Cosa succede alla Brexit dopo il terzo no di Westminster

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Il Parlamento boccia l’accordo tra la May e Bruxelles. Ora cosa succede alla Brexit: estensione lunga dell’articolo 50, no deal o no exit?

Ora cosa succede alla Brexit dopo la terza bocciatura alla Camera dei Comuni dell’accordo raggiunto da governo britannico e Unione Europea? Il quadro è difficilissimo e avere certezze è impossibile. Proviamo però a delineare gli scenari che potrebbero aprirsi nei prossimi giorni. Intanto, lunedì 1 aprile Westminster torna a discutere possibili soluzioni alternative, il cosiddetto Piano B.

Lunga estensione dell’articolo 50

La richiesta motivata di una proroga della scadenza, o lunga estensione dell’articolo 50, va presentata entro il 12 aprile. E’ questa la data stabilita dal recente Consiglio Europeo di Bruxelles nel caso in cui la Camera dei Comuni avesse bocciato ancora il piano May. Se l’istanza non arriva, allora la Gran Bretagna sarà fuori dall’Unione Europea tra due settimane. I deputati britannici si riuniscono a Wetsminster lunedì 1 aprile per discutere eventuali proposte alternative al piano May. In caso di accordo su una proposta spetta questa volta al governo britannico decidere se accettarla o meno. Se Downing Street accetta, allora la premier britannica potrebbe chiedere un’estensione dell’articolo 50, cioè una proroga del momento dell’uscita fino a data destinarsi.

Soft Brexit

E’ il progetto di Unione Doganale tra Regno Unito e Ue sostenuto dai laburisti. Se nel Parlamento britannico passa questa proposta, e il governo la accetta, allora potrebbe anche esserci l’approvazione dell’accordo di divorzio. In questo caso, Londra lascerebbe l’Unione Europea il 22 maggio. I dettagli dell’accordo sarebbero negoziati durante un periodo di transizione.

No deal, no party

Se Westminster non approva alcuna alcuna proposta, o se il governo britannico non accoglie il piano del Parlamento, allora si aprono due strade. O Londra esce dall’Unione Europea il 12 aprile senza accordo, oppure Londra richiede all’Unione Europea una proroga lunga della data di uscita, nove mesi o un anno. Nel secondo caso la richiesta britannica comporterà la partecipazione degli inglesi alle elezioni europee del 26 maggio. Il governo della May deve però motivare la proroga. I motivi? Il tempo necessario a negoziare un nuovo accordo, votare un altro piano May, indire nuove elezioni oppure un nuovo referendum. In quest’ultimo caso la Brexit potrebbe anche essere revocata. Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha convocato un summit europeo il 10 aprile. In questa occasione l’Ue deciderà la sua posizione sull’affaire Brexit e scegliere di dare un taglio all’impasse optando per il no deal. Che sarebbe un no party per Londra e Bruxelles.

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