Trump contro Putin sui gasdotti

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Il retroscena dell’ultimo summit Nato è stata la sfida Usa sulle grandi pipeline energetiche


La vera sfida del vertice Nato di Bruxelles è stata quella sui gasdotti. Con la partita energetica si gioca la tenuta della coalizione atlantica. Tra i player c’è anche l’Italia con le attività estrattive Eni e le reti infrastrutturali di Snam, coinvolta direttamente nella pipeline Tap (Trans Adriatic Pipeline).
L’attacco di Donald Trump alla cancelliera tedesca Angela Merkel è stato un chiaro messaggio per dire che le cose devono cambiare sul fronte delle forniture energetiche. Soprattutto, il presidente Usa non le ha mandate a dire a Frau Merkel: basta con il giro di valzer con la Russia per l’approvviggionamento di gas.
La presa di posizione di Washington è emersa nel corso della World Gas Conference, la Conferenza mondiale sul gas, che si è svolta nella capitale americana a fine giugno. In una nota rilasciata al termine della Conferenza, il Dipartimento di Stato Usa ha fatto ben intendere la nuova strategia energetica verso l’Europa. La parola d’ordine è una: impiegare vie e fonti diverse per la distribuzione del combustibile al fine di garantire la propria sicurezza e indipendenza. In altre parole, gli Stati Uniti hanno mandato un messaggio esplicito agli alleati: non diventate troppo dipendenti da Mosca sulle fonti energetiche se volete preservare la vostra autonomia politica.
Da qui l’opposizione di Trump al gasdotto Nord Stream 2. La pipeline, controllata e gestita dal colosso energetico russo Gazprom, nasce a Narva Bay, Russia. Attraversa tutto il Mar Baltico fino alla Germania, percorrendo 1200 km. Sarà completato nel 2019. Così come gli Usa sono contrari alla seconda linea di Turkstream, una conduttura proveniente dalla Russia che passa però lungo l’asse meridionale euroasiatico. In entrambi i casi, Washington avverte che le pipeline peggioreranno la dipendenza dell’Europa dalla Russia. Il che significa poi essere soggetti ai ricatti politici di Mosca.
La soluzione americana è che l’Europa abbandoni gli approvviggionamenti di gas attraverso progetti di condutture russe e si rivolga a altre fonti energetiche. Tra queste il Southern Gas Corridor, che da Shah Deniz, Azerbaijan, passa dalla Turchia portando il gas in Europa fino a Brindisi dopo un percorso di 3500 km. L’impianto entrerà in funzione nel 2020.
Questo è per l’Italia un asset strategico perché mette la Penisola al centro della distribuzione europea. Su questa pipeline, come già scritto, ha fatto investimenti importanti Snam. Al momento in cui scriviamo, una delle difficoltà maggiori arriva dall’ondata di proteste e contestazioni contro il suo passaggio nei pressi di San Foca, Melendugno Puglia. Il progetto Snam prende il nome di Tap, costa 4,5 miliardi di euro ed è parte del più ampio Southern Gas Corridor, che porterà 10 miliardi di metri cubici di gas quando entrerà in funzione nel 2020. La Snam partecipa con una quota del 20% sul progetto.
Il Dipartimento di Stato ha anche elogiato durante il summit Nato il coraggio polacco a acquistare gas liquido dagli Usa rinunciando al gas russo. L’accordo tra Polonia e Stati Uniti entrerà in vigore nel 2022. Ne ha parlato anche Trump durante il suo attacco verbale alla Merkel, dicendo che la Germania dovrebbe fare come la Polonia.
Infine, il Dipartimento di Stato ha elogiato il floating storage e il rigassificatore dell’isola di Veglia (Krk) in Croazia.
Queste prese di posizione degli Stati Uniti rivelano la strategia per isolare la Russia. Per questo al centro dell’attacco di Trump c’è Angela Merkel, vista come la leader di un Paese che sembra tenere i piedi in due scarpe: a ovest quella atlantica e est quella russa. Il prossimo anno scadono anche i contratti con l’Ucraina, e Washington punta a convincere l’Europa che deve ridurre la dipendenza energetica da Mosca. Da ultimo una partita importante si sta giocando nelle acque egiziane dove l’Eni ha scoperto importanti giacimenti. La Turchia ha proposto di far transitare il gas dal suo territorio. Grecia e Israele però si oppongono e propongono un percorso alternativo. Gli equilibri regionali, insomma, dipenderanno molto dall’evoluzione dei rapporti energetici.

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