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La crisi in Iran spiegata in cinque punti

Cosa sta succedendo in Iran e le ripercussioni nei rapporti internazionali. La crisi economica e l'effetto boomerang di Trump.

La crisi in Iran spiegata in cinque punti Una manifestazione in Iran contro il carovita. La crisi in Iran spiegata in cinque punti

Le rivolte iraniane di inizio anno hanno mostrato al mondo la tensione esistente nel Paese, il probabile scontro generazionale, l’esplosione senza mezze parole della querelle per ora solo diplomatica tra Stati Uniti e Iran e le sue ripercussioni internazionali.

Proviamo a spiegare in cinque punti la crisi in Iran.

  1. Crisi economica. La scintilla che ha incendiato la polveriera è stata la situazione economica dell’Iran. Numerose manifestazioni sono state organizzate in molte città del Paese, inclusi piccoli centri di località periferiche. Nonostante gli appelli delle autorità iraniane, incluso il presidente Hassan Rouhani, a porre fine alle proteste queste sono continuate senza interruzione. Duro l’intervento dell’Ayatollah Alì Khamenei, massima autorità suprema religiosa dell’Iran, che ha accusato i protestanti di essere nemici dell’Iran fomentati da un’alleanza di potenze esterne che punta a distruggere la Repubblica Islamica. In realtà la questione è molto più complessa e non può ridursi gettando le responsabilità sui nemici esterni dell’Iran. Ci sono le difficoltà economiche e le rivendicazioni di giustizia sociale. Prima di tutto il costo della vita divenuto insostenibile in Iran, poi l’elevata corruzione vera piaga del sistema iraniano. A questo si aggiunge la mancanza di prospettive per il futuro e la frustrazione per riforme promesse mille volte ma mai realizzate. In questo contesto, gli iraniani vedono invece che si investono ingenti risorse per sostenere i gruppi alleati in Libano, Siria, Iraq, Yemen e Bahrein nel nome dello storico antagonismo con l’Arabia Saudita.
  2. Progressismo e conservatorismo iraniano. La crisi iraniana ha fatto riemergere la differenza di vedute all’interno delle istituzioni iraniane. Da un lato c’è l’approccio moderato del presidente Rouhani, che ancora una volta ha mostrato un atteggiamento di conciliazione chiedendo ascolto e dialogo ai manifestanti. Dall’altro il pugno di ferro dell’Ayatollah Khamenei, che accusa i manifestanti di essere nemici dell’Iran minacciando l’uso della linea dura e della forza.
  3. L’intervento di Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha colto al volo l’occasione per accusare le autorità iraniane e difendendo i manifestanti. In un recente commento ha detto che: “il popolo iraniano sta finalmente reagendo contro il corrotto e brutale regime iraniano. La gente ha poco cibo, c’è un’enorme inflazione e non ci sono diritti umani”. Gli ha risposto inizialmente con una nota il ministero degli esteri iraniano: “Invece di perdere tempo mandando tweet inutili e offensivi, Trump dovrebbe concentrarsi sugli omicidi quotidiani in scontri armati negli Usa, sui milioni di senzatetto e di gente affamata nel suo Paese” (dall’agenzia iraniana Irna). Quella di Trump potrebbe rivelarsi un errore madornale. Perché indebolisce il presidente Rohuani, e i moderati attorno a lui, e rafforza gli integralisti iraniani. Il presidente Usa inoltre mostra un approccio estremamente opportunista. Perché usa le manifestazioni per attaccare di nuovo l’accordo nucleare, uno strumento che in realtà doveva servire per dare stabilità nell’intera regione del Golfo.
  4. Ripercussioni internazionali. L’intervento di Trump rischia di avere numerose ripercussioni internazionali. Il suo tweet di mercoledì 3 gennaio ha superato ogni limite. Il presidente ha scritto che gli Usa possono dare un grande supporto ai manifestanti. Il tweet è stata l’occasione da prendere al volo per gli iraniani. Il rappresentante all’Onu, Gholamali Khoshroo, ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno violato il diritto internazionale commettendo una chiara interferenza negli affari interni di un altro Paese. Una violazione del principio di sovranità dunque. A dare man forte all’Iran è intervenuto il ministro degli esteri russo che ha esortato gli Usa a non intervenire negli affari interni iraniani. A questo punto non si sa dove può portare la crisi nelle relazioni internazionali. L’Unione Europea invece sta mantenendo un approccio più diplomatico. L’Alto Commissario Federica Mogherini ha dichiarato che l’Ue sta seguendo da vicino gli sviluppi della situazione in Iran, le manifestazioni e perdite di vite umane.
  5. Il pugno di ferro dell’Iran. Come avvenuto nelle precedenti proteste anche questa volta sono intervenuti i pasdaran iraniani, gli uomini della Guardia Repubblicana Islamica. Sono stati molti finora gli arresti ma anche i morti. Tra gli arrestati anche la ragazza che si è tolta l’hijab diventando un simbolo della rivolta iraniana. Il capo dei guardiani della rivoluzione, generale Mohammad Ali Jafari, ha dichiarato che la rivolta è stata sedata. Dietro le righe, il generale ha accusato l’ex-presidente Mahmoud Ahmadinejad di essere il regista delle rivolte. Contemporaneamente, il regime iraniano ha organizzato manifestazioni a sostegno di Khamenei e contro le proteste con slogan contro gli Stati Uniti e Israele. L’agenzia di stampa Irna pubblica un lungo articolo di ricostruzione degli eventi accusando Stati Uniti. Israele e Arabia Saudita di essere dietro alle proteste.
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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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