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La politica estera di Trump nel discorso sullo Stato dell’Unione

Ecco cos'ha detto sulla politica estera degli Usa durante il tradizionale discorso sullo Stato dell'Unione tenuto lo scorso 30 gennaio a Washington 

Trump e la politica estera nel discorso sullo Stato dell'Unione Le cose che ha detto Trump sulla politica estera nel discorso sullo Stato dell'Unione. Photo credit: Official White House (photo by Myles Cullen)

L’atteso discorso di Donald Trump sullo Stato dell’Unione non ha dato particolari elementi per approfondire la comprensione della politica degli Stati Uniti. Se qualcuno sperava di avere qualche nuovo input sulla strategia interna e internazionale americana è rimasto deluso.

L’intervento del presidente si è ridotto a frasi fatte e a ricordare quanto fatto nel suo primo anno di mandato degli Stati Uniti. In alcuni passaggi Trump è caduto nella banalità.

Chi volesse approfondire l’intervento può trovare sul sito della Casa Bianca sia l’intervento scritto sia il video del discorso.

Vediamo invece cosa ha detto il presidente Trump sulla politica estera Usa. I passaggi sono stati pochi. Li riportiamo traducendoli dall’inglese di seguito:

(…) Mentre abbiano ricostruito la nostra forza e fiducia (economica e di sicurezza n.d.r.) nel nostro Paese, stiamo anche consolidando la nostra forza all’estero.

Nel mondo stiamo affrontando regimi canaglia, gruppi di terroristi, rivali come Russia e Cina che sfidano i nostri interessi, la nostra economia e i nostri valori. Nel confrontarci con questi pericoli, sappiamo che essere deboli è la strada che ci porta sicuri verso un conflitto. Invece una potenza superiore e impareggiabile è il mezzo più sicuro per la nostra difesa.

Per questa ragione chiedo al Congresso di mettere fine alla pericolosa paralisi della nostra difesa e riscoprire pienamente la nostra grandezza militare.

Per la nostra difesa noi dobbiamo modernizzare e ricostruire il nostro arsenale nucleare, sperando di non doverne mai fare uso, ma renderlo così forte e potente da essere un deterrente per qualunque atto di aggressione. Forse qualche giorno nel futuro arriverà un momento in cui tutti i Paesi del mondo si troveranno insieme per eliminare le armi nucleari. Sfortunatamente quel giorno non è ancora arrivato.

L’anno scorso avevo promesso che avrei lavorato insieme ai nostri alleati per cancellare l’Isis dalla faccia della terra. Ebbene, dopo un anno, sono orgoglioso di dirvi che la coalizione ha sconfitto lo Stato Islamico e ha liberato quasi il 100% del territorio che era controllato da questi assassini in Iraq e Siria. Ma c’è ancora molto lavoro da fare e noi vogliamo continuare la nostra lotta finché l’Isis non sarà sconfitto.

(…) Negli anni passati abbiamo follemente rilasciato centinaia di terroristi pericolosi. Terroristi che poi abbiamo incontrato nuovamente sui campi di battaglia, incluso il leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi.

E così stasera faccio un’altra promessa. Ho appena firmato un decreto rivolto al segretario alla Difesa Mattis per riesaminare la nostra politica di detenzione militare e di tenere aperto il campo di detenzione di Guantanamo.

(,,,) Lo scorso dicembre ho preso una decisione che era comunque stata sostenuta all’unanimità dal Senato nel mese precedente: ho riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele.

Come risposta, decine di Paesi hanno votato nell’Assemblea Generale dell’Onu contro questa decisione e quindi contro il diritto sovrano americano di fare questo riconoscimento. E i contribuenti americano mandano ogni anno a quei stessi Paesi miliardi di dollari in aiuti. Ecco perché sto chiedendo questa sera al Congresso di approvare la legge che garantisca che i dollari americani in assistenza all’estero servano sempre gli interessi Usa e arrivino solamente agli amici dell’America.

Oltre a stringere e rafforzare le nostre amicizie nel mondo, noi facciamo anche chiarezza sui nostri avversari.

Per esempio, se il popolo iraniano protesta contro la loro dittatura corrotta, io non riesco a stare in silenzio. L’America sta con il popolo dell’Iran nella coraggiosa lotta contro il regime. Così, sto chiedendo al Congresso di individuare i difetti fondamentali dell’accordo nucleare con l’Iran.

Inoltre, la mia amministrazione ha imposto sanzioni dure sulle dittature socialiste e comuniste come Cuba e Venezuela.

Ma nessun regime ha oppresso di più i suoi cittadini del crudele dittatore della Corea del Nord. L’attivismo nordcoreano nel sperimentare missili nucleare può ben presto diventare una minaccia al nostro territorio. Così, abbiamo lanciati una campagna di pressione continua per evitare che ciò accada.

L’esperienza del passato ci ha mostrato che la compiacenza e la concessione alimentano solo aggressioni e provocazioni. Per cui non rifaremo gli stessi errori del passato.

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Magazine di politica estera e attualità internazionale. Approfondisce i temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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