Cosa sta succedendo a Hong Kong

Notiziario Estero –  Aggiornamento quotidiano sulla situazione nella ex-colonia britannica. Cosa sta succedendo a Hong Kong.

Ultimo aggiornamento (6 luglio 2020)- La Cina ha minacciato il Canada di adottare misure per la decisione di sospendere il trattato di estradizione e l’export di materiale militare con Hong Kong per l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino sull’ex colonia.

Cosa succede a Hong Kong


La protesta degli abitanti di Hong Kong è cominciata a seguito della proposta di un progetto di legge che consente, per la prima volta, di estradare in Cina per il processo le persone accusate di avere commesso crimini o reati di vario tipo. In particolare assassinio e stupro.

Hong Kong è stata una colonia britannica dal 1841. Nel 1997 è tornata sotto la sovranità cinese. Ha sempre mantenuto la sua autonomia, sulla base del principio “Un Paese, due Sistemi”. Tanto che ha conservato la sua indipendenza giudiziaria, la sua legislatura con un parlamento autonomo, il suo sistema economico e la propria moneta (il dollaro di Hong Kong).


Cosa succede a Hong Kong. I fatti

  • (3 luglio 2020)- A Hong Kong c’è stata la prima incriminazione per violazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale approvata dalla Cina per l’ex colonia britannica. L’imputato è Tong Ying kit, 23 anni, che durante le manifestazioni del 1 luglio ha investito volontariamente con la moto alcuni agenti di polizia.
  • (1 luglio 2020)- Sono migliaia i manifestanti che a Hong Kong si sono radunati a Causeway Bay per protestare contro la nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina: la polizia è ritornata a usare i cannoni ad acqua, le cartucce urticanti e i proiettili di gomma per disperdere la folla. La polizia ha eseguito oltre 300 arresti per le proteste.
  • (1 luglio 2020)-  La legge della Repubblica Popolare Cinese sulla salvaguardia della sicurezza nazionale nella regione amministrativa speciale di Hong Kong è stata approvata all’unanimità alla 20ma sessione del Comitato permanente della 13ma Assemblea nazionale del popolo, la massima legislatura cinese, ed è entrata in vigore alle 23 (ora locale) di ieri, martedì 30 giugno, dopo la promulgazione da parte del Consiglio legislativo di Hong Kong.
  • (22 giugno 2020)-  La Cina accelera l’iter di approvazione della nuova legge sulla sicurezza di Hong Kong, alimentando i timori per il processo di accentramento giuridico in atto ai danni della ex colonia britannica. L’agenzia di stampa ufficiale cinese “Xinhua” ha pubblicato informazioni dettagliate in merito alla struttura interna del controverso provvedimento e alle sue disposizioni fondamentali; tali anticipazioni paiono confermare in pieno l’intenzione dello Stato centrale cinese di scavalcare la giurisdizione dei tribunali cittadini per i reati ascrivibili alle fattispecie della sovversione e del terrorismo.
  • (8 giugno 2020)- No a un referendum per decidere se scioperare e boicottare le lezio i universitarie al fine di contestare la legge di sicurezza nazionale approvata dalla Cina per Hong Kong. Il governo della ex-colonia britannica boccia la proposta di alcune organizzazioni sindacali. Il referendum non è parte del sistema legale di Hong Kong – scrive il governo che amministra l’isola- ed è una mossa per strumentalizzare gli studenti.
  • (4 giugno 2020)- La polizia di Hong Kong sta arrestando decine di manifestanti che sono riusciti a raggiungere il Victoria Park per celebrare il ricordo di piazza Tienanmen;
  • (2 giugno 2020)- Il capo esecutivo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong, Carrie Lam, è in Cina per discutere della legge sulla Sicurezza nazionale che Pechino ha deciso di imporre nell’ex colonia britannica.
  • (29 maggio 2020) – Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno chiesto alla Cina di riflettere sulle “serie preoccupazioni” espresse da molti Paesi circa l’autonomia di Hong Kong. E’ avvenuto nel corso di una riunione alle Nazioni Unite richiesta da Washington e Londra. “Qualsiasi tentativo di usare Hong Kong per interferire negli affari interni della Cina è destinato al fallimento”: lo ha detto l’ambasciatore cinese presso le Nazioni Unite Zhang Jun dopo la riunione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il diplomatico cinese ha anche esortato gli Stati Uniti e il Regno Unito a smettere di porre accuse infondate contro Cina. Intento, Londra ha annunciato che assicurerà visti più facili e percorso agevolato verso il passaporto britannico per i cittadini di Hong Kong da parte del Regno Unito. Sempe che Pechino non rinunci all’imposizione della nuova legge sulla sicurezza nell’ex colonia già condannata da Gran Bretagna, Usa, Canada e Australia.  I quattro Stati considerano la legge cinese come una violazione” delle garanzie sul modello ‘uno Stato, due sistemi’ previsto dalla Dichiarazione sino-britannica che sancì la restituzione del territorio. La Cina ha risposto minacciando l’adozione di “necessarie contromisure” contro la Gran Bretagna se metterà in atto le nuove procedure sui passaporti. Pechino ha minacciato di attaccare anche Taiwan se non ci saranno altri modi d’impedirne l’indipendenza:
  • (29 maggio 2020) –  E’ stata convocata per la giornata di oggi, una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla controversa legge sulla sicurezza che la Cina intende imporre a Hong Kong. Una richiesta in questo senso era stata avanzata dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.
  • (28 maggio 2020) – La Cina in mattinata ha approvato il controverso disegno di legge sulla sicurezza a Hong Kong. La palla passa ora al comitato permanente del Partito comunista, che con ogni probabilità convertirà il testo in legge entro la fine dell’estate.
  • (27 maggio 2020) –  Il segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, ha riferito al Congresso che “Hong Kong non è più autonoma dalla Cina”, considerati gli ultimi sviluppi.
  • (27 maggio 2020) Violenti scontri tra manifestanti anti-governativi e forze dell’ordine, in concomitanza con la discussione, presso il Consiglio legislativo della città, di un disegno di legge che vieterebbe gli insulti all’inno nazionale della Cina.
  • (24 maggio 2020) – La polizia di Hong Kong ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere centinaia di dimostrati scesi in piazza in segno di protesta contro la legge sulla sicurezza nazionale in discussione al Congresso del popolo di Pechino. L’ipotesi di una nuova legge sulla sicurezza a Hong Kong sta provocando forti tensioni non solo sul territorio dell’ex colonia britannica. La decisione di Pechino di discutere una nuova stretta sul dissenso nella Regione amministrativa speciale ha infatti provocato dure critiche in particolare da parte degli Stati Uniti.
  • (18 maggio 2020) – Il governo cinese ha impresso una drastica accelerazione al processo di accentramento giuridico e amministrativo nei confronti di Hong Kong, autorizzando il Comitato permanente della 13ma Assemblea nazionale del popolo – riunita da venerdì nella sua terza sessione annuale – a varare una “legge sulla sicurezza” espressamente concepita per soffocare gli impulsi indipendentisti e il movimentismo pro-democratico nell’ex colonia britannica. Secondo le anticipazioni rilanciate nelle scorse ore dalla stampa di Hong Kong e internazionale, il nuovo provvedimento di legge conferirebbe a Pechino l’autorità di vietare qualunque attività di natura sovversiva e indipendentista, nonché tutte le interferenze e le influenze destabilizzanti provenienti dall’esterno.
  • (11 maggio 2020) La polizia antisommossa di Hong Kong ha fronteggiato in diversi centri commerciali e nelle strade dei manifestanti indipendentisti tornati a protestare nonostante le misure di contenimento per il Coronavirus. Gruppi di attivisti mascherati si sono diffusi in almeno otto centri commerciali. I manifestanti chiedono l’indipendenza del territorio semi-autonomo e le dimissioni del capo dell’esecutivo Carrie Lam, fedele alleato di Pechino. La polizia ha effettuato almeno tre arresti e inflitto multe da 260 dollari per non aver rispettato le misure di contenimento anti-Covid-19 che vietano il raduno pubblico di più di otto persone.
  • (29 febbraio 2020) –  Il tycoon di Hong Kong Jimmy Lai, noto per le sue posizioni molto critiche contro Pechino, e due avvocati attivisti pro-democrazia sono stati arrestati oggi dalla polizia locale con l’accusa di raduno illegale. Lai, un milionario con un piccolo impero nei media e un attivo finanziatore del fronte pan-democratico, è stato prelevato a casa sua dagli agenti. Le accuse sono legate alla sua partecipazione a una marcia illegale del 31 agosto.Gli altri due arrestati sono Lee Cheuk-yan e Yeung Sum, due attivisti veterani, con le stesse accuse, secondo Cable TV. Dura la reazione di Washington. Il Dipartimento di Stato in una nota ha condannato l’arresto di Lai e dei due avvocati, dichiarando che gli usa seguono da vicino la situazione. Il Dipartimento Usa ha anche auspicato che le autorità di Hong Kong non usino le misure restrittive introdotte per l’ordine pubblico come un mezzo per impedire le libertà politiche.
  • (8 dicembre) Almeno 800.000 persone hanno partecipato alla marcia pro-democrazia che si è tenuta oggi a Hong Kong. La manifestazione è stata la prima autorizzata dalla polizia da agosto.
  • (24 novembre) Elezioni distrettuali a Hong Kong: secondo gli exit-poll i candidati del partito pro-democrazia sono in vantaggio rispetto a quelli filo-cinesi. Il quotidiano South China Morning Post scrive che i movimenti di opposizione hanno ottenuto 143 seggi dei 163 totali. I candidati pro Cina, secondo il quotidiano, hanno ottenuto 17 seggi. Gli altri 3 sono andati a altre forze politiche. Se gli exit-poll venissero confermati dalle urne, significherebbe che Hong Kong ha mandato un messaggio molto forte alla governatrice Carrie Lam e Pechino.
  • (18 novembre) Notte di scontri tra polizia e studenti del Politecnico asserragliati in un centinaio dentro l’edificio universitario. I feriti sono finora 38, di cui 5 in gravi condizioni. Intanto, la polizia ha fatto appello agli studenti a uscire dal Politecnico e a deporre le armi. Saranno arrestati in quanto sospettati di rivolta. La polizia ha anche comunicato di avere arrestato circa 154 persone nelle proteste e scontri avvenuti tra venerdì e sabato. Stati Uniti e Unione Europea hanno condannato le azioni di forza della polizia di Hong Kong.
  • (12 novembre) Continuano le proteste a Hong Kong all’indomani dei violenti scontri tra manifestanti e polizia, con una nuova chiamata allo sciopero generale. Sono migliaia le persone che si sono ritrovate nelle strade di Central sfruttando la pausa pranzo, bloccando l’area tra Des Voeux Road Central e Pedder Street. Il giorno prima un uomo si è stato dato alle fiamme in una giornata di scontri violenti tra manifestanti pro-democrazia e polizia. Ora è in condizioni critiche per le ustioni di secondo grado sul 28% del corpo tra braccia e torace.
  • (8 novembre) Primo morto a Hong Kong a seguito degli scontri tra manifestanti pro-democrazia e polizia. Si tratta di Chow Tsz-lok, uno studente di 22 anni della Hong Kong University of Science and Technology, morto oggi per le gravi ferite alla testa riportate il 4 novembre cadendo nei pressi di un parcheggio dove era in corso una protesta pro-democrazia e la polizia era intervenuta per disperdere la folla coi lacrimogeni. La notizia della morte ha scatenato flah mob e sit-in di solidarietà da parte degli studenti. Ora si temono azioni ben più pesanti nel weekend.
  • (2 novembre) Ancora un weekend di proteste ad Hong Kong dove, nonostante il divieto della polizia, migliaia di manifestanti con il volto coperto sono scesi per le strade del centro chiedendo più autonomia da Pechino. La polizia ha arrestato cinque persone a seguito di un blitz in un appartamento a Wan Chai, una delle aree più calde delle proteste pro-democrazia e dove c’è il quartier generale della polizia stessa. Durante le perquisizioni, secondo i media locali, sono stati ritrovate 188 molotov, più altre armi da offesa. Nella giornata sono stati eseguiti altri arresti, mentre ci sarebbero finora 11 persone ferite e soccorse in ospedale, tra cui un uomo in gravi condizioni.
  • (6 ottobre) 18esimo week-end di protesta.I manifestanti pro democrazia di Hong Kong sono scesi nelle piazze nonostante la pioggia battente. E hanno sfidato il divieto di coprirsi il volto indossando maschere. Nei giorni scorsi la governatrice aveva vietato la copertura del volto, divieto convalidato dall’Alta Corte dopo che alcuni rappresentanti dei partiti di opposizione avevano fatto ricorso contro l’ordinanza della governatrice.
  • (2 ottobre) Centinaia di persone nel Central district di Hong Kong hanno manifestato esprimendo solidarietà allo studente ferito ieri dalla polizia e condanna all’operato violento delle forze dell’ordine. L’iniziativa, partita nella pausa pranzo, ha coinvolto molti colletti bianchi. Intanto, la polizia ha confermato che un agente in tenuta antisommossa ha sparato a un manifestante 18enne, colpendolo alla spalla e non al petto come comunicato dai media in un primo momento.
  • (1 ottobre) Scontri tra manifestanti e polizia nel giorno delle celebrazioni per i 70 anni della Repubblica Popolare Cinese. La polizia ha sparato in aria colpi di avvertimento, ma secondo il South China Morning un attivista è stato colpito al torace ed é in gravi condizioni.
  • (30 settembre) La Cina continuerà a rispettare il principio un Paese due sistemi, mantenendo un alto livello di autonomia per Hong Kong. Lo ha detto il presidente cinese Xi Jinping nel breve discorso tenuto in occasione della cena di gala per i 70 anni della fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Di fatto, Xi ha assicurato di garantire l’autonomia della città.
  • (29 settembre) A Hong Kong va in scena il 17/mo weekend di proteste del movimento pro democrazia, nonostante il divieto, e a pochi giorni dalla festa per i 70 della repubblica popolare cinese. La polizia ha schierato i corpi speciali, i cosiddetti ‘raptor’, e ha usato i lacrimogeni e cannoni ad acqua e coloranti blu, sparato colpi di avvertimento in aria e arrestato molte persone. Gli attriti si sono concentrai a Harcourt Road, all’Admiralty, a Causeway Bay, il distretto dello shopping, e alla stazione della metropolitana di Wan Chai, dove centinaia di manifestanti vestiti di nero, con maschere e caschi hanno costruito barriere con cestini dell’immondizia e canne di bambù per “resistere” agli assalti della polizia.
  • (15 settembre) 15° week-end di protesta. Sono migliaia i manifestanti, in gran parte vestiti di nero, che hanno sfidato il divieto della polizia di Hong Kong e hanno partecipato alla marcia pro-democrazia partita dall’area dello shopping di Causeway Bay e diretta verso Central, la zona delle sedi governative e istituzionali.
  • (14 settembre) Scontri a Hong Kong durante una manifestazione di centinaia di dimostranti filogovernativi radunati in un centro commerciale della metropoli sventolando bandiere cinesi e gridando slogan a sostegno del governo. La situazione è degenerata a Amoy Plaza, nel distretto di Kowloon, quando sostenitori delle riforme pro-democrazia hanno organizzato una contro-protesta e tra le due fazioni sono prima volati gli insulti e poi i pugni, mentre alcuni fra le file dei sostenitori delle riforme prendevano a colpi di ombrello i loro rivali.
  • (11 settembre) La Cina ha protestato contro la Germania per l’incontro avvenuto tra il ministro degli esteri tedesco Heiko Mass e il leader della protesta Joshua Wong. La Germania aveva espresso il proprio appoggio al movimento studentesco.
  • (8 settembre) 14° week-end di protesta, lotta e scontri tra manifestanti e polizia. La grande manifestazione partita dal parco pubblico di Chater Garden, il cuore affaristico di Hong Kong, è stata dispersa dalla polizia all’altezza di Causeway Bay, simbolo commerciale e dello shopping. Il corteo era diretto verso il consolato Usa. Gli organizzatori avevano programmato di richiedere ufficialmente a Donald Trump di sottrarre la città all’influenza cinese e portare la democrazia. Numerosi negozi, banche e uffici hanno subito danni dagli scontri. Gli organizzatori hanno preparato una lettera indirizzata a Trump e al Congresso degli Stati Uniti per chiedere un impegno a tutelare la libertà di Hong Kong.
  • (4 settembre) La governatrice di Hong Kong Carrie Lam ha annunciato oggi il ritiro della contestata legge sull’estradizione in Cina, causa dell’esplosione delle proteste per 13 week-end di fila. Il ritiro del disegno di legge è una delle cinque richieste avanzate dai movimenti di protesta pro-democrazia per cessare le manifestazioni. Le altre richieste sono: le dimissioni della governatrice Lam, il voto a suffragio universale a Hong Kong, stop all’equiparazione dei manifestanti ai sovversivi, una commissione d’indagine indipendente sulle violenze commesse dalla polizia. Critico uno dei leader del movimento, Joshua Wong, arrestato e rilasciato due giorni fa. La scelta della governatrice arriva dopo 7 vittime e 1200 arrestati, ha detto Wong. Che ha aggiunto: poteva evitare tutto questo. I leader delle proteste hanno chiesto oggi un incontro alla cancelliera tedesca Angela Merkel.
  • (2 settembre) Dopo il lungo week-end di proteste ( e di scontri violenti con la polizia) i manifestanti pro democrazia di Hong Kong hanno cominciato oggi una nuova forma di protesta. Gli studenti si asterranno dalle lezioni per due settimane. L’iniziativa più grande è avvenuta alla Chinese University dove oltre 30mila studenti si sono radunati nel campus universitario senza partecipare alle lezioni. Hanno aderito all’iniziativa nei rispettivi istituti anche migliaia di studenti delle scuole superiori che sono rimasti fuori dalle aule. Le richieste studentesche sono quelle di ritirare il progetto di legge sull’estradizione in Cina e l’apertura di un’inchiesta sull’uso della forza da parte della polizia.
  • (1 settembre) Ancora scontri tra manifestanti e polizia nel tredicesimo week end di proteste. Le forze dell’ordine hanno lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti. Intanto i leader della protesta hanno lanciato l’appello a bloccare i collegamenti stradali e ferroviari per l’aeroporto, una forma di manifestazione simile a quella che ha bloccato lo scalo di  Hong Kong per tre settimane.
  • (30 agosto) La polizia usa il pugno duro e vieta la manifestazione a favore della democrazia prevista per il 31 agosto. Intanto, sono stati liberati gli attivisti democratici Joshua Wong e Agnes Chow, arrestati nella mattinata dalla polizia. Wong è il leader delle proteste studentesche e ha fondato il movimento giovanile Demosisto. I leader dei movimenti pro-democrazia hanno fatto appello alla popolazione a scendere comunque in piazza nonostante il divieto e il rischio elevato di arresto.

    Cosa sta succedendo a Hong Kong
    Joshua Wong, il giovane attivista di Hong Kong, è stato arrestato. E’ il leader della protesta e fondatore del movimento giovanile Demosisto.
  • (25 agosto) La polizia di Hong Kong ha ripreso il controllo della situazione dopo l’escalation di scontri e violenze nel dodicesimo week-end di protesta. La calma è tornata nel distretto di Tsuan Wan, Yeung Uk Road e Tai Ho Road. Gli scontri hanno avuto il culmine con l’intervento di automezzi con cannoni ad acqua, pistole puntate da uomini delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa contro manifestanti e anche giornalisti, spari di colpi di avvertimento dopo che i manifestanti hanno lanciato molotov, mattoni e altri oggetti contundenti. Sono entrati in azione anche i Raptors, le unità speciali della polizia, per disperdere i dimostranti. E cresce l’irritazione a Pechino.
  • (23 agosto) I movimenti di protesta di Hong Kong hanno organizzato una catena umana di almeno 40 chilometri. E’ l’ultima trovata del movimento pro-democrazia per tenere viva l’attenzione, soprattutto della comunità internazionale, sui motivi delle proteste che hanno avuto inizio più di due mesi fa. La manifestazione (dal titolo “The Hong Kong Way”) è stata organizzata in modo da non avere riflessi sul traffico e la circolazione stradale. Gli organizzatori si sono ispirati a un’analoga protesta di 30 anni fa che coinvolse le tre ex repubbliche sovietiche del Baltico: Lituania, Lettonia ed Estonia. In quell’occasione circa 2 milioni di persone si unirono fino a formare una catena umana fisica per mostrare la piena solidarietà del Baltico e l’intenzione della richiesta di indipendenza dall’Urss.
  • (20 agosto) La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha detto di auspicare che le proteste anti-governative pacifiche dello scorso fine settimana siano l’inizio di uno sforzo per riportare la calma e il dialogo con i manifestanti per trovare una via d’uscita per la città.
  • (18 agosto) Due grandi manifestazioni hanno “invaso” Hong Kong nell’undicesimo week-end di protesta. Quella dei manifestanti anti-Pechino e quelli pro-Pechino. Alla prima ha partecipato circa 1,7 milioni di persone secondo gli organizzatori. Per la polizia erano 128.000. Le immagini mostrano una folla enorme che occupa le arterie principali dell’ex colonia britannica, partendo dall’ormai celebre Victoria Park. A promuoverla il Civil Human Rights Front che ha avviato la protesta contro la legge sull’estradizione in Cina e la lotta per la democrazia. La manifestazione è la seconda per partecipazione dopo quella di 2 milioni di persone dello scorso 16 giugno. La seconda è andata in scena il giorno prima, sabato 17 agosto, ed è stata organizzata dal Safeguard Hong Kong Alliance, una potente lobby che include politici e businessmen locali. I partecipanti sono stati 476.000 per gli organizzatori e 110.000 per la polizia.
  • (16 agosto) La Cina ha annunciato che l’opzione dell’uso della forza è sul tavolo. Ma non ha ancora deciso. Intanto, Pechino manda paramilitari a Shenzhen, confermando il tweet in cui Trump scriveva di mobilitazione cinese. Il governo di Pechino fa anche un riferimento soft alla vicenda di piazza Tienanmen di 30 anni fa quando la protesta dei giovani venne repressa duramente dalle autorità cinesi. E’ la prima volta che la Cina parla di Tienanmen. E lo fa attraverso il Global Times, magazine cinese in lingua inglese che è voce del partito comunista.
  • (16 agosto) Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato  che il suo collega cinese Xi Jinping dovrebbe incontrare di persona i manifestanti di Hong Kong
  • (14 agosto) L’occupazione dell’aeroporto di Hong Kong si è conclusa stamattina e lo scalo torna in funzione. Alcune decine di manifestanti sono ancora all’interno dell’edificio, accampati nell’area degli arrivi, ma non interferiscono con il traffico dei voli, che è potuto riprendere dopo due giorni di proteste. I manifestanti continuano a distribuire manifesti e volantini, ma circolano anche comunicati di scuse per i disagi causati ai passeggeri durante gli ultimi cinque giorni. “Non è nostra intenzione causare ritardi ai vostri viaggi e non vogliamo causarvi inconvenienti. Chiediamo la vostra comprensione e perdono, mentre i giovani di Hong Kong continuano a lottare per la libertà e la democrazia”, ha scritto in una mail un gruppo di manifestanti.
  • (13 agosto) -Una giornata convulsa quella di oggi a Hong Kong. I manifestanti hanno continuato la protesta bloccando l’aeroporto e i voli aerei per il secondo giorno di fila. La polizia ha fatto irruzione nello scalo. Ci sono stati violenti scontri con i manifestanti e sono in molti a sospettare che ci sia la mano cinese dietro il blitz della polizia. Ora si teme un intervento delle truppe cinesi nell’ex-colonia britannica. Il copione dei fatti assomiglia molto a quello di Piazza Tienanmen del 1989. E Trump ha accusato la Cina di spostare le sue truppe al confine, riferendosi indirettamente alla possibilità di una dura repressione del movimento di protesta. Anche l’Onu ha espresso preoccupazione e chiede un’indagine su quanto sta succedendo. Dura la reazione di Pechino: “non accettiamo ingerenze interne, quella di Hong Kong è un nostro fatto interno”.
  • (12 agosto) Circa 5000 persone hanno partecipato alla manifestazione oggi nell’aeroporto di Hong Kong. Le autorità hanno chiuso lo scalo e i voli da e su l’ex colonia britannica. La manifestazione è stata pacifica diversamente da quelle di ieri 11 agosto, il nono fine settimana di proteste, dove ci sono stati scontri violenti tra manifestanti e polizia. La Cina ha definito atti di terrorismo le proteste.
  • (9 agosto) Pechino accusa Washington di sostenere le proteste. Secondo l’ambasciatrice cinese in Italia, Li Junhua, c’è la mano degli Stati Uniti dietro le manifestazioni a Hong Kong. In particolare, i manifestanti più facinorosi avrebbero messo in atto violenze perché si sentivano protetti dagli americani. In sostanza, con il burattinaio americano i manifestanti si sono sentiti legittimati a spingere le proteste oltre i limiti. Per la diplomatica cinese, gli Usa hanno interferito negli affari interni cinesi, violando il principio “Un Paese, due sistemi” che regola i rapporti tra Pechino e Hong Kong. L’ambasciatrice ha lanciato un avvertimento a Washington: “Non accetteremo interferenze esterne. Chi di spada ferisce, di spada perisce”. Infine, Li ha spiegato la posizione cinese sulla situazione a Hong Kong: riportare l’ordine e mettere fine al caos. Se il governo locale non sarà in grado di riportare stabilità, allora Pechino non starà a guardare.
  • (29 luglio) A Hong Kong i manifestanti hanno sfidato il divieto di manifestare imposto dalle autorità, e sono tornati in strada, scontrandosi ancora una volta con la polizia, che ha lanciato gas lacrimogeni e sparato proiettili di gomma. Il bilancio è di almeno una decina di arresti e 45 feriti, secondo notizie non confermate da fonti ufficiali. È l’ottavo weekend consecutivo di proteste.
  • (26 luglio) I manifestanti hanno organizzato una grande protesta dentro l’aeroporto. Una folla di migliaia di persone ha invaso lo scalo internazionale di Hong Kong.
  • (22 luglio) Tra gli scontri violenti nella manifestazione di domenica 21 luglio, c’è anche l’ombra della mafia cinese. A picchiare i manifestanti non è stato un gruppo di facinorosi, ma uomini legati alle Triade, l’organizzazione criminale cinese di stampo mafioso. Intanto, da Pechino arriva la ferma condanna alle manifestazioni di domenica scorsa.
  • (21 luglio) Scontri violenti durante la nuova manifestazione di piazza a Hong Kong contro la contestata legge sulle estradizioni verso la Cina: decine di migliaia di persone sono scese in piazza marciando con un ombrello, diventato il simbolo della protesta. La polizia ha costruito delle barriere intorno al loro quartier generale e ha stabilito un cordone di sicurezza attorno al complesso governativo. Alcuni manifestanti  si sono diretti verso il Liaison Office, uno degli uffici del governo locale sostenuto da Pechino. Con vernice spray e uova marce hanno imbrattato l’emblema cinese sulla porta d’ingresso al grido di ‘Hong Kong libera!’ e ‘Democrazia adesso’. La polizia ha sparato gas lacrimogeni e pallottole di gomma per disperdere la folla.
  • (20 luglio) La polizia di Hong Kong ha scoperto e sequestrato potenti bombe fatte in casa. Il blitz è avvenuto in vista della nuova protesta contro il governo sostenuto da Pechino prevista per il 21 luglio. Secondo i media locali, nel laboratorio dove sono state sequestrate le armi sono stati anche trovati striscioni contro la legge sull’estradizione in Cina. Un uomo di 27 anni è stato arrestato e la polizia sta comunque ancora indagando per capire se ci sia un collegamento diretto tra armi e le manifestazioni che vanno avanti nell’ex colonia britannica da oltre un mese;
  • (15 luglio) Il giorno dopo le ondate di protesta che nel fine settimana hanno invaso Hong Kong, la governatrice Carrie Lam ha accusato i manifestanti per i danni provocati definendoli “rivoltosi”. Inoltre, ha anche espresso soddisfazione per l’intervento della polizia e l’impegno degli uomini della sicurezza.
  • (9 luglio) La governatrice di Hong Kong Carrie Lam ha detto che la legge di estradizione in Cina “è morta”. Il governo ha definito un fallimento totale il progetto legislativo. Ma il mea culpa della Lam non convince l’opposizione, che accusa la governatrice di giocare con le parole.
  • (3 luglio) La Cina ha avvertito il Regno Unito di non interferire negli affari interni di Pechino. E cresce la tensione diplomatica tra i due Paesi sulle proteste a Hong Kong. L’ambasciatore cinese a Londra ha spiegato che le relazioni sono state danneggiate dai commenti rilasciati dal segretario agli esteri Jeremy Hunt che ha condiviso le azioni dei manifestanti. Secondo le autorità di Pechino, l’occupazione del Parlamento va condannata senza mezzi termini. Il ministero degli esteri britannico ha poi convocato il diplomatico cinese per le sue dichiarazioni.
  • (1 luglio) I manifestanti hanno fatto irruzione nella sede del parlamento. Le manifestazioni erano organizzate in occasione dell’anniversario del passaggio sotto la sovranità cinese nel 1997 da quella britannica. La Cina ha condannato la violenza dei manifestanti in una protesta che ormai ha tutto il sapore di una opposizione a Pechino;
  • (26 giugno 2019) I manifestanti di Hong Kong chiedono che il G20 difenda le loro libertà. Il summit dei 20 paesi più ricchi del mondo comincia a Osaka, Giappone. I cortei con lo slogan “Libertà per Hong Kong” puntano a mettere al centro dell’attenzione del G20 la questione dell’ex-colonia britannica;
  • (20 giugno)  I gruppi di protesta di Hong Kong hanno previsto un’altra manifestazione dopo che il governo ha ignorato le loro richieste. In particolare hanno chiesto le dimissioni della governatrice Carrie Lam, che si è scusata due volte per la controversa legge sulle estradizioni in Cina (poi sospesa). Intanto, alcuni gruppi hanno lanciato iniziative pacifiche come i “picnic” fuori dal parlamento.
  • (16 giugno) Nonostante la retromarcia del governo di Hong Kong e le scuse della governatrice Carrie Lam, oltre 2 milioni di persone sono scese in piazza per manifestare contro la legge sull’estradizione.
  • (15 giugno) La governatrice Carrie Lam ha spiegato che la sospensione del dibattito in Parlamento sulla legge è “sine die”. Il governo cinese ha dichiarato di appoggiare la scelta della governatrice.
  • (14 giugno) Le autorità di Hong Kong hanno deciso di sospendere la discussione in Parlamento sulla legge di estradizione. Il clima di scontro non favorisce la serenità per affrontare il tema, hanno dichiarato fonti istituzionali.
  • (12 giugno) Sono 72 i feriti, di cui due in gravi condizioni, dei violenti scontri causati dalle proteste di massa contro la legge sulle estradizioni in Cina. Lo riporta la Bbc online che scrive che i feriti sono tutti di età compresa tra i 15 e i 66 anni. Tra la polizia, gli agenti feriti sono 21 di cui 9 soccorsi in ospedale. Il Parlamento ha per ora rinviato la seduta per la discussione del progetto di legge.
  • (10 giugno) Cominciano grandi manifestazioni di piazza contro la proposta di legge di estradizione in Cina.

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