Perché il Venezuela smaschera la crisi della politica estera dell’Ue

L’Unione Europea scivola sul Venezuela. Quattro Stati lanciano un ultimatum a Maduro, il resto si accoda dopo, e danno un altro colpo alla politica estera Ue.

Il Venezuela divide il mondo. Ma soprattutto divide l’Europa. Quattro Paesi dell’Ue hanno inviato un ultimatum al presidente Nicolàs Maduro: se entro otto giorni non saranno indette nuove elezioni, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito sono pronte a riconoscere il presidente temporaneo Jùan Guaidò. Il suo gesto provocatorio di autoproclamarsi capo dell’esecutivo venezuelano ha già ottenuto il riconoscimento degli Stati Uniti e di altri Stati americani. L’Europa invece arriva dopo. La cosa non stupisce perché siamo abituati all’Ue sempre in coda sulle questioni internazionali. Questa volta l’Europa arriva solo con un piccolo pezzo, rappresentato da quattro Paesi (anzi tre se si considera che c’è anche la outsider Gran Bretagna). Un brandello europeo che entra nel dibattito internazionale sul Venezuela in punta di piedi, quasi a non volere disturbare. Poi si sono aggiunti gli altri Paesi. La Commissione Europea ha preso la stessa posizione dei quattro dell’ultimatum che segnano il passo della politica Ue. E ancora una volta va in crisi la politica estera dell’Unione Europea, sempre che ci sia mai stata una politica estera. L’annuncio dei quattro Paesi Ue conferma l’impressione di un ritorno al bilateralismo o alle alleanze improvvisate dentro il club europeo. Con buona pace della politica estera e di sicurezza, di Federica Mogherini, di strategie. Il 22 gennaio Francia e Germania hanno firmato l’accordo di cooperazione che qualcuno ha definito come il nuovo Patto dell’Eliseo. La Francia cerca la partnership militare con la Gran Bretagna. Ogni Stato insomma sembra andare per conto suo. E l’integrazione europea assomiglia sempre più al caro estinto.

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