Perché i terroristi colpiscono Barcellona

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Più l’Isis è sconfitto in Medio Oriente, più aumentano gli attentati contro l’Occidente.

Vicino alla disfatta in Siria, Iraq e nell’area mediterranea più in generale, le formazioni jihadiste sopperiscono la frustrazione della sconfitta con gli attentati in Occidente.

Colpiscono la Spagna oggi, così come Francia, Gran Bretagna, Belgio, Germania ieri. Più l’Isis è sconfitto nell’area mediorientale, più aumentano i miliziani nostalgici in Occidente che si sacrificano ancora per la causa di Abu Bakr al-Baghdadi e compari.

Non c’è nulla di organizzato nelle centrali di potere dello Stato Islamico. Non ci sono mandanti. Semplicemente perché lo Stato Islamico non c’è quasi più, se non qualche brandello dopo la caduta delle sue roccaforti in Mesopotamia. Mosul è stata liberata, Raqqa è sotto assedio, Tal Afar è al centro dell’offensiva irachena, i miliziani sono in fuga ovunque, Libia inclusa. Forse possono trovare ospitalità in Afghanistan.

Ci sono però ex-miliziani o fanatici dalla mente insana che vivono in Europa, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, e ancora credono alla sopravvivenza dell’Isis e degli altri gruppi jihadisti. Sono loro che la Cia ha probabilmente intercettato segnalando ai servizi spagnoli il pericolo imminente.

Soprattutto questi nostalgici raccolgono i messaggi di invito lanciati dai barbuti della bandiera nera a colpire con ogni mezzo gli infedeli. Purtroppo, Barcellona non è e non sarà un atto isolato. Ci saranno altri attentati e attacchi nel mondo.

Ciò finché lo Stato Islamico non sarà completamente schiacciato in casa e gli Stati europei non comincino a dare segnali di grandi retate tra network e cellule jihadiste in Europa. Psicologicamente si indebolirebbero i “duri”della Jihad. La battaglia psicologica passa però anche dalle comunità islamiche in Europa. Sono loro le prime a dover dare il segnale di isolare e soprattutto indicare ai servizi di sicurezza i sospetti terroristi o simpatizzanti. Finora, non cogliamo una grande cooperazione, necessaria a migliorare la convivenza civile e l’integrazione.

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