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La corsa Italia Francia per il petrolio della Libia

Duello Total Eni. I francesi vogliono sostituirsi alle società Usa. Conte chiede aiuto a Trump.

La corsa Italia Francia sul petrolio della Libia La corsa Italia Francia sul petrolio della Libia

Il retroscena del summit a Washington tra Giuseppe Conte e Donald Trump è la richiesta di aiuto del premier italiano al presidente degli Stati Uniti di bloccare i francesi sul greggio libico. Lo scrive oggi il corrispondente del Corriere della Sera da Washington.

Nel Paese nordafricano si fa più intensa la corsa tra Italia e Francia per il petrolio della Libia. Un gioco di affari, geoconomia, equilibri geopolitici che si intreccia con l’attività diplomatica di questi anni.

Dietro all’attivismo di Roma e Parigi verso Tripoli non c’è solo la volontà di assicurare una stabilità del Paese ma anche il controllo sulla principale risorsa naturale.

E’ il petrolio che finora ha tenuto in piedi il governo di Fajez Sarraj, quello riconosciuto dalla comunità internazionale. Su questo c’è però incombe la minaccia del generale Khalifa Haftar, leader di Bengasi e Cirenaica, che ambisce a controllare i giacimenti libici. Haftar riscuote della simpatia e del velato appoggio del presidente francese Emmanuel Macron. Che vede nel generale uno degli strumenti con cui aumentare l’influenza di Parigi.

La corsa tra Italia e Francia sul petrolio si conduce con le gambe della Total e dell’Eni. Il duello tra i due colossi energetici determina le scelte politiche a Roma e Parigi.

La francese Total vuole ottenere di più dalla Libia. La sua produzione di petrolio è marginale rispetto a quella dell’italiana Eni, il principale gruppo energetico straniero presente in Libia. Stando ai dati pubblicati dal Corsera, la Total produce 31 mila barili al giorno a fronte dei 384 mila dell’Eni.

La strategia di Total sul petrolio della Libia è di saltare a due gambe dentro il Consorzio Waha, nella zona sud-orientale di Sirte. La società produce in media 600 mila barili giornalieri. La quota di maggioranza, il 59,18%, è nelle mani della società di Stato libica National Oil Corp. Il resto del capitale è detenuto da tre società degli Stati Uniti: Marathon Oil (16,3%), Conoco Phillips (16,3%), Hess (8,6%).

La scorsa primavera una delle imprese Usa socie del Consorzio Waha, la Marathon Oil, ha venduto la sua quota alla Total per 450 milioni di dollari. L’affaire franco-americano ha spaventato la leadership politica a Tripoli. Sarraj non ha dubbi che la rinuncia della Marathon Oil è solo il primo passo. Prima o poi anche Hess e Conoco Phillips venderanno le proprie quote ai francesi. Che sono gli interlocutori del generale Haftar.

Non è un caso che Macron abbia accelerato sulle elezioni politiche in Libia e ha convocato a Parigi tutti i gruppi libici per definire la data della consultazioni elettorali politiche il 10 dicembre prossimo. L’Eliseo ha fretta di chiudere la partita libica e aumentare la sua influenza politica attraverso il generale Haftar.

Come conseguenza a Roma il governo è in allerta per l’attivismo libico di Macron. E per il rischio vedere soppiantata l’Eni. Così il presidente del Consiglio Conte ha chiesto aiuto a Trump durante il summit a Washington dello scorso 29 luglio.

Secondo quanto rivela il Corsera, il capo della Casa Bianca ha garantito di intervenire per convincere le altre imprese Usa a rimanere in Libia. Le società petrolifere americane erano tornate nel Paese dal 2004, dopo che il presidente George W. Bush aveva revocato le sanzioni imposte al Paese nordafricano da Ronald Reagan.

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Magazine di politica estera e attualità internazionale. Approfondisce i temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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