Brexit: Theresa May ancora sconfitta a Westminster. Ora cosa succede

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Notiziario Estero-La Camera dei Comuni boccia le concessioni negoziate con l’Ue. Theresa May ancora sconfitta a Westminster. Le conseguenze.

La Camera dei Comuni ha bocciato per la seconda volta un’intesa raggiunta dal Regno Unito con l’Unione Europea su Brexit. Dunque Theresa May ancora sconfitta a Westminster. La prima volta fu il 15 gennaio 2019 quando il governo conservatore andò sotto alla Camera. Quasi due mesi dopo, la premier britannica subisce una seconda sconfitta. Anzi la terza se si tiene conto che lo scorso 14 febbraio Westminster aveva respinto la mozione presentata dal governo con la quale si chiedeva di ritornare a negoziare con l’Ue. Questa terza sconfitta per il governo conservatore è stata forte: 391 voti contrari e 242 favorevoli.

La premier britannica aveva portato a casa alcune concessioni dopo l’incontro con il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker a Strasburgo. Concessioni sulla questione del “backstop” per il confine irlandese. L’avvocatura generale dello Stato aveva però dato parere negativo sul backstop. Così i conservatori anti-europeisti, i cattolici nord-irlandesi del Democratic Unionist Party si sono convinti a votare no alle concessioni. E alla May sono mancati 75 voti del suo partito e 10 dei nordirlandesi. Stupisce che 238 deputati laburisti abbiano votato contro, insieme ai Brexiteers i falchi conservatori. Solo 3 laburisti hanno sostenuto la May.

A questo punto, Theresa May ha messo all’ordine del giorno della seduta parlamentare del 13 marzo una mozione sulle opzioni Deal (accordo) o No Deal (nessun accordo). Vale a dire sfidare il Parlamento: decidete cosa volete fare, una Brexit con accordo oppure senza accordo (cosiddetta Hard Brexit).

Il 29 marzo è la data stabilita da Londra per uscire dall’Ue. E le strade sono due.

Prima strada. Se la Camera il 13 marzo vota la Brexit No Deal, non si raggiunge alcun accordo con l’Ue. Il che significa che salta il periodo di transizione previsto fino al 2020. Transizione per evitare contraccolpi economici legati al divorzio tra Gran Bretagna e Unione Europea. Ma salta anche ogni possibilità di un nuovo negoziato.

Seconda strada. Se Westminster invece vota  la Brexit Deal, allora il Parlamento britannico dovrà decidere se chiedere a Bruxelles di prorogare l’articolo 50 del Trattato Ue, rinviando quindi la Brexit.

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