Cosa sta succedendo negli Usa dopo Minneapolis

Cosa succede negli Usa dopo Minneapolis
Minneapolis in fiamme. La morte dell'afroamericano George Floyd ha scatenato proteste e saccheggi in decine di città americane. Minneapolis rimane l'epicentro delle manifestazioni.

Aggiornamento quotidiano sulle rivolte negli Stati Uniti dopo la morte dell’afroamericano George Floyd. Cosa succede negli Usa dopo Minneapolis.

Ultimo aggiornamento: (1 settembre 2020)-  Donald Trump in visita a Kerosha ha accusato i manifestanti di “terrorismo interno”, sostenendo che la città del Wisconsin è stata devastata da rivolte “anti polizia” e “anti americane” dopo il ferimento dell’afroamericano Jacob Blake. Intanto nella notte di ieri è stato ucciso a Los Angeles un altro afro-americano: si tratta di Dijon Kizzee, 29 anni.


Cosa succede negli Usa dopo Minneapolis

Il 25 maggio 2020 l’afroamericano George Floyd muore a Minneapolis soffocato da un poliziotto. L’agente di polizia Derek Chauvin, coinvolto nella morte di Floyd, viene arrestato con l’accusa di omicidio colposo. La morte dell’afroamericano scatena proteste e saccheggi prima a Minneapolis e poi in decine di città americane.



Jacob Frey, democratico, sindaco di Minneapolis, dichiara lo stato di emergenza a causa delle rivolte seguite alla notizia della morte di Floyd. Il Sindaco chiede anche l’intervento della guardia nazionale per frenare le violenze.

La morte di Floyd viene ripresa in un video da una passante. Il filmato mostra l’uomo bloccato a terra con l’agente Chauvin che gli preme un ginocchio sul collo. Attorno si sentono le proteste dei passanti.

Fbi e Dipartimento di Giustizia avviano subito l’indagine dicendo che ha priorità assoluta. L’annuncio però non serve a placare la rabbia e le proteste. Che aumentano quando si diffonde la notizia che i due, Floyd e Chauvin, si conoscevano perché avevano lavorato insieme nella sicurezza di un night club chiamato New Rodeo. Sono almeno 25 le città in 16 stati americani che hanno imposto il coprifuoco.


Trump entra in gioco

In questa situazione esplosiva, entra in gioco il presidente degli Stati Uniti. Donald Trump ha definito criminali i manifestanti. E su Twitter ha scritto che quando si saccheggia bisogna cominciare a sparare.

Con questo tweet, Trump è andato allo scontro con il celebre social dell’uccellino che cinguetta. Twitter ha messo una segnalazione alla pagina di Trump perché viola gli standard sull’esaltazione della violenza. Il presidente aveva usato il pugno di ferro con i social firmando un ordine esecutivo che riduce l’immunità dei social per i contenuti dei loro siti proteggendoli da eventuali cause. Trump non aveva gradito il fatto che Twitter avesse bollato come potenzialmente fuorvianti alcuni suoi commenti sui rischi di brogli nel voto per posta nelle elezioni Usa.

Trump e il Sindaco Frey di Minneapolis sono stati i protagonisti di un botta e risposta a distanza. Il presidente ha accusato il sindaco di debolezza e mancanza di leadership. Il primo cittadino ha risposto che la debolezza è quella di non assumersi responsabilità in momenti di crisi e puntare il dito contro qualcun altro. Il riferimento è naturalmente alla gestione della crisi del Coronavirus che negli Stati Uniti ha causato oltre 100.000 morti. Trump se la prende con la Cina tanto da chiamare il Coronavirus “virus cinese”.


Cronologia

(30 agosto 2020)- Un persona morto e diversi feriti negli scontri registrati ieri sera a Portland, nello stato dell’Oregon, tra manifestanti del movimento Black Lives Matter e sostenitori del presidente Donald Trump.

  • (29 agosto 2020)- Jacob Black, il giovane afroamericano rimasto paralizzato domenica scorsa dopo i colpi sparati da un poliziotto, non è più ammanettato in ospedale e sono caduti i capi di imputazione. Una situazione che era un danno e una beffa allo stesso tempo.
  • (28 agosto 2020)- Sono decine di migliaia i partecipanti alla grande marcia a Washington in ricordo del 57esimo anniversario della marcia e discorso di Martin Luter King. La marcia è l’occasione per protestare ancora una volta contro la brutalità della polizia verso gli afroamericani e il recente caso del giovane Jacob Black.
  • (23 agosto 2020)- Jacob Blake, 29enne afroamericano, viene colpito alle spalle da sette pallottole sparate da un poliziotto a Kenosha, Winsconsin. Trasportato in ospedale, viene ammanettato con l’accusa di essere armato di coltello e fare resistenza alla polizia. Blake stava salendo in auto dove c’erano i suoi tre figli piccoli. Resterà paralizzato dalla vita in giù.
  • (20 giugno 2020)- Dopo l’uccisione di un altro afroamericano,  Rayshard Brooks 27 anni, da parte di un agente di polizia a Atlanta si sono scatenate proteste nella città capoluogo dello stato americano della Georgia e in altre città Usa. A Atlanta nella notte la polizia ha arrestato 36 persone. Il ristorante Wendy’s dove Rayshard Brooks è stato ucciso è in fiamme. I manifestanti hanno bloccato l’autostrada attorno alla città. Sono migliaia le persone in piazza a portestare per l’ennesima morte per mano della polizia. Sono ore di fuoco ad Atlanta: il licenziamento dell’agente killer Garrett Rolfe e la sospensione del suo collega Devin Brosnan non bastano a placare gli animi.
  • (9 giugno)- Funerali di George Floyd. Erano in migliaia a Houston per l’ultimo addio all’afroamericano ucciso a Minneapolis dalla polizia. Floyd è stato sepolto nella sua città d’origine accanto alla madre Larcenia Floyd. A Washington oltre 6000 persone stanno sfilando per le vie della capitale. In migliaia anche a New York. Folle infinite di manifestanti in decine di città americane: Chicago, Philadelphia, Atlanta, Miami, Los Angeles, Seattle, Denver, Minneapolis, Buffalo e Tacoma. Queste ultime due sono state teatro di violenze su un 75enne di origine italiana e un afroamericano (deceduto) da parte della polizia.
  • (6 giugno 2020)- Decine di migliaia di persone, al grido di ‘Black Live Matter’ e ‘I can’t breathe’, manifestano in tutta l’America contro il razzismo e le brutalità della polizia. Ovunque, grandi metropoli e piccole città, va in scena il rito di inginocchiarsi per 8 minuti e 46 secondi, esattamente il tempo durante il quale un poliziotto di Minneapolis ha tenuto il suo ginocchio premuto sul collo di George Floyd uccidendolo.
  • (3 giugno 2020)- Il segretario della Difesa statunitense, Mark Esper, ha dichiarato di non essere a favore dell’invio di truppe per gestire l’ordine pubblico nel paese, a fronte delle proteste di questi giorni a seguito dell’uccisione di George Floyd da parte della polizia.
  • (2 giugno 2020)- Il presidente Trump minaccia di mandare l’esercito “per risolvere velocemente la questione delle rivolte” se le autorità delle metropoli e i governatori statali non metteranno fine alle violenze e difenderanno i cittadini.
  • (1 giugno 2020) -George Floyd è morto di asfissia causata dalla pressione del ginocchio dell’agente sul collo dell’afroamericano. Lo dice l’autopsia privata fatta fare dalla famiglia.
  • (1 giugno 2020)- Un uomo è stato ucciso a Louisville durante le proteste per George Floyd. L’uomo è morto dopo che la polizia e la Guardia Nazionale del Kentucky hanno risposto al fuoco per disperdere la folla.
  • (31 maggio 2020)- due persone sono state uccise e un agente è rimasto ferito in una sparatoria a Davenport, Iowa, nel corso delle proteste per la morte di George Floyd;
  • (31 maggio 2020)- cinquanta agenti del Secret Service sono rimasti feriti nel corso degli scontri vicino alla Casa Bianca durante le manifestazioni di protesta. Cortei anche ad Atlanta, Philadelphia ed altre città. Nelle manifestazioni a New York viene arrestata Chiara de Blasio, figlia 25enne del sindaco Bill de Blasio;
  • (30 maggio 2020)- A Minneapolis la polizia pattuglia le strade di continuo. La tensione è alle stelle. La città del Minnesota rimane l’epicentro delle proteste. A Jacksonville, Florida, un poliziotto viene pugnalato durante una protesa. Un manifestante morto e alcuni feriti anche a Indianapolis, sempre nel corso di proteste;
  • (29 maggio 2020): in California, il governatore Gavin Newsom dichiara lo stato di emergenza nella contea di Los Angeles (dove sono state arrestate 200 persone) e nella città di San Francisco;

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