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Russia Gran Bretagna: intervista al professor Calzini

Il parere di uno dei massimi esperti di politica estera russa. Notiziario Estero intervista Paolo Calzini

Crisi Russia Gran Bretagna. Intervista al professor Paolo Calzini Crisi Russia Gran Bretagna. Intervista al professor Paolo Calzini (Johns Hopkins University)

Il professor Paolo Calzini è un esperto di politica estera russa. Già docente di Storia dei Trattati e Politica Internazionale alla facoltà di Scienze Politiche di Milano, è senior advisor della Johns Hopkins University a Bologna.

Abbiamo sentito il professor Calzini sulla crisi politica esplosa dieci giorni fa a seguito dell’avvelenamento della ex-spia russa Serghej Skripal

Professore Calzini la crisi tra Mosca e Londra seguita al caso Skripal è stata usata da Vladimir Putin come arma per giocare la carta del nazionalismo russo in vista delle elezioni presidenziali dello scorso 18 marzo?

Guardi possiamo in sintesi dire che ci sono due tesi che girano sulla questione. La prima è quella di chi sostiene che l’avvelenamento possa essere attribuito a Putin in funzione di una dimostrazione di forza a livello internazionale. La seconda è quella di chi ritiene che l’avvelenamento possa avere aumentato la percezione interna di una figura, di un leader, più risoluto tra tutti i suoi avversari politici. Si tratta poi di valutare e comprendere a cosa può portare un’iniziativa di questo genere su un piano internazionale. L’impressione è che in un’ottica globale i suoi effetti possono essere negativi. Personalmente, propendo per la seconda tesi.

Quindi Putin difficilmente può essere il mandante dell’avvelenamento come lo accusano gli inglesi? Qualcuno a Londra ha anche scritto che c’è un messaggio implicito ai “traditori” della Russia: possiamo colpirvi ovunque voi siate e anche dopo tanti anni?

A vedere la dinamica del fatto sembra più un’azione di quelle che in Italia chiameremmo opere di “servizi deviati”, parti dell’apparato statale che hanno colpito un ex-spia. La quale tra l’altro era una figura secondaria e non di primo piano nell’intelligence russa. Non si capisce perché il presidente russo avrebbe dovuto correre un rischio così alto per Skripal, che a quanto mi par di capire non viveva neppure sotto protezione a Salisbury.

Londra però lancia accuse senza mezze parole?

C’è una presa di posizione esagerata da parte di alcuni esponenti del governo britannico. Come nel caso del Ministro degli Esteri Boris Johnson, la cui reazione di questi giorni sembra la più esagerata di tutti. In realtà, finora Londra ha raccolto in Europa solo la solidarietà di Francia e Germania. Nessun altro Paese europeo li ha seguiti. Un segno che ci sono percezioni diverse sulla questione.

L’affaire Skripal si inserisce in una strategia di politica internazionale della Russia?

Vedo improbabile una strategia internazionale russa che passa anche dalla pista dell’avvelenamento. Anche per la ragione che spiegavo riferita alla seconda tesi. Diciamo piuttosto che l’affaire Skripal avviene e si sviluppa in un clima grave di relazioni est-ovest, già molto tese per i fatti degli ultimi anni dalla Crimea alla crisi Ucraina, le sanzioni internazionali. E’ in sostanza il prodotto di una crisi esistente e non la sua causa.

Secondo Lei Mosca sta comunque mettendo alla prova la debolezza della Gran Bretagna? E’ una tesi sostenuta in un articolo apparso sul sito della prestigiosa Chatam House di Londra.

Mi sembra un’ipotesi remota. Va considerato che la Gran Bretagna ha condotto storicamente, ma negli ultimi anni ancora di più, una campagna politica contro la Russia. Si ricorre a un episodio di per sè sinistro, che diventa l’ultimo di una serie di fatti sinistri. Pensiamo a Litvinenko oppure a uomini russi dell’imprenditoria e degli affari le cui morti sono ancora un mistero. Attorno alla Russia si è costruita insomma un’immagine sinistra. Che la Gran Bretagna cavalca.


Paolo Calzini è Senior Associate Fellow presso Johns Hopkins University Bologna Center (JHUBC). È stato docente di Relazioni internazionali e Studi russi presso le Università statali di Milano e di Bologna, l’Istituto universitario orientale di Napoli, la Johns Hopkins University di Bologna, la School of Advanced International Studies (Sais) di Washington e l’Istituto statale di Mosca per le Relazioni internazionali (Mgimo). Ha svolto attività di ricerca presso lo IAI, l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) e il Bundesinstitut für ostwissenschaftliche und internationale Studien (BIOst) di Colonia. Ha tenuto conferenze presso, tra gli altri, il Nato Defense College (Roma), la Freie Universität (Berlino), Wilton Park (Steyning), la Fondazione Gorbaciov (Mosca), l’European Forum (Alpach), l’Istituto diplomatico (Roma), il Centro altri studi per la difesa (Roma) e la Scuola nazionale dell’amministrazione della Presidenza del Consiglio (Roma)

Ovidio Diamanti

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Magazine di politica estera e attualità internazionale. Approfondisce i temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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