Nelle Filippine il giornalismo non s’ha da fare

Il giornalismo nelle Filippine non s'ha da fare. La giornalista Maria Ressa rischia 6 anni di carcere

La reporter Maria Ressa condannata per diffamazione via internet. Nelle Filippine il giornalismo non è libero.

Il giornalismo nelle Filippine non s’ha da fare. Il presidente Rodrigo Duterte non gradisce la critica, soprattutto se può lontanamente riguardarlo. Lo sa bene Maria Ressa, reporter di doppia nazionalità filippina e statunitense, arrestata per diffamazione. La giornalista è nota per attaccare pesantemente Duterte dalle colonne di Rappler, il sito di informazione che lei stessa ha creato.

La vicenda ha riguardato il potente imprenditore Wilfredo Kenk. La giornalista lo ha più volte accusato, nei suoi articoli, di legami con il narcotraffico e la tratta di esseri umani. Per questa ragione la polizia l’ha arrestata un anno fa negli uffici del sito di informazione in cui lavora. Ora è arrivata la condanna per “cyberdisinformaciòn”, ovvero diffamazione o fake news via internet.  Benché sia stata rilasciata su cauzione, Maria Ressa rischia fino a sei anni di carcere.

Le organizzazioni per i diritti umani gridano alla persecuzione politica in un Paese, le Filippine, che è un sorvegliato speciale riguardo la tutela dei diritti umani. Lo scorso anno il magazine Time ha nominato Maria Ressa, insieme a altri giornalisti, persona dell’anno 2018.

Intanto lei si difende dalle accuse. La reporter, “nemica numero uno” di Duterte, così la definisce lo spagnolo El Paìs, ha già dichiarato la sua innocenza e accusa il governo di Manila di violare la libertà di stampa con attacchi pretestuosi e mirati ai giornalisti e ai diritti umani.

Lo scontro con Duterte è iniziato a causa della campagna di critiche lanciate contro il presidente. I reportage di Rappler hanno portato alla luce negli anni scorsi che la polizia pagava i sicari per uccidere spacciatori e tossicodipendenti. Amnesty International sostiene che la guerra contro la droga avviata da Duterte nel 2016 ha causato la morte di 27.000 persone. Soprattutto, Rappler ha portato a galla come la cerchia attorno a Duterte utilizzasse conti correnti falsi per guadagnare popolarità nell’informazione.

Maria Ressa ha un’esperienza decennale alla Cnn e alla succursale filippina del gruppo mediatico Abs-Cbs. E’ solo l’ultima della lista di giornalisti perseguitati nelle Filippine, il Paese tra i più pericolosi per chi esercita il giornalismo. Negli ultimi 4 anni sono stati 172 gli attacchi contro i giornalisti e 16 sono stati assassinati. Secondo Reporter senza Frontiere, le Filippine sono al 136° posto su 180 nella classifica mondiale della libertà di stampa.

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