle unità del Governo di accordo nazionale, guidate dalla forze turche sull’asse di Al Tawisha, a sud di Tripoli”.
  • (18 maggio 2020) – Le forze di Tripoli del governo internazionalmente riconosciuto di Al-Sarraj hanno conquistato la base aerea di Al Watiya. E’ un altro passo in avanti importante per gli uomini del premier al Sarraj verso il controllo dell’intera Tripolitania. L’ esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar è attualmente posizionato a Tarhuna e negli avamposti a sud di Tripoli. Tuttavia, le forze della Cirenaica sono ormai assediate e non più gli assedianti. L’equilibrio della guerra in Libia sta cambiando forma.
  • (10 maggio 2020) – “Non abbiamo altra scelta se non quella di rispondere”. Lo ha detto in una nota il presidente del governo internazionalmente riconosciuto Fayez al Sarraj. Gli attacchi condotti dall’Esercito nazionale libico comandato dal generale Khalifa Haftar non lasciano altra scelta al Governo di accordo nazionale, ha aggiunto Sarraj.
  • (9 maggio 2020) –  Le forze dell’Esercito nazionale libico comandate dal generale Khalifa Haftar, hanno lanciato almeno 80 razzi grad contro l’aeroporto di Mitiga, l’unico ancora funzionante nell’area di Tripoli. Secondo “al Jazeera”, che cita fonti del Governo di accordo nazionale libico, ci sono vittime. Ieri, un razzo lanciato sempre dagli uomini di Haftar aveva sfiorato l’ambasciata italiana a Tripoli.
  • (5 maggio 2020) -I droni dell’autoproclamato Esercito nazionale libico hanno bombardato nella notte la sede del comando delle forze fedeli al Governo di accordo nazionale libico (Gna) a Zuwara, ad ovest di Tripoli. In particolare è stata presa di mira quella che è considerata la sala operativa delle forze locali fedeli a Tripoli.
  • (27 aprile) Il generale Khalifa Haftar ha assunto in modo unilaterale il potere politico in Libia dichiarando nulle le istituzioni sorte dall’accordo politico libico del 2015.
  • (27 aprile 2020) Il governo libico di Feisal ha annunciato che il loro esercito  ha respinto un attacco dell’Lna, le milizie del generale Haftar, nell’asse di Al Washkah e Al Loud, a ovest di Sirte. Nell’operazione è stato anche abbattuto un drone degli Emirati che sosteneva Haftar. Le forze del governo internazionalmente riconosciuto di Tripoli stanno ancora proseguendo le operazioni. Intanto, il generale Haftar accusa Tripoli e la Turchia di avere portato in Libia oltre 17000 combattenti siriani, arrivati passando dal territorio turco. Lo stesso Haftar ha lanciato nella mattinata un attacco contro la città di Gasr Garabulli (Castelverde), ad est di Tripoli. Sono due i civili morti nell’offensiva militare. Interviene anche la Russia con il ministro degli esteri Sergei Lavrov, che ha dichiarato che continuerà a contribuire a risolvere il conflitto in Libia.
  • (19 aprile 2020) Le forze del Governo di accordo nazionale (Gna) del premier Fayez al Sarraj hanno lanciato un’offensiva a sud di Qasr Garabulli (Castelverde) nel tentativo di prendere il controllo della città di Tarhuna, località circa 80 chilometri a sud-est di Tripoli. Le forze alleate alleate del Gna hanno catturato 102 miliziani che combattono per conto dell’autoproclamato esercito nazionale libico (Lna) guidato dal generale Khalifa Haftar, secondo quanto annunciato dall’ufficio stampa dell’operazione “Vulcano di rabbia”, l’offensiva nata in risposta a quella avviata dall’uomo forte della Cirenaica il 4 aprile 2019. Le forze del Gna hanno anche sequestrato mezzi e materiale militare nel corso dell’avanzata verso Tarhuna, città attualmente sotto il controllo dell’Lna.
  • (29 gennaio 2020) La tregua concordata a Berlino non regge e si sgretola giorno dopo giorno. I due rivali, Haftar e Serraj, si accusano reciprocamente di non rispettare il cessate il fuoco. Ogni giorno ci sono episodi che dimostrano la fragilità della tregua. Nella giornata del 28 gennaio tre bambini sono stati uccisi, nella periferia di Tripoli, da colpi di artiglieria mentre andavano a scuola.
  • (23 gennaio 2020) Dopo la Conferenza di Berlino che ha sancito la tregua, sono riprese le ostilità tra le milizie di Haftar e quelle di al-Serraj. Bengasi contro Tripoli. Quella di Haftar a Berlino e la melina sull’accettazione del cessate il fuoco lanciato da Putin e Erdogan non hanno portato a molto. Tutto sembra tornare come prima.
  • (16 dicembre) Alcuni uomini armati non identificati avrebbero aperto il fuoco a Misurata sul convoglio di Fathi Bashagha, ministro dell’Interno del Governo di unità nazionale di Feisal al-Serraj.
  • (16 dicembre)  Proseguono gli scontri a Tripoli tra le forze dell’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar e quelle del Governo di accordo nazionale libico (Gna) del premier Fayez al Sarraj. A quattro giorni dall’avvio della cosiddetta “ora zero” per marciare verso il centro di Tripoli (è il quarto annuncio di questo tipo quando è iniziato il conflitto il 4 aprile scorso), si registrano lievi progressi da parte dell’Lna che, tuttavia, non è ancora riuscita nel suo scopo. Tripoli, infatti, conta due milioni d’abitanti, e conquistarla con la forza significherebbe dar vita a combattimenti strada per strada, con perdite tra i civili difficilmente accettabili per chi, come il generale, spera di poter alla fine guidare l’intera nazione. Gli scontri si concentrano sempre nei quartieri meridionali di Tripoli e in particolare tra le due parti sulla strategica Khalatat Street.
  • (15 dicembre) Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha detto che il governo di unità libico di Fayez al Sarraj “non ha un vero libero arbitrio” perché “è stato preso in ostaggio dalle milizie armate e dai terroristi” a Tripoli.
  • (4 dicembre)  Scontri armati sono scoppiati questo pomeriggio davanti all’edificio del Consiglio presidenziale di Tripoli tra una milizia di Misurata e le guardie del primo ministro del Governo di accordo nazionale libico (Gna), Fayez al Sarraj.
  • (27 novembre) Combattimenti tra forze del governo di accordo nazionale libico (Gna) del premier Fayez al-Sarraj e quelle del generale Kahlifa Haftar hanno causato la chiusura di un giacimento petrolifero operato da Eni assieme alla Compagnia petrolifera nazionale (Noc) libica, quello di El Feel (l’elefante).
  • (6 ottobre) Un bombardamento aereo contro l’aeroporto di Misurata ha fatto sospendere tutti i voli da e per lo scalo internazionale. Lo scrivono i media libici, attribuendo la responsabilità all’aviazione dell’esercito del generale Haftar. Ci sarebbe il ferimento di un dipendente dell’aeroporto e la distruzione di alcuni aerei. L’Ambasciata d’Italia a Tripoli ha condannato il raid aereo, ribadendo che i civili non devono essere un bersaglio.
  • (17 settembre) Una pioggia di bombe sull’aeroporto internazionale di Mitiga, a Tripoli, chiuso da due settimane a causa dei continui raid delle forze del maresciallo Khalifa Haftar. In un comunicato stampa, le truppe fedeli a Sarraj affermano che il raid è stato compiuto da “droni emiratini del criminale di guerra Haftar, nel tentativo disperato di compensare le sue perdite”. Gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto sostengono Haftar, mentre la Turchia e il Qatar sono schierati al fianco di Sarraj.
  • (30 agosto) Il governo internazionalmente riconosciuto di Tripoli ha ripreso il controllo della città di Gharian, a 80 km a sud della capitale. Lo riporta l’agenzia Nova che cita fonti militari del governo di Tripoli. Gharian è un centro importante di rifornimenti e dallo scorso 27 agosto è stata al centro di un’offensiva militare lanciata dal generale Haftar. La controffensiva sferrata dalle forze di Serraj ha consentito al governo di Tripoli di riprendere il controllo della città.
  • (22 agosto) Le truppe del generale Haftar hanno attaccato i militari del governo legittimamente riconosciuto di Al-Serraj. L’attacco è avvenuto a sud di Tripoli, lungo la strada per l’aeroporto internazionale stando a quanto riferiscono alcuni testimoni oculari. Il generale Haftar nei giorni scorsi aveva più volte fatto intendere che stava preparando una nuova offensiva su Tripoli.
  • (15 agosto) “Un gruppo di milizie delle forze di Khalifa Haftar bombarda con razzi Grad l’aeroporto Mitiga di Tripoli) uccidendo un lavoratore e ferendone altri due”. Lo scrive su Twitter il Libya Observer pubblicando anche una foto di una pista dello scalo con delle fiamme. E’ solo l’ultimo di una serie di attacchi all’unico aeroporto funzionante a Tripoli.
  • (22 luglio) L’Esercito nazionale del generale Khalifa Haftar si prepara a tentare un nuovo attacco per conquistare Tripoli. Le forze militari del generale hanno annunciato “l’ora zero” nella loro offensiva per prendere la città. E a confermare l’imminenza di un assalto ci sono le informazioni di intelligence raccolte nei giorni scorsi dal governo di Tripoli, che punta il dito anche contro Francia, Egitto e Emirati, accusati di essere “le menti” dietro l’operazione.
  • (3 luglio) Oltre 44 morti e altrettanti feriti gravi. E’ il bilancio del bombardamento aereo contro il centro per migranti di Tajoura. L’Onu “condanna nei termini più forti” il raid. Per il rappresentante speciale dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamé. “Questo bombardamento costituisce chiaramente un crimine di guerra“, ha dichiarato in una nota.
  • (1 luglio) La Turchia minaccia di reagire contro il generale Haftar. Ieri l’uomo forte di Bengasi aveva detto di attaccare navi e militari turchi in Libia. Ankara da sempre sostiene il governo di Tripoli di Serra internazionalmente riconosciuto.
  • (20 giugno) Il maresciallo Khalifa Haftar ha dichiarato che le operazioni militari non si fermeranno finché non avrà conquistato Tripoli. L’uomo forte dell’est libico ha aggiunto di non volere alcun negoziato con Fayez al Sarraj. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) sono 691 morti dall’inizio dei combattimenti, inclusi 41 civili, e oltre 4.000 feriti.
  • (16 giugno) Serraj ha detto all’agenzia Reuters di non essere pronto a sedersi al tavolo dei negoziati con il generale Haftar per mettere fine all’offensiva contro Tripoli cominciata due mesi fa.
  • (9 giugno) I caccia del generale Khalifa Haftar, hanno compiuto oltre nove raid contro postazioni delle forze del governo di accordo nazionale del premier Fayez al Sarraj a sud di Tripoli. Lo riferisce l'”Agenzia Nova”.  I raid sono avvenuti nelle zone di Saadia, Naqlia e Hamza, controllati dal battaglione di Misurata. Sabato 8 giugno, i caccia di Haftar hanno bombardato obiettivi lungo la strada che conduce all’aeroporto internazionale di Tripoli e nell’area di Ramlah.
  • (2 giugno 2019) Due autobomba sono esplose davanti ad una sede di una brigata dell’autoproclamato esercito nazionale libico (Lna) a Derna, con un bilancio parziale di 18 feriti, di cui 10 gravi.
  • (12 maggio 2019) Il generale Haftar attacca con raid aerei la zona di Zawiya, 50 km a ovest di Tripoli, dove si trova la più importante raffineria libica. Nei raid sono morti tre civili. Inoltre, il generale ha dispiegato truppe in direzione di Sirte, a 450 km a est della capitale.
  • (8 maggio 2019) Diplomazia in movimento sulla Libia. Il presidente francese Emmanuel Macron ha rivolto alle parti in conflitto un appello per il cessate il fuoco. L’occasione è stata la visita del premier libico Serraj a Parigi. Il capo del governo di Tripoli ha intrapreso un tour di visite in Europa. E ha iniziato dall’Italia dove ha incontrato a Roma il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il premier ha ribadito l’impegno a trovare una soluzione alla crisi in Libia e ha annunciato che cercherà un colloquio con il generale Haftar.
  • Il generale Khalifa Haftar ha ordinato ai suoi soldati di continuare la battaglia per la conquista di Tripoli. L’Onu ha fatto un appello per una tregua umanitaria di una settimana (6 maggio 2019)
  • Sono 9 i soldati dell’esercito nazionale libico di Haftar (Lna) rimasti uccisi durante l’attacco condotto da militanti dell’Isis ad una base di addestramento nel deserto sud-occidentale del Paese. Gli uomini del califfato si sono scontrati con i militari nei pressi della base aerea nella città di Sabha. L’Isis ha poi rivendicato l’attacco. Sabha è a 650 chilometri a sud di Tripoli (5 maggio 2019)
  • E’ salito a 42.600 il numero degli sfollati dall’inizio degli scontri armati a Tripoli e dintorni. Lo riporta il 1 maggio l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha) in un aggiornamento sulla situazione. Intanto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha annunciato che è salito a “345 morti e 1.652 feriti” il bilancio degli scontri per l’attacco a Tripoli del generale Khalifa Haftar in corso dal 4 aprile scorso.
  • Il premier al-Serraj ha accusato la Francia di sostenere il generale Haftar nella crisi in Libia. Serraj si è detto sorpreso che Parigi sostenga un dittatore come Haftar e non il governo democratico e internazionalmente riconosciuto del premier libico. La dichiarazione è avvenuta nel corso di un’intervista rilasciata a Le Monde e a Liberation;
  • I morti accertati al 24 aprile 2019 nel conflitto libico sono 264 e 1266 i feriti. Lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).

I fatti

Gli scontri tra i ribelli del generale Haftar e i gruppi filo-governativi hanno avuto luogo in tre sobborghi a sud di Tripoli, a pochi chilometri dal centro città. I militari dell’Onu che si trovano in Libia hanno ricevuto il segnale di stato di allerta.

Haftar guida il Lybian National Army (LNA), una formazione militare sostenuta inizialmente dall’Onu. Lo scorso 4 aprile, il più potente signore della guerra ha lanciato l’offensiva militare contro Tripoli. L’attacco è avvenuto mentre nella capitale libica era in corso la visita del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Una coincidenza che il britannico Economist ha definito dimostrazione di arroganza. Perché Guterres era in città per preparare la conferenza di pace in previsione tra un mese.

Le forze aree libiche, formalmente sotto il controllo di Serraj, hanno compiuto raid nella zona sud della città. Il LNA ha promesso rappresaglie. I combattimenti hanno coinvolto diverse zone della Libia e attorno a Tripoli. Soprattutto presso l’aeroporto internazionale.

Qualche segnale sulla tentazione di Haftar di schiacciare il pedale dell’offensiva militare c’era comunque stato. A febbraio, aveva fatto bombardare i pozzi petroliferi di El Feel.

Ma l’iniziativa militare dell’uomo forte di Bengasi perde slancio nonostante il vigore e gli attacchi contro i militari del governo ufficiale di Tripoli. L’esercito di Serraj ha più forza e  legittimazione internazionale. Gli aeroporti di Tripoli sono stati chiusi e il Presidente ha annunciato nei giorni scorsi una controffensiva militare contro l’esercito di Haftar. Detto fatto. Perché i militari governativi hanno lanciato attacchi lungo l’asse sud-ovest alle porte della capitale dove si combatte furiosamente.

Per poche ore nella notte del 13 aprile, gli uomini di Haftar sono riusciti a sfondare le linee dei governativi con colpi di artiglieria e lanci di missili. I miliziani di Bengasi hanno quindi conquistato due città: quella di Suani ben Adem, 25 km a sudovest di Tripoli, e quella di Aziziya, una trentina di chilometri più a sud, lungo la direttrice che conduce a Zintan e Gharyan. Dopo ore di battaglia, lanci di razzi e vittime, soprattutto civili – almeno cinque gli uccisi, tra i quali una donna incinta – le milizie di Tripoli hanno lanciato il contrattacco e respinto i nemici a Suani ben Adem. Sono 120 i morti e oltre 500 i feriti. Tra i morti 28 sono bambini.

Intanto sono arrivate sul fronte dei combattimenti le temute milizie di Zintan, quelle che hanno cacciato Muhammar Gheddafi da Tripoli nel 2011 e ora pronte a combattere un’altra volta per difendere la capitale.

Al Sarraj, capo del governo libico internazionalmente riconosciuto, ha detto che c’è il rischio di un’ondata migratoria verso l’Italia di 800.000 persone in fuga dalla guerra. Le parole del leader libico assomigliano a un tentativo di spaventare Italia e Europa più che a qualcosa di realistico.  La prova è che ha anche aggiunto come sarebbero presenti jihadisti e criminali tra quell’esercito di civili in fuga.

Le forze governative portano a casa un successo con la resa di una intera compagnia di Haftar, che si è consegnata il 14 aprile alle truppe regolari governative nei pressi di Suani ban Adem, 25km a sudovest di Tripoli. Haftar ha lanciato un contrattacco il 16 aprile, scontrandosi con le forze governative nel fronte sud-est della capitale, nei pressi di Ain Zara e dell’aeroporto internazionale a 15 km da Tripoli.

La partita che ha giocato Haftar l’americano ha portato a un risultato: quello di fare rinviare la conferenza nazionale di Ghadames sulla Libia prevista per il fine settimana. Non è stata prevista una data precisa e il carattere fumoso del rinvio fa pensare che la volpe di Bengasi abbia ottenuto una sua piccola vittoria.

Intanto è tornato sulla scena libica l’Isis. Il califfato, o quel che rimane di esso in Libia, sfrutta tutte le occasioni per colpire e destabilizzare ancora di più un paese ormai allo stremo. I miliziani dello Stato Islamico hanno attaccato a Fuqaha, a sud di Sirte già roccaforte Isis in nord-Africa. Secondo le ricostruzioni fatte dalle agenzie internazionali, i jihadisti sono arrivati a bordo di 13 autoveicoli di notte nella città della Libia centrale. Hanno ucciso alcune persone (tra cui il Sindaco) e dato fuoco a alcune abitazioni.

Le reazioni internazionali

Il G7, il gruppo che include i 7 Paesi più industrializzati, e l’Onu hanno richiesto la cessazione immediata di tutte le operazioni militari.

La Russia ha chiesto alle parti, attraverso il ministro degli esteri Sergej Lavrov, di lavorare per trovare un’intesa.


La Nato è il problema della Libia- Lavrov


L’inviato Onu per la Libia, Ghassan Salame, aveva dichiarato che la conferenza programmata sulla Libia dal 14 al 16 aprile si terrà lo stesso nonostante l’escalation militare, a meno che non emergano ulteriori circostanze che ne impediscano lo svolgimento. L’Italia ha espresso il proprio sostegno al processo di transizione politica voluto dalle Nazioni Unite. La Conferenza è nel frattempo saltata, dando a Haftar un primo risultato. L’Onu è intervenuto duramente contro l’offensiva del generale, accusando Haftar di mettere in atto un vero e proprio golpe e non un atto di guerra contro il terrorismo.

La crisi in Libia ha creato uno scontro diplomatico sulla Francia. Sono molti a pensare che dietro Haftar ci sia Parigi, che gioca la partita energetica cercando di estendere la propria influenza e quella della Total contro l’italiana Eni che controlla la maggior parte delle riorse energetiche libiche.

Chi è Khalifa Haftar

Nato nel 1943, il generale Haftar è stato un ufficiale dell’esercito del colonnello Muhammar Gheddafi. Nel 1969 ha aiutato il leader libico a prendere il potere. Negli anni successivi è fuggito negli Stati Uniti a seguito di scontri e divergenze con Gheddafi. Haftar, cittadino Usa, è ritornato in Libia nel 2011, mettendosi a capo dei ribelli che combattevano contro il Colonnello. Prima dell’attacco a Tripoli ha visitato l’Arabia Saudita dove ha incontrato il re saudita Salman e il principe erede Mohammed bin Salman.

La partita di Haftar nella crisi in Libia

Scrive Arturo Varvelli sul sito dell’Ispi che magari alla fine Haftar ce la fa a conquistare tutto il Paese nordafricano. La questione è capire la natura dello scontro militare che rischia di piegare in due la Libia. Di certo non c’è un conflitto ideologico di fondo. I miliziani del generale libico non sono certo mossi da spinte ideologiche. Probabile che all’interno del LNA, la missione ideologica appartenga di più a alcuni gruppi salafiti che si ispirano a predicatori sauditi.

L’operazione militare lanciata da Haftar ha l’obiettivo di mettere in mostra il potere di deterrenza della volpe di Bengasi. Il Generale prova a avvicinare a sé, o almeno al campo della neutralità, il maggior numero possibile di miliziani sostenitori di Serraj. In altri termini, l’offensiva è una astuta iniziativa per guadagnare consensi e appoggio tra i libici che vivono nelle zone controllate dal governo.

E la tecnica del generale è sempre la stessa. Ci si siede ai tavoli, si va alle conferenze internazionali (come a Palermo), si stringono mani ma poi si mette la comunità internazionale davanti a fatti compiuti.


La conferenza sulla Libia di Palermo


Chi appoggia Haftar

Il leader di Bengasi ha il sostegno delle monarchie del Golfo, della Russia e dell’Egitto. Gli Emirati Arabi sono tra i più forti sostenitori. Probabile che anche l’Arabia Saudita appoggi il generale libico. La Russia fornisce il supporto militare, così come il Cairo quello politico. L’ingresso delle monarchie arabe nella crisi in Libia significa denaro, tanto, che circola nel nord Africa. Soprattutto significa la volontà araba di influenzare politicamente la sponda settentrionale africana. Qualcosa, insomma, sta cambiando negli equilibri delicati del Mediterraneo. E i miliziani libici hanno capito che è in corso un cambiamento. Così, Haftar tenta il colpo di mano. Approfittando anche della debolezza degli attori internazionali.

L’Onu si limita per ora a fare dichiarazioni pro-Serraj, di fatto invece sta alla finestra. La comunità internazionale non sembra interessata a interventi. L’Unione Europea scade quasi nel ridicolo quando emette un comunicato in cui non cita mai il generale ma fa un appello a tutte le parti coinvolte a evitare escalation.

La debolezza di Haftar

L’uomo di Bengasi ha due grandi ostacoli che possono rovesciare la sua strategia.

Il primo è la debolezza delle sue forze armate. Il LNA non ha la forza di conquistare Tripoli. Il secondo ostacolo è che il generale punta a guadagnare consenso e legittimità internazionale e non a perdere l’una e l’altra. Cosa molto probabile nel caso di un bagno di sangue causato dall’attacco alla capitale. Infine, ci sono le brigate di Misurata, la città definita da alcuni la Sparta libica. Il suo esercito è ben addestrato e tra i più forti della Libia. Misurata sostiene il governo di Serraj. Sarà quindi difficile per i miliziani di Bengasi riuscire a espugnare Tripoli in queste condizioni. Soprattutto se si pensa che sono morti 14 miliziani solo nei combattimenti nei sobborghi della città.

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