Cisgiordania: perché i palestinesi riaprono lo scontro con Israele

In Cisgiordania i palestinesi riaprono lo scontro con Israele

Il leader dei palestinesi Abu Mazen ha annunciato la fine degli accordi con Israele e Stati Uniti. In Cisgiordania nessuna annessione di territorio allo Stato israeliano.

L’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) esce allo scoperto e annuncia la sua posizione sull’annessione a Israele di una parte della Cisgiordania. Il presidente Abu Mazen ha detto, in una riunione di emergenza con i vertici del movimento, di considerare finiti tutti gli accordi con Israele e Stati Uniti. Di conseguenza, ha aggiunto, i palestinesi non si sentono più vincolati agli obblighi dei trattati, inclusi quelli sulla sicurezza. Il leader arabo successore di Arafat ha comunque garantito l’impegno, se si creano le condizioni, a proseguire con la “soluzione dei due Stati”. L’Autorità palestinese è disponibile a accettare la presenza di una missione internazionale (come l’Onu o il Quartetto) lungo i confini tra i due Stati.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso in più occasioni la volontà di annettere a Israele parte della valle a ovest del fiume Giordano (Cisgiordania). La scelta di Netanyahu è in linea con il piano di pace, il “piano del secolo”, di Donald Trump presentato lo scorso gennaio. Secondo il presidente Usa il territorio del futuro stato palestinese deve comprendere il 70% della Cisgiordania, tutta la striscia di Gaza e la parte dei quartieri arabi di Gerusalemme est (che diventerebbe la capitale dello Stato). Il resto di Gerusalemme sarebbe invece la capitale dello Stato israeliano. I palestinesi invece vogliono tutta la Cisgiordania.

Il piano di Trump lo spiego in maniera più dettagliata in questo post.

Israele ha occupato i territori a ovest del fiume Giordano durante la guerra dei sei giorni del 1967. Sono più di 600.000 i coloni ebrei che vivono negli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme est. La politica israeliana degli ultimi anni ha sempre puntato a promuovere e sostenere nuovi insediamenti come arma per estendersi sui territori a ovest del Giordano assegnati negli accordi di Oslo (1993) e di Washington (1994) al nascente stato di Palestina. La comunità internazionale ha sempre considerato illegali alla luce del diritto internazionale gli insediamenti.

La decisione dell’Anp potrebbe cambiare radicalmente il quadro delle relazioni mediorientali. L’allarme arriva dal re di Giordania, Abdullah II, che teme conseguenze pericolose. La Giordania è uno degli Stati che hanno firmato l’accordo di pace con Israele.

Perché Abu Mazen ha scelto di interrompere gli accordi con Israele e Stati Uniti, rimettendo in gioco tutto il percorso di pace? Sebbene la road map della pace tra israeliani e palestinesi sia in stallo da anni, la speranza di una sua ripresa era attaccata al filo degli accordi iniziati con Oslo nel 1993. Il leader palestinese, e i suoi consiglieri, sanno benissimo che non possono più contare sull’America di Trump. Così come non hanno da anni più sponde nello Stato israeliano. La causa palestinese è stata abbandonata anche da molti Paesi arabi. Interessa poco alle monarchie del Golfo, ancora meno all’Egitto.

Abu Mazen ha giocato quindi la sua carta ma rischia di rimanere isolato. Ingenuità? No, troppo navigato in politica per commettere simili errori. Il presidente dell’Anp sonda il terreno. Vuole vedere quanti alleati ha sulla carta. E vuole che questi escano allo scoperto. Risponde a distanza all’Unione Europea. L’alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, ha mandato un messaggio chiaro in questi giorni. L’Ue condanna qualsiasi decisione unilaterale sulla Cisgiordania. Un chiaro avvertimento a Israele e Stati Uniti sulla questione degli insediamenti. Abu Mazen prende la palla al volo. E prova a portare la questione tra israeliani e palestinesi al centro della diplomazia internazionale, stimolando il confronto tra Europa e Usa. I palestinesi vogliono capire fin dove arriva il sostegno europeo. E fin dove si possono spingere. Bruxelles si sostituirà a Washington nella questione mediorientale? Lo diranno i fatti.

Rispondi