Cinque libri da leggere sulla crisi americana

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Gli Stati Uniti non sono più capaci di innovare? Dopo il boom tecnologico e il successo della Silicon Valley, gli Usa sembrano essersi fermati. Lo stop americano trascina con sé anche il resto dell’Occidente. Il dibattito in America è aperto da prima che Donald Trump vincesse le elezioni. Anche in Europa e in Italia, osservatori, giornalisti, studiosi hanno analizzato e approfondito la questione della crisi americana. Ammesso che esista davvero. Ecco cinque libri da leggere per capire meglio il dibattito sulle difficoltà attuali degli Stati Uniti.

  1. Sergio Romano: Trump e la fine dell’American Dream– Longanesi 2017. L’editorialista del Corriere della Sera, ex diplomatico e esperto di politica internazionale, analizza e descrive con la lucidità che lo distingue la crisi americana attuale e la fine del sogno americano;
  2. Massimo Teodori: Ossessioni Americane– Marsilio 2017. Storico, giornalista e esperto degli Stati Uniti, docente in più università italiane, Teodori affronta in questa sua ultima fatica gli elementi della crisi degli Stati Uniti, le difficoltà economiche e sociali, con uno sguardo attento alla politica;
  3. Alan Friedman: Questa non è l’America– Newton Compton 2017. Il celebre giornalista americano fa una fotografia della situazione reale degli Usa. Sotto la lente dell’autore passa la società americana, la sua economia e politica, i diritti civili. Friedman prova a capire le la malattia americana di questi tempi;
  4. Elisabetta Grande: Guai ai Poveri, la faccia triste dell’America– Edizioni del Gruppo Abele 2017. Una descrizione interessante dell’accanimento contro i poveri nell’America di oggi ma guardando anche all’Europa;
  5. Tyler Cowen: La classe compiaciuta – Luiss University Press, 2018. L’ultimo libro dell’economista americano che scatena dibattiti ogni volta che scrive mettendo in crisi le certezze economiche. In quest’opera, Cowen ci regala la sua visione della crisi americana. La bassa crescita economica degli Usa è stata provocata da una classe dirigente compiaciuta di quanto ha già ottenuto e non disposta a cambiamenti per il rischio di perdere i privilegi. Cowen è convinto che lo stesso meccanismo si verifichi in Europa e in Giappone. Da leggere assolutamente.
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