Shutdown Usa: Trump dichiara l’emergenza per uscire dall’impasse

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Il presidente Usa alla fine si rassegna per avere i fondi per il muro al confine con il Messico e sbloccare lo shutdown Usa.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che dichiarerà lo stato di emergenza al fine di trovare i fondi necessari alla realizzazione del muro al confine con il Messico e sbloccare lo shutdown Usa.

La notizia dovrebbe mettere fine alla lunga impasse avviata nel Congresso Usa lo scorso dicembre.

Di seguito l’articolo pubblicato su Notiziario Estero lo scorso 12 gennaio.

Lo Shutdown Usa è il più lungo della storia. Almeno 800.000 dipendenti pubblici sono senza stipendio da settimane. Il muro di Trump ha bloccato l’America più che i migranti.

Sarà anche parziale (leggi il nostro post che spiega lo shutdown) fatto sta che lo shutdown Usa sta facendo sentire i suoi effetti come poche altre volte nella storia americana. Oggi 12 gennaio 2019 il blocco delle attività amministrative negli Stati Uniti ha toccato il suo ventiduesimo giorno. Superando di fatto quello del 1995-96 di Bill Clinton che durò 21 giorni.

Ieri, centinaia di migliaia di dipendenti pubblici non hanno ricevuto lo stipendio. E così molti sono scesi in piazza in tante città americane per protestare con presidi e cortei promossi dalle organizzazioni sindacali degli Stati Uniti.

Il muro di Trump quindi blocca per ora l’America più che i migranti. Donald Trump batte tutti. Il “suo” shutdown è ufficialmente il più lungo della storia americana. Il suo protrarsi nel tempo comincia a preoccupare i lavoratori. Anche perché nessuno sa fino a quando potrebbe durare.


 

Shutdowns over the years


E gli effetti sono pesanti. L’aeroporto di Miami, per esempio, ha annunciato che chiuderà uno dei suoi terminal per mancanza di personale. I dipendenti dei servizi essenziali (quelli cioè esclusi dallo shutdown Usa) sono stati invitati dal governo a continuare a lavorare anche senza ricevere lo stipendio. Una richiesta che ha fatto scattare l’azione legale dei sindacati che accusano il governo di violare le leggi sul lavoro. Anche i controllori di volo a Miami sono pronti a fare causa al governo per la mancanza di stipendi.

Intanto l’agenzia Standard & Poor’s fa i conti in tasca allo shutdown Usa. Finora è costato 3,6 miliardi di dollari. Una media di 1,2 miliardi a settimana. Se prosegue per altre due settimane la spesa diventerebbe di oltre 5,7 miliardi di dollari. Che poi è il costo del muro al confine con il Messico richiesto da Trump al Congresso Usa.

E proprio il muro è la causa del blocco amministrativo negli Stato Uniti. Il costo dell’opera lungo il confine messicano ha fatto precipitare il Paese nel più lungo shutdown. I soldi per coprire la spesa non ci sono. Ma Trump potrebbe dichiarare lo stato di emergenza nazionale e trovare in questo modo i fondi per il muro e porre fine al blocco delle attività amministrative.

Ma il presidente ha fatto sapere che non vuole farlo. Nonostante sia andato male nei giorni scorsi l’incontro con i democratici per trovare una soluzione comune allo sforamento del bilancio. Per ora, il capo della Casa Bianca si è detto disposto a firmare il decreto che riconosce ai dipendenti pubblici il risarcimenti dei soldi persi in queste settimane. Una misura a cui potrebbe ricorrere sono i fondi per le emergenze da uragano.

 

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