La stampa Usa all'attacco di Trump

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Il Boston Globe guida la carica di 350 testate giornalistiche contro il presidente Usa che ha definito i giornalisti “nemici del popolo”. Fa discutere un disegno realizzato dal bassista dei Pearl Jam.

Un editoriale contro Donald Trump pubblicato contemporaneamente sui media americani. Un hashtag #Enemyofnon, nemici di nessuno. Sono le risposte messe in campo da una cordata di 350 testate Usa guidate dal Boston Globe, quello del caso Spotlight per intenderci, dopo l’attacco verbale del presidente alla stampa. “I giornalisti sono non allineati e nemici del popolo”, ha dichiarato di recente il capo della Casa Bianca.
Trump per attaccare i media ha usato l’espressione nemici del popolo che, per la cronaca, era usata dai nazisti per gustificare gli attacchi agli ebrei e da Stalin per spiegare le sanguinose purghe contro gli anticomunisti.
Alla cordata giornalistica hanno aderito tutti i media più celebri degli Stati Uniti. Dal New York Times al Washington Post, dal Boston Globe (che ha lanciato la proposta) alla Cnn. Il Nyt fa scorrere sul proprio sito i titoli cliccabili degli editoriali anti-Trump pubblicati sulle altre testate. Il messaggio che lanciano e ribattono tutte le testate giornalistiche è che Trump minaccia la lbertà di stampa e anche l’incolumità degli stessi giornalisti.
Non tutti hanno aderito all’iniziativa. Il Wall Street Journal per esempio si è astenuto dal prendere una posizione. Ha rifiutato di partecipare la Fox, l’unica testata seguita da Trump. Il presidente americano ha preteso che sia l’unico canale ammesso a girare sugli schermi della Casa Bianca e dell’Air Force One, l’aereo presidenziale.
Intanto, fa discutere il poster disegno realizzato daJeff Ament bassista della band Pearl Jam. A aiutarlo l’artista Bobby Brown. Il poster raffigura una Casa Bianca in fiamme con un Aquila che ha i capelli di Trump. Il disegno è un endorsement al candidato senatore democratico del Montana John Tester nelle elezioni di medio termine.
In vista delle elezioni di mid-term, Trump va quindi allo scontro duro con i media americani. Lo fa forte di alcuni sondaggi che sarebbero favorevoli al presidente Usa nella sua lotta contro i giornalisti. Quello realizzato dalla Quinnipiac rileva un 51% di elettori repubblicani d’accordo con Trump.

La crociata di Trump contro la stampa americana era cominciata il 25 febbraio 2017. La Casa Bianca escluse i media non graditi dalla conferenza stampa settimanale. Tra questi anche New York Times, il britannico Guardian e la Cnn. Le star di Hollywood minacciarono una manifestazione contro la politica del presidente Usa.
Il presidente Donald Trump aveva deciso di escludere alcuni giornalisti di testate “non gradite” dalla conferenza stampa del venerdì.
Furono invece stati ammessi i network conservatori come Breitbart News, One America News Network and il Washington Times. Insieme a loro le televisioni Cbs, Nbc, Abc e naturalmente Fox. L’agenzia Associated Press e Time avevano rifiutato di partecipare pur essendo invitate.
L’esclusione dei media aumentò la tensione tra la Casa Bianca e la stampa. In gioco c’era naturalmente il principio della libertà di stampa.
Severo fu il giudizio del New York Times. Dean Baquet è il direttore editoriale: “Non è mai successo nulla del genere alla Casa Bianca nel corso della nostra lunga storia di cronaca dove abbiamo seguito amministrazioni molto diverse tra di loro”.
La protesta contro la politica del presidente degli Stati Uniti coinvolse anche il mondo del cinema.
Jodie Foster aveva lanciato l’appello a resistere alla politica di Trump. Alla vigilia della consegna dei premi Oscar a Los Angeles nel 2017, la Foster era intervenuta durante le manifestazioni di protesta dicendo che “questa è l’ora di resistere”. A lei si sono aggiunte molte altre star, tra cui Michael J. Fox,
 

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