Cos’è il progetto Adriatic Blu di Eni per frenare le emissioni di CO2

Cos'è il progetto Adriatic Blu di Eni per frenare le emissioni di CO2

Eni presenta Adriatic Blu, un ambizioso progetto per la cattura e stoccaggio di CO2. Il gruppo italiano lotta contro i cambiamenti climatici e punta a ridurre le emissioni di anidride carbonica.

L’Eni sta realizzando al largo di Ravenna il più grande impianto al mondo per lo stoccaggio di anidride carbonica. Adriatic Blue, questo il nome del progetto, può diventare un punto di riferimento in Italia e nel Mediterraneo, per future progettazioni.

Il colosso italiano ricorre al processo di cattura e stoccaggio di CO2, conosciuto come Ccs (Carbon Capture and Storage), che si conferma tra i migliori sistemi per ridurre le emissioni globali e nella lotta ai cambiamenti climatici. Questo processo consente di riutilizzare impianti e infrastrutture inutilizzati e di raggiungere un duplice obiettivo. Quello di avviare una transizione energetica e di creare nuovi posti di lavoro.

Eni ha già proposto questa piattaforma progettuale a altri Paesi. All’inizio di ottobre il gruppo italiano ha avuto il via libera nel Regno Unito per realizzare un impianto di stoccaggio di anidride carbonica nella Baia di Liverpool, sul Mar d’Irlanda orientale.

L’Unione Europea ha riconosciuto il Ccs come una priorità per raggiungere gli obiettivi climatici del 2050. E i fondi sostanziosi del fondo Next Generation Eu, quelli stanziati nell’ambito della pandemia da Covid-19, diventano importanti anche per finanziare il Ccs.

Sulla transizione energetica è intervenuto il direttore del Ccs di Eni, Luigi Ciarrocchi, che ha spiegato all’agenzia di stampa Nova: “il processo di cattura e stoccaggio della CO2 è di fondamentale importanza per consentire di incidere sulle cosiddette emissioni “hard to abate” (difficili da abbattere), che costituiscono oggi il 20 per cento delle emissioni globali e per le quali non esistono alternative di riduzione”.

In sostanza, spiega Ciarrocchi, consiste “nell’utilizzo di una serie di tecnologie consolidate per la cattura, la concentrazione e la compressione dell’anidride carbonica emessa dai grandi impianti, proseguendo poi con il trasporto, preferibilmente via condotte ma anche con autobotti o navi, verso i siti di stoccaggio come a Ravenna”.

Edilizia

Alla fase di stoccaggio, nota come Ccs, si affianca quella di utilizzo, la cosiddetta Ccu (Carbon capture and utilisation), concorrendo a formare l’insieme di tecnologie identificate con l’acronimo Ccus (Carbon capture, utilisation and storage). Dalla CO2 catturata possono essere ricavate materie prime da utilizzare nel comparto cementizio, alimentare o energetico e in questo settore Eni è tra le prime aziende al mondo.

Idrogeno blu e alghe

Eni ha sperimentato con successo la produzione di farina algale tramite la coltura di micro alghe con la tecnologia di biofissazione. Che prevede che la CO2 catturata e la luce opportunamente intensificata alimentano la fotosintesi ed il processo di crescita rapido di questi micro-organismi.

La biomassa vegetale prodotta, raccolta ed essiccata, può essere utilizzata come prodotto o componente per le filiere agroindustriali, alimentari e/o nutraceutiche (per nutraceutici si intendono i principi nutritivi contenuti negli alimenti che hanno effetti benefici sulla salute). Oppure essere utilizzata per estrarne olio da inserire nel ciclo produttivo delle raffinerie, mentre l’acqua viene riciclata nel processo.

Lo stoccaggio di CO2 può aprire inoltre la strada allo sviluppo di impianti di produzione di idrogeno “blu”. E’ la produzione di idrogeno dal gas naturale che prevede la cattura dell’anidride carbonica nel processo di produzione. L’idrogeno blu può essere disponibile immediatamente ad un prezzo competitivo. Quindi diventa uno strumento fondamentale per consentire di ridurre significativamente l’impronta carbonica.

Siti e poli industriali

Il progetto “Adriatic Blue” di Ravenna consente di aprire la strada ad un settore che fornirà un contributo importante nel percorso di decarbonizzazione e di transizione energetica italiana. La capacità di stoccaggio di CO2 nei giacimenti di gas naturale situati nell’offshore Adriatico antistante Ravenna è stata valutata in 350 milioni di tonnellate, con un potenziale di ulteriori 150 milioni di tonnellate. La prima fase prevede la cattura e lo stoccaggio di parte delle emissioni provenienti dalle centrali a gas di Casal Borsetti e del polo chimico di Versalis di Ravenna. L’avvio è previsto entro il 2021 a valle dell’ottenimento delle necessarie autorizzazioni. Il giacimento individuato per lo stoccaggio di CO2 è quello di Porto Corsini Mare Ovest, che afferisce alla centrale di Casalborsetti.

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