Dove va la difesa europea? La riflessione del generale Camporini

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L’ex- capo di stato maggiore dell’aeronautica militare e della difesa ha parlato di strategia globale Ue e difesa europea all’Università Statale di Milano.

Il mondo cambia e l’Unione Europea deve essere pronta alle nuove sfide. E’ un mondo inquieto dove il disordine internazionale richiede una nuova strategia globale e un’integrazione dei sistemi di difesa europea. E’ il tema affrontato in un incontro a Milano all’Università Statale in cui è intervenuto il generale Vincenzo Camporini ex-capo di stato maggiore dell’aeronautica militare. Con lui Domenico Moro del Centro Studi sul Federalismo di Torino e autore del libro: Verso la difesa europea. L’Europa e il nuovo ordine internazionale.

Il quadro internazionale

L’analisi di Camporini parte dalla situazione internazionale. Per l’ex-generale italiano il quadro globale ricorda quello della fine della Prima Guerra Mondiale. Assistiamo infatti a tendenze di nazionalizzazione in Europa, Stati Uniti e Asia, e a spinte revansciste di riscatto internazionale dopo “l’umiliazione” della Guerra Fredda. In particolare la Russia ha vissuto il post-Guerra Fredda in maniera simile, pur se ridotta nella sua portata, a quella della Germania del primo dopoguerra. C’è un ritorno all’isolazionismo che si estende anche nel campo militare e della difesa. In questo contesto, gli Stati europei e occidentali continuano a mantenere bassi livelli di spesa militare, mentre nel resto del mondo c’è una corsa al riarmo. In particolare in Paesi come Cina, India e Pakistan. La Cina per esempio spende in armamenti come gli Usa, che sono al primo posto per la spesa bellica. Certo se guardiamo ai dati economici risulta che Pechino investe la metà degli Stati Uniti, ma se si considera il basso costo del lavoro cinese e dei materiali di produzione il livello di spesa in armamenti Usa-Cina è quasi uguale.

Dove va la difesa europea?

In un mondo in transizione da sistema multilaterale a quello delle relazioni bilaterali, l’Unione Europea non fa eccezione. Sul fronte della difesa europea assistiamo addirittura a una frammentazione dentro l’area comunitaria. Questo nonostante il percorso di integrazione della difesa rilanciato dall’Alto Rappresentante Ue Federica Mogherini. Esiste insomma una tendenza alla ricerca di alleanze bilaterali dentro il club europeo in alternativa alla costruzione di un solo esercito europeo e un comune sistema di difesa. Ne sono esempi il Trattato di Acquisgrana tra Francia e Germania e l’accordo di cooperazione anglo-francese. Per Camporini, l’Ue di oggi sulla difesa ricorda l’Italia del 1848. Ci sono tante realtà di difesa appartenenti ai singoli Stati pre-unitari ma manca un esercito comune e una politica centralizzata condivisa. E la mancanza di integrazione indebolisce anche la posizione e il ruolo internazionale dell’Ue sul piano diplomatico. Non a caso l’Unione Europea è spesso assente nelle crisi internazionali e i destini dei processi di pace e dei paesi vengono decisi altrove, a Washington, a Mosca o a Pechino. Su questo punto è intervenuto Domenico Moro che si chiede se siamo a un punto di svolta della politica estera e di difesa dell’Ue. L’Europa è sempre più circondata da aree di grande instabilità militare. Alcune di queste sono quelle in cui gli Stati Uniti hanno fatto retromarcia, una scelta cominciata prima con Barack Obama e proseguita da Donald Trump. Ora i paesi europei devono fare il salto di qualità verso l’integrazione della difesa. Un modello potrebbe essere quelle delle esperienze delle unioni federali. Si pensi alla guardia nazionale negli Stati Uniti. Alcuni passi positivi però ci sono. L’accordo franco-tedesco di cooperare alla costruzione di un velivolo militare di sesta generazione va nella direzione di una autonomia militare europea.

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