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I dolori di Putin che vince in Russia

Vladimir Putin è rieletto con il 76,6% dei voti. Affluenza al 67,49%. L'Osce critica le elezioni russe per mancanza di una competizione. Gli Usa non chiamano per congratularsi.

I dolori di Putin che vince in Russia I dolori di Putin che vince in Russia

Il presidente è ancora presidente. Per la quarta volta. La vittoria di Vladimir Putin alle elezioni di domenica 18 marzo era un affare scontato. Quasi una barzelletta in un Paese che ha messo a tacere ogni forma di opposizione e consentito la candidatura di 7 sfidanti macchietta senza alcuna chance di minacciare il satrapo del Cremlino neppure da lontano.

Con una percentuale altissima (il 76,6% di voti), Putin si è assicurato la carica di presidente fino al 2024. Hanno votato il 67,49% dei russi, un’affluenza poco più alta rispetto alle ultime presidenziali del 2012.

Se il popolo russo approva Putin, una bocciatura arriva dall’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Secondo l’organizzazione, le elezioni russe sono state condotte all’insegna della mancanza di competizione, da restrizioni alle libertà fondamentali, mancanza di vera concorrenza.

Le congratulazioni al presidente Putin sono arrivate dalle più importanti cancellerie europee come la Germania. Anche la Cina ha espresso allo zar di Russia i suoi complimenti. Non una parola è arrivata però dagli Stati Uniti. Dall’America tutto tace. Almeno fino al momento in cui scriviamo.

La vera anomalia, che manda anche un segnale poco piacevole, è il silenzio degli Stati Uniti. Dalla Casa Bianca non è arrivata nemmeno una telefonata per congratularsi con il neo-presidente.

Chi esce sconfitto da questa competizione è il blogger sfidante di Putin Aleksej Navalny. A lui è stata interdetta la partecipazione alle elezioni. Tuttavia, il suo appello al boicottaggio delle votazioni non ha funzionato vista l’affluenza molto buona che ha visto andare alle urne oltre 56 milioni di russi.

Il successo di Putin è comunque totale. Certo, le critiche al leader russo non si risparmiano, ma non si vince con oltre il 75% dei voti solo con eventuali brogli. Significa che il consenso nel Paese c’è. Eccome se c’è.

Sulla vittoria di Putin può avere influito secondo alcuni analisti, la spinta nazionalista a seguito della vicenda dell’avvelenamento dell’ex-spia Serghej Skripal e della tensione politica con la Gran Bretagna. Al riguardo, un articolo del quotidiano spagnolo El Paìs riporta un commento di Ella Pamfilova, capo della Commissione Elettorale Centrale della Russia, che ha spiegato come: “La Russia si unisce sempre quando l’attaccano”.

Se si vogliono cogliere segnali di debolezza tra le righe della vittoria elettorale di Putin, questi esistono i due ambiti.

Il primo segnale viene dalla Crimea e dalla Siberia. E’ proprio nella Crimea che Putin ha riammesso alla Russia nel 2014 che si è avuto il consenso più basso al presidente. Così come in Siberia. In entrambe le regioni, Putin ha avuto meno del 70%.

Il secondo segnale viene dai giovani. Se è vero che quest’anno ha votato per la prima volta una generazione che ha visto (ed è cresciuta) solo Putin come leader, molti di questi giovani non sono attratti dal Presidente ma da figure come Nalvalny, almeno stando alle ricerche e indagini giornalistiche pubblicate sulla stampa internazionale.

Quella di Putin dunque rischia anche di essere una vittoria di Pirro. Un uomo solo al comando che, nel giro di qualche anno, potrebbe vedere rovesciata la situazione. I Navalny si moltiplicheranno, così come la perdita di consenso per ora solo in Crimea e Siberia. La storia ce lo dirà. Per ora possiamo dire che il re, vincitore indiscusso e senza rivali, è solo. E non è bello per un leader.

Ovidio Diamanti

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Informazioni su Redazione ()
Magazine di politica estera e attualità internazionale. Approfondisce i temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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