Cosa sappiamo degli attentati in Sri Lanka

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Attentati in Sri Lanka. Aggiornamento quotidiano. Cosa sappiamo degli attacchi terroristici di Pasqua che hanno causato oltre 300 morti.

Ultimo aggiornamento: sale a 359 il numero delle vittime. Arrestati altri 18 sospetti. Ora sono 58 le persone fermate dalla polizia e sospettate di essere coinvolte negli attentati in Sri Lanka.

Lo Stato Islamico ha rivendicato gli attentati in Sri Lanka che domenica 21 aprile hanno colpito la comunità cristiana durante le celebrazioni pasquali. Sono sette i kamikaze che hanno messo a punto gli attacchi, uccidendo 321 persone e ferendone oltre 500 in tre chiese cristiane della capitale Colombo e altri luoghi dell’isola.

La matrice islamica era la pista più seguita dagli investigatori. La conferma è arrivata dal Site Intelligence Group, il portale web americano diretti da Rita Katz e specializzato sul monitoraggio delle attività dei gruppi jihadisti.

Le vittime degli attentati in Sri Lanka sono di nove nazionalità. Gli inquirenti singalesi sono convinti che gli attacchi siano stati realizzati dal gruppo integralista National Thowheeth Jama’ath, aiutato da miliziani internazionali (come quelli dello Stato Islamico). Probabile il coinvolgimento anche di un altro gruppo locale: il Jammiyathul Millathu Ibrahim.

Aggiornamento degli eventi

  • Gli investigatori stanno cercando le prove che gli attentati siano una rappresaglia agli attacchi contro le due moschee di Christchurch, Nuova Zelanda. L’Isis nella rivendicazione spiega l’azione terroristica proprio come risposta ai fatti avvenuti nella città neozelandese lo scorso marzo.
  • L’Fbi sta aiutando gli 007 dello Sri Lanka nelle indagini.
  • Il primo ministro dello Sri Lanka, Ranil Wickremesinghe, ha parlato in questi giorni di un probabile “coinvolgimento straniero” negli attentati. Non si è sbagliato dato che è arrivata il 23 aprile la rivendicazione dell’Isis. Il premier aveva anticipato che erano emersi legami tra alcuni dei kamikaze e lo Stato Islamico e che alcuni attentatori avevano viaggiato all’estero.
  • Il governo singalese ha ammesso che da oltre dieci giorni prima degli attacchi, un’agenzia di intelligence straniera aveva segnalato a funzionari della sicurezza cingalesi il rischio di possibili minacce a chiese cristiane da parte del gruppo National Thowheeth Jama’ath.
  • Il fatto che i servizi di sicurezza non intervennero con decisione dopo la segnalazione è stata considerata una grave lacuna e un fallimento del sistema di sicurezza dello Sri Lanka e ha causato una crisi di governo.
  • L’arcivescovo di Colombo ha accusato duramente il governo e i servizi di sicurezza per non avere avvertito dei rischi di attacchi alle chiese cristiane e non avere preso tutte le misure e precauzioni del caso.
  • I morti accertati finora sono 321. Secondo l’Unicef 45 vittime sono bambini.
  • Il presidente dello Sri Lanka ha proclamato lunedì 22 aprile lo stato di emergenza. La misura dà i poteri ai servizi segreti di arrestare e interrogare le persone sospette. A Colombo è stato imposto il coprifuoco dal tramonto all’alba. Il governo ha bloccato i principali social media e servizi di messaggeria telefonica.
  • Poche ore dopo gli attentati in Sri Lanka, gli uomini dei servizi segreti hanno subito arrestato 24 persone sospette. A martedì 23 aprile, gli arresti sono saliti a 40. Questo intervento mostra che il governo conosceva benissimo dove si nascondevano i membri del National Thowheeth Jama’ath. Il gruppo era sotto sorveglianza da tempo.
  • Un’analisi delle parti di copro ritrovate sui luoghi degli attacchi provano che sono stati realizzati tutti da un unico kamikaze, a esclusione del Shangri-La Hotel di Colombo dove gli attentatori sono stati invece due. Il Site Intelligence Group ha messo in evidenza che nella foto trasmessa dall’Isis, e pubblicata dal Site, i terroristi siano otto e non sette.
  • Il leader del National Thowheeth Jama’ath, Mohammed Zaharan, è un noto estremista che ha trascorso molto tempo in India e Sri Lanka e ha pubblicato messaggi di odio online.
  • Uno dei kamikaze era stato arrestato alcuni mesi fa perché sospettato di avere compiuto atti vandalici a una statua di Budda, un reato grave e considerato provocatorio in una nazione a maggioranza buddista.

I fatti

  • Gli attacchi sono avvenuti domenica mattina 21 aprile, Pasqua cristiana, in tre chiese e tre hotel in tre città dello Sri Lanka, isola dell’Oceano Indiano. Altre due esplosioni hanno colpito Colombo nel pomeriggio. Una in una Guesthouse e l’altra in un’abitazione ritenuta essere probabilmente l’abitazione dei terroristi.
  • L’attacco più sanguinoso è quello che ha colpito la chiesa di San Sebastiano a Negombo, circa 20 miglia a nord di Colombo. Sono 104 i morti.
  • Sono 28 i morti nell’attentato che invece ha colpito la Zion Church a Batticaloa, dall’altra parte dell’isola, sulla costa orientale, rispetto alla capitale.
  • La terza chiesa è il Santuario di Sant’Antonio, cattolica romana, dove il numero delle vittime è ancora sconosciuto. I testimoni parlano di avere visto un fiume di sangue.
  • Gli hotel colpiti a Colombo sono il hangri-La, il Cinnamon Grand e il Kingsbury.
  • Tra le vittime 38 sono cittadini stranieri di nove nazionalità: Stati Uniti, Gran Bretagna, Turchia, India, Olanda, Danimarca, Cina, Portogallo e Giappone.
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