Cosa succede dopo il colpo di Stato in Sudan. Trovato l’accordo tra le parti

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Notiziario Estero – Aggiornamento continuo. Cosa succede dopo il colpo di Stato in Sudan. Militari e opposizione trovano un accordo.

Colpo di Stato in Sudan. Ultimo aggiornamento: (15 maggio) Trovata l’intesa dopo un mese di negoziati tra i militari che hanno preso il potere nel Paese e l’opposizione. L’accordo prevede una transizione di tre anni nel Paese. Al termine del periodo di transizione saranno indette elezioni per scegliere il primo governo dell’era post-Omar al-Bashir. Le conferme dell’accordo, riporta il quotidiano spagnolo El Paìs, sono arrivate sia dai militari sia dall’opposizione. I militari optavano per un periodo di transizione di quattro anni. L’opposizione per due anni. Il compromesso è stato trovato sui tre anni. Accordo anche sulla composizione del futuro primo Parlamento, che sarà composto di 300 seggi. Di questi due terzi spetteranno ai membri del movimento di opposizione che ha lottato contro l’ex-presidente. Un terzo agli altri partiti.

I fatti

  • (14 maggio) sono sei le vittime degli scontri tra forze di sicurezza e manifestanti a Khartoum. Le proteste sono organizzate contro il Consiglio Militare Transitorio che ha messo in atto il colpo di stato in Sudan il mese scorso.
  • (13 maggio) Il procuratore generale di Khartoum ha formalmente accusato l’ex-presidente Bashir di avere causato la morte di alcuni manifestanti durante le proteste che lo hanno portato alle dimissioni.
  • (8 maggio 2019) Il movimento di protesta sudanese ha lanciato una campagna di disobbedienza civile contro il Consiglio Militare Transitorio che ha rifiutato la proposta di un governo a Interim.
  • (4 maggio 2019) Il generale Abdel Fattah Abdelrahman Burhan ha rilasciato un’intervista alla BBC. Ha dichiarato che l’esercito non ha intenzione di attaccare i manifestanti che protestano contro il il Consiglio militare transitorio che si è insediato dopo le dimissioni dell’ex-presidente Omar al-Bashir. Il generale Burhan ha anche aggiunto che l’esercito lascerà il potere e il governo del Sudan.
  • Una manifestazione di protesta nel sudest del Paese è sfociata nella violenza il 4 maggio. La protesta era in corso nella città di Nyala, Sud Darfour, con 5000 partecipanti. I militari hanno sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti. Secondo la Sudanese Professionals’ Association (Spa), l’organizzazione che ha coordinato le proteste contro l’ex-presidente Bashir e ora contro il Consiglio Militare Transitorio, ha dichiarato che si trattava di una protesta pacifica.
  • E’ caos dopo il colpo di Stato in Sudan. Alla guida del Paese si è insediato il Consiglio militare transitorio, composto dai militari golpisti che hanno fatto dimettere e poi arrestare l’ex-presidente Omar al-Bashir. Il 17 aprile, Bashir è stato trasferito in un carcere di Khartoum dalla residenza in cui si trovava dopo il suo arresto.  Il capo del Consiglio Transitorio, Abdul Fatah al Burhan, ha revocato lo stato di emergenza nazionale per tre mesi proclamato da Bashir a febbraio. Ha però ribadito che l’esercito cederà il potere a un governo civile entro due anni.
  • Non si placano però le manifestazioni di piazza. Se i manifestanti prima protestavano contro l’ex-presidente, oggi vanno all’attacco contro il governo dei militari. Gli organizzatori delle proteste hanno chiesto al governo militare l’immediato passaggio di potere a un governo transitorio civile in attesa delle elezioni. E hanno minacciato di proseguire le dimostrazioni di piazza e tutte le forme di protesta pacifica fino a quando non raggiungeranno l’obiettivo.
  • Il colpo di Stato in Sudan ha spazzato via in poche ore 30 anni di governo del presidente Omar al Bashir. L’esercito ha circondato lo scorso 11 aprile il palazzo presidenziale e dichiarato la formazione di un nuovo governo. I militari si sono così schierati dalla parte dei manifestanti che da mesi protestavano contro le autorità politiche di Khartoum.
  • Le proteste sono esplose a causa di una situazione economica critica e un desiderio di riscatto democratico. A Bashir non è rimasta altra scelta che dimettersi. I soldati hanno poi proceduto al suo arresto e a quello di tutti i membri del suo esecutivo. I militari hanno anche occupato la sede della redazione radiotelevisiva del Sudan. Hanno poi proclamato uno stato di emergenza di tre mesi con coprifuoco notturno dalle due alle quattro del mattino.
  • Per i generali sudanesi, il periodo di transizione politica durerà circa due anni. In questo periodo, il governo sarà presieduto da un consiglio militare.
  • I militari hanno annunciato che viene sospesa la Costituzione del 2005, vengono sciolti non solo il governo nazionale, ma anche quelli locali e il Parlamento, con la chiusura di aeroporti, porti e confini fino a nuovo ordine.
  • L’Associazione dei professionisti sudanesi, che ha guidato le proteste, ha respinto l’annuncio dell’esercito affermando che accetterà solo il passaggio di potere a un governo di transizione civile e ha esortato i sudanesi a continuare a protestare. Fonti dell’emittente emiratina Sky News Arabia riferiscono di disaccordo nell’esercito sulla nomina di Awad Bin Auf a capo del Consiglio militare di transizione.
  • Proseguono i negoziati, avviati lo scorso 13 aprile fra giunta militare e movimento di protesta in Sudan che ha portato alla caduta del presidente Omar al-Bashir.
  • Il movimento chiede lo scioglimento del Partito del Congresso Nazionale, quello di Bashir. L’Associazione dei professionisti sudanesi, uno di principali animatori della protesta, ha pubblicato una lista in nove punti con le richieste del movimento tra cui c’è quella di processare gli autori del colpo di Stato che nel 1989 portò al potere Bashir.
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