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L’accordo sulla Libia voluto da Macron spiegato in cinque punti

C'è l'intesa tra Haftar e Sarraj a Parigi. Ma l'accordo favorisce il generale Haftar, indebolisce Sarraj e rovescia il lavoro internazionale dell'Italia.

L'accordo sulla Libia voluto da Macron spiegato in cinque punti Il presidente francese Macron incontra a Parigi il generale libico Haftar (sinistra) e il presidente del governo di unità nazionale Sarraj. L'accordo rende più forte Haftar e indebolisce Sarraj.

L’iniziativa diplomatica del presidente francese sulla Libia sembra dare i suoi frutti. Almeno a parole, poi vedremo nei fatti.

Nel castello di La Celle-Saint Cloud, alle porte di Parigi, Khalif Haftar generale e leader del governo di Tobruk (Libia orientale) ha incontrato Fayez al-Sarraj, presidente del governo di unità nazionale con sede a Tripoli (Libia occidentale). A loro si sono aggiunti il presidente francese Emmanuel Macron, che ha promosso l’incontro, e l’inviato Onu per la Libia Ghassam Salamé.

Il luogo dell’incontro, il castello di La Celle-Saint Cloud, è simbolico e considerato portafortuna dai francesi. E’ qui che nel 1955 si firmò l’accordo per l’indipendenza del Marocco evitando in parte l’ennesima guerra coloniale.

Abbiamo già scritto molto della fase che ha preceduto l’incontro.


Come la Francia soccorre l’Italia sulla Libia

Macron e la regia sulla Libia spiegata in cinque punti


Vediamo invece cosa dice l’accordo sulla Libia che è stato voluto da Macron. Proviamo a riassumere in cinque punti la dichiarazione congiunta sulla Libia che contiene l’accordo.

  1. I due leader libici hanno accettato che solo una soluzione politica può mettere fine alla crisi e hanno lanciato l’appello affinché tutte le milizie in Libia accettino di entrare a far parte di un esercito nazionale controllato da un governo politico.

  2. Haftar e Sarraj hanno trovato l’intesa sul cessate il fuoco mettendo da parte l’uso della forza e delle armi. Il cessate il fuoco però non vale quando si tratta di combattere i gruppi terroristici. Il problema è che l’individuazione di una fazione terrorista è lasciata alla libera interpretazione dei governi d Tripoli e Tobruk. Pertanto, ciascuno è libero di colpire gli obiettivi che considera legittimi se riconosciuti come terroristi. Sul fatto di gettare le armi i problemi maggiori li avrà Sarraj che a Tripoli non gode dell’appoggio di una parte dei potenti apparati militari. Starà alla sua abilità riuscire a persuadere i gruppi armati dell’ex-capitale di Gheddafi. Per incoraggiare le due leadership a impegnarsi sulla tregua, Macron ha detto durante il summit che “la guerra civile in Libia non è inevitabile”.Intanto, oggi i commentatori libici hanno tutti mostrato scetticismo, scrive il britannico Guardian, sul mantenimento di un cessate il fuoco.

  3. Lavorare insieme per elezioni parlamentari e presidenziali in Libia il prima possibile. Possibilmente entro il 2018 creando anche un quadro di regole che riporti un assetto istituzionale di base nel Paese. Questo passaggio della Dichiarazione è l’ammissione implicita che il il governo di unità nazionale di Sarraj, sostenuto dall’Onu, non è stato in grado, dalla sua istituzione nel 2015, di unificare il Paese.

  4. L’accordo di Parigi rafforza la figura di Haftar e indebolisce quella di Sarraj. Molte capitale e diplomazie europee sono state riluttanti a fare entrare nel governo di unità nazionale il generale Haftar. Soprattutto gli è sempre stato negato il ruolo di possibile ministro della difesa. Haftar però sul campo ha mostrato forza, dinamismo e capacità. Le sue conquiste territoriali in Libia lo hanno messo in una posizione di forza. Come esempio è sufficiente pensare che le sue armate controllano due terzi della Libia, inclusi i porti petroliferi e la città di Bengasi, la più importante del Paese dopo Tripoli. Haftar si è spinto anche un po’ più in là sostenendo che vuole conquistare anche Tripoli. Sarraj invece non ha una forza di sicurezza.

  5. Un accordo che allarga l’ombra del generale Haftar sulla Libia e indebolisce la figura del presidente Sarraj, rovescia (anzi manda all’aria) il lavoro della diplomazia italiana. Roma aveva puntato tutto fin dai tempi di Gentiloni agli esteri sul rafforzamento del governo di unità nazionale. L’iniziativa diplomatica di Macron favorisce Haftar, ribaltando il lavoro di Italia, Stati Uniti (con John Kerry) e Onu. Le frasi di ringraziamento e rispetto verso l’Italia ripetute in questi giorni e anche oggi dai funzionari francesi sembrano la carezza del diavolo. E quando il diavolo ti accarezza…

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Informazioni su Redazione ()
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1 Commento su L’accordo sulla Libia voluto da Macron spiegato in cinque punti

  1. E subito dopo l’accordo di Parigi il presidente Sarraj va a Roma a incontrare Gentiloni…

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  1. Italia verso navi militari contro trafficanti in Libia? – Notiziario Estero

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