Cosa succede in Zimbabwe dopo il voto

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L’opposizio denuncia brogli. Scontri dopo i risultati elettorali. Tre morti. 23 candidati in corsa alla presidenza. Il partito di maggioranza cerca il contatto con l’opposizione per diminuire la tensione.
L’esito in Zimbabwe sembrava scontato già alla vigilia delle operazioni di voto. Ci riferiamo non tanto all’affermazione elettorale dello Zanu-Pf, il partito che governa il Paese africano fin dalla sua indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1980. Quanto agli scontri che sarebbero seguiti chiunque fosse stato il vincitore.
Nella capitale Harare, i sostenitori del partito di opposizione Mdc, il Movimento per il Cambiamento principale sfidante di quello di governo, sono scesi in piazza accusando di brogli la Commissione Elettorale che aveva appena comunicato i dati ufficiali: 122 seggi del Parlamento allo Zanu-Pf, 53 al Mdc su un totale di 210 seggi da assegnare. Dopo un giorno sono stati resi noti i dati delle presidenziali. C’erano 23 candidati in corsa. Ha prevalso il presidente uscente  Emmerson Mnangagwa, leaader del Zanu-Pf, con il 50,8% dei voti che evita di andare al ballottaggio avendo superato il quorum del 50%. Il candidato dell’opposizione Nelson Chamisa si ferma al 44,3%. Chamisa ha parlato di brogli dimostrati dalla incongruenza tra quelli contati per le parlamentari e le presidenziali, che si sono tenute lo stesso giorno.
I sostenitori del Mdc ci avevano sperato che questa fosse la volta buona. Il loro candidato Chamisa quarantenne con esperienza amministrativa, aveva in partenza ottimi numeri e i sondaggi gli davano molte possibilità di battere il 75enne Mnangagwa, soprannominato il “Coccodrillo”.
All’indomani delle elezioni, i dirigenti politici del Mdc avevano annunciato la vittoria di Chamisa, un errore dell’inesperienza, illudendo al cambio di rotta dello Zimbabwe. I dati della Commissione Elettorale però hanno smentito il Mdc. Dati che sono stati annunciati com molto ritardo e che hanno fatto pensare a irregolarità e brogli, scatenando l’ira dei sostenitori di Chamisa. C’è voluto l’esercito e 3 morti per placare le proteste. Gli osservatori dell’Unione Europea hanno comunque ravvisato alcune irregolarità.


Zimbabwe, è governo di ex-militari


Sul voto ha pesato ancora la figura dell’ex-presidente Robert Mugabe costretto alle dimissioni lo scorso novembre dopo una travagliata vicemda politica. Mugabe, 93 anni, ha guidato il Paese ininterrottamente per 38 anni da quando ha raggiunto l’indipendenza e ha cambiato nome da Rhodesia a Zimbabwe. Con un colpo da maestro, alla vigilia delle elezioni Mugabe ha indetto una conferenza stampa per annunciare che avrebbe votato per l’opposizione e contro il suo ex-partito Zanu-Pf che ha dominato e maneggiato per decenni.
Intanto, per attenuare la tensione il Coccodrillo ha preso contatti con i leader dell’opposizione in modo da arginare conseguenze violente come quelle appena avvenute.

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