Prove generali di alleanze internazionali nel mondo che cambia

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Da una parte il “new deal” progressista, dall’altra la trilaterale conservatrice. Prove generali di alleanze internazionali nel mondo che cambia.

Nel mondo che cambia sono in corso prove generali di alleanze internazionali. Lo scorso 1 dicembre il senatore democratico Ben Sanders, già candidato alla presidenza Usa nel 2016, ha organizzato nel Vermont un summit con rappresentanti del mondo progressista.

Più lontano, il segretario di Stato Usa Mike Pompeo incontrava leader autorevoli dei conservatori.

Le iniziative politiche di Sanders e Pompeo esprimono, nelle loro diversità, la medesima preoccupazione: dove va il mondo nel 2019? Ciascuno cerca di darne la propria interpretazione di lettura, ma anche di trovare modelli nuovi per plasmare lo scenario internazionale del futuro.

Stiamo assistendo dunque a prove generali dì alleanze internazionali nel campo progressista e in quello conservatore? Sicuramente sì, vedremo però nel corso dell’anno gli sviluppi.

Tra le vallate del Vermont, a Burlington dove si trova la sede della Fondazione Sanders, l’ex sfidante di Hillary Clinton si è confrontato con l’ex ministro greco Yanis Varoufakis, la combattiva sindaca di Barcellona  Ada Colau, il sindaco di New York Bill De Blasio, l’economista Jeffrey Sachs, la candidata democratica a governatore dello Stato di New York Cinthia Nixon.

La missione comune di tutti questi rappresentanti (leggi il resoconto del vertice riportato da El Paìs) è quella di bloccare l’avanzata del populismo e arginare il blocco delle destre che punta a controllare il mondo.

“È in corso una guerra globale contro i lavoratori, l’ambiente, i diritti umani”, hanno spiegato nell’incontro. “Occorre arginare il dilagare delle destre che punta a erodere i diritti umani e le conquiste sociali”, è il punto su cui tutti concordano.

Il pericolo viene da Donald Trump, dal presidente brasiliano Bolsonaro, da altri leader della destra europea o americana.

Che fare dunque? E qui le difficoltà si notano perché le proposte sono poche e scarse, scontate tanto da non andare oltre l’idea dì creare una rete internazionale delle sinistre come spazio di discussione e confronto. Di fatto si ritorna alla vecchia internazionale in chiave però progressista rispetto alla matrice comunista. Insomma questi leader hanno tirato fuori dai cappelli fumanti la prospettiva di dare vita a un New Deal internazionale delle forze progressiste.

Non molto diverso fanno le forze conservatrici. Il segretario Usa Pompeo incontra in pochi giorni esponenti importanti della destra internazionale. In Brasile il capo della diplomazia americana ha incontrato il presidente Jair Bolsonaro. Con lui ha ribadito la stabilità delle relazioni commerciali e politiche tra i due Paesi. Il passaggio importante resta comunque quello sul Venezuela, Cuba e Nicaragua, i nuovi stati canaglia nella dottrina degli Stati Uniti. Pompeo e Bolsonaro hanno ribadito la necessità di impegnarsi per rafforzare la democrazia e i diritti umani in quei Paesi.

Pompeo ha incontrato anche i presidenti di Israele, Honduras, Perù, Colombia. Nel summit è emerso che i leader organizzeranno meeting periodici per discutere di sviluppo e di aperture reciproche di ambasciate. Gli Usa apriranno la sede diplomatica a Tegucigalpa, mentre l’Honduras porterà l’ambasciata a Gerusalemme.

Pompeo ha anche rassicurato il premier israeliano Benjamin Netanyahu sull’impegno americano a tutelare Israele. In particolare sulla guerra all’Isis e il contenimento della minaccia iraniana in Siria.

Anche l’alleanza tra conservatori non presenta grandi prospettive e proposte oltre a quelle di rinsaldare i rapporti e costituire di fatto un’internazionale delle destre.

Per dirla in termini meteorologici  c’ è nebbia a destra e a sinistra sulle prospettive di politica internazionale.

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