Kissinger e la Corea del Nord

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La strategia per evitare una guerra nucleare passa dalla Cina. La formula della rassicurazione strategica.

Le relazioni Stati Uniti-Cina hanno sfiorato momenti di tensione sulla questione nordcoreana. Il presidente Usa Donald Trump ha spesso accusato i cinesi di non fare abbastanza e non prendere una posizione chiara e dura nei confronti del loro ex-alleato della Corea del Nord.

A Washington sanno però bene che una soluzione politica alla crisi con Pyongyang passa per forza dalla Cina. Lo sanno i politici, così come gli strateghi di politica internazionale. E lo sa naturalmente anche Henry Kissinger, storico e studioso di questioni internazionali nonché celebre ex segretario di stato americano.

Il problema quindi non è tanto la consapevolezza di dovere necessariamente usare la porta cinese per arrivare a un dialogo con Kim Jong-un. La vera questione è come fare a convincere i cinesi e rassicurarli sulla volontà americana di stabilizzare la penisola coreana senza avere obiettivi di controllo del territorio.

A questo riguardo Kissinger suggerisce dalle pagine del Wall Street Journal che gli Stati Uniti facciano un primo accordo con la Cina su quello che succederà dopo un eventuale collasso del regime nordcoreano. E per dare maggiori garanzie a Pechino, Washington dovrebbe impegnarsi a ritirare le sue forze dalla zona de-militarizzata lungo il 38° parallelo (la linea che segna il confine tra Nord e Sud Corea). Ciò sarebbe un segnale importante per diminuire i timori cinesi di avere una base militare americana ai loro confini nel caso di un collasso della Corea del Nord.

Dietro la sua proposta, Kissinger pone in realtà due questioni importanti: il problema della credibilità dell’impegno diplomatico degli Stati Uniti e la necessità di una riassicurazione strategica.

In primo luogo data l’incertezza, la sfiducia e il timore che dominano le relazioni Usa-Cina, a Pechino potrebbero non credere all’impegno degli Stati Uniti di ritirarsi davvero dal 38° parallelo. In secondo luogo, supponendo che il Dipartimento di Stato faccia davvero retromarcia, si indebolirebbe quello status di garante della sicurezza nella regione conquistato negli anni dagli Usa, incentivando una corsa alle armi regionale.

La risposta a entrambe queste domande è per Kissinger la “rassicurazione strategica”. La Casa Bianca è per forza di cose incentivata a ritirare i suoi uomini dalla zona demilitarizzata lungo il 38° parallelo. Questa opzione è infatti molto attrattiva per Washington. Perché l’alternativa è lo scenario di una Corea del Nord dotata di missili balistici intercontinentali con capacità di trasportare testate nucleari. Prima quindi di fare un accordo con la Cina affinché prenda una posizione forte verso Pyongyang, scrive Kissinger, gli Stati Uniti devono dare un forte segnale alla Cina: quello di un impegno credibile che riduca i timori di Pechino per una base militare americana vicino alle sue frontiere.

In pratica, la formula di Kissinger della rassicurazione strategica significa questo: una parte mostra la sua volontà di pagare un alto prezzo come modo per segnalare la sua volontà all’altra parte. Più è alto il costo, più è credibile il segnale.


Dalla rivista Usa Foreign Affairs del 7 agosto 2017


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