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Mi chiamo Kim e sono matto

La storia del dittatore della Corea del Nord è fatta di follia e spietatezza, culto della personalità e spavalderia. 

Mi chiamo Kim e sono matto Mi chiamo Kim e sono matto

Kim Jong-un non ha il physique du role. Neppure possiede quella statura politica e culturale che rende autorevole un leader politico. A metà tra un personaggio della Disney e un manga giapponese, questo strampalato  uomo-fumetto più largo che alto fa tremare il mondo giocando alla guerra.


Corea, il conflitto è possibile


Nipote del celebre Kim il-Sung, il padre storico della Corea del Nord, vive in maniera perenne con il complesso di inferiorità e con l’ansia da prestazione di eguagliare le gesta del nonno e del padre.

Soprattutto vive in un mondo tutto suo dove è il leader indiscusso e idolatrato, dove c’è ancora il dualismo comunismo-capitalismo imperialista e individua negli Stati Uniti il male assoluto.

Rinchiuso dentro le pagine del suo mondo fumetto, questo disegno uscito male può spadroneggiare contro tutto e tutti. Le storie su di lui sono tante, spesso al confine tra leggenda e realtà.

Tra queste è ancora recente la sua decisione di obbligare i nordcoreani a tagliarsi i capelli come lui. Taglio corto non più di 2 cm per uomini e donne. Alle donne però è concesso il caschetto, giusto per dare un tocco di femminilità.

La sua formazione è avvenuta in Svizzera, dove ha studiato alla scuola internazionale di inglese a Berna. Fin qui nulla di strano. La terra elvetica è nota per avere ospitato generazioni di giovani rampolli delle famiglie importanti del comunismo internazionale, asiatico in particolare. All’Università ha studiato fisica, iscrivendosi naturalmente all’ateneo Kim il-Sung.

Negli anni svizzeri il leader nordcoreano ha vissuto nel lusso, che non fa mistero di apprezzare. Appassionato di basket, ma anche di cartoon americani, Kim parla diverse lingue (almeno così ha raccontato una volta il suo cuoco personale): inglese, tedesco, francese, coreano.

La sua stravaganza e autoritarismo sono noti alle cronache. Tra le più famose l’indizione delle elezioni tra due candidati: Kim Jong-un e Kim Jong-un. In sostanza sempre lui. I nordcoreani dovevano scegliere se approvare o meno il candidato. L’approvazione avvenne con una percentuale altissima.

La sua follia lo ha portato a volere per la Corea del Nord un fuso orario solo per i nordcoreani. Così le lancette degli orologi di Pyongyang sono state portate indietro di mezz’ora per ordine del capo supremo. Otto ore e mezzo rispetto al meridiano di Greenwich. Un’ora a metà tra Pechino e Tokyo/Seul. La spiegazione, annunciò in un messaggio alla nazione, stava nel voler fare un regalo ai nordcoreani.

La sparata più grossa forse la fece quando rivelò al mondo di essere in possesso di una medicina miracolosa in grado di guarire l’Aids, l’Ebola e il cancro. Si scoprì poi che si trattava di un infuso da stregoni composto da Ginseng e alcuni prodotti segreti. L’infuso naturalmente si rivelò una bufala.

Sospettoso e paranoico come nessuno, mangia in prevalenza ortaggi del suo orto personale. Insicuro pure di questo, fa controllare rigorosamente al microscopio ogni foglia di lattuga e ogni prodotto raccolto. L’insidia è dietro l’angolo e i tentativi di avvelenamento sono sempre possibili.

Il suo egocentrismo e pienezza di sé non ha limiti. Appassionato di bei vestiti e eleganza (soprattutto occidentale) ha fatto istituire il premio annuale di Uomo meglio vestito della Corea del Nord. E’ facile immaginare chi ha vinto finora tutte le cinque edizioni del concorso. Per dare dimostrazione della sua grandezza, si è messo alla guida di un aereo. Una chiara dimostrazione di propaganda.

Rimane in dubbio la veridicità della storia dello zio di Kim sbranato da 120 cani. Jang Song, zio del dittatore, è stato accusato di avere tentato un colpo di stato per sbarazzarsi del nipote. Sarebbe stato gettato in una gabbia con 120 cani affamati che lo avrebbero sbranato. La storia però deve ancora trovare conferma.

E’ invece reale la condanna a morte del ministro della difesa Hyon Yong-chol, condanna voluta da Kim in persona. Il reato del ministro è stato di addormentarsi in un vertice militare e di avere risposto a Kim in diverse occasioni. E così, il leader nordcoreano ha deciso che fosse giustiziato. Allo stesso modo, ha eliminato il fratellastro Kim Jong Nam, ucciso con un dardo avvelenato all’aeroporto di Kuala Lumpur. Il timore che potesse rivaleggiare nel potere in leader nordcoreano.

All’onnipresente Kim nulla sfugge di ciò che accade nel Paese. Grazie a una rete costante di informatori e osservatori, è al corrente di tutto e interviene su tutto. Pure sulle previsioni del tempo. E’ memorabile la sua incursione alla stazione meteorologica nazionale per prendere a parolacce i meteorologi perché sbagliavano troppo le previsioni.

Kim il matto ha addirittura vietato ai nordcoreani di mangiare le merendine di cioccolata della Corea del Sud perché potevano portare il popolo a simpatizzare per Seul. E a mettere in crisi l’industria di merendine del Nord.

Ora Kim possiede missili intercontinentali e bomba all’idrogeno. Il mondo ha davanti a sé un grosso problema. Che va risolto quanto prima.

Ovidio Diamanti

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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