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La rotta migranti nel Mediterraneo. Il piano d’azione della Commissione UE

Rotta dei migranti nel Mediterraneo. La Commissione Ue ha presentato il suo piano di azione Rotta dei migranti nel Mediterraneo. La Commissione Ue ha presentato il suo piano di azione

La situazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale ha spinto la Commissione UE a presentare una serie di misure immediate che possono essere adottate dagli Stati membri dell’UE, dalla Commissione, dalle agenzie dell’UE e dall’Italia stessa.

Per l’istituzione europea occorre valorizzare il lavoro svolto negli ultimi due anni per salvare vite umane in mare e gestire il numero crescente di arrivi lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

Per farlo è necessario che tutti i soggetti coinvolti intensifichino e accelerino i loro sforzi per fronteggiare l’urgenza crescente della situazione e in linea con gli impegni assunti dai leader dell’UE. Le misure costituiscono una base per le discussioni che si terranno nella riunione informale del Consiglio “Giustizia e affari interni” in calendario a Tallinn.

Interventi per sostenere l’Italia e ridurre i flussi migratori

La Commissione Europea propone una serie di misure da adottare per accelerare gli interventi collettivi dell’Unione europea lungo la rotta del Mediterraneo centrale. In particolare:

La Commissione intende:

  • incrementare ulteriormente la capacità delle autorità libiche grazie a un progetto dotato di 46 milioni di euro e preparato congiuntamente con l’Italia;
  • finanziare la creazione in Libia di un centro di coordinamento e soccorso marittimo pienamente operativo;
  • aumentare i finanziamenti per la gestione della migrazione in Italia di ulteriori 35 milioni di euro da mobilitare immediatamente;
  • garantire una piena mobilitazione delle agenzie dell’UE:
    • l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) è pronto ad aumentare il numero delle unità mobili che contribuiscono al trattamento delle domande;
    • l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera dovrebbe esaminare urgentemente le proposte dell’Italia in relazione all’operazione congiunta Triton;
    • e la riserva di reazione rapida della guardia di frontiera e costiera europea, forte di 500 esperti sul rimpatrio, è pronta per essere dispiegata su richiesta dell’Italia;
  • avviare e finanziare un nuovo sistema di reinsediamento, in particolare da Libia, Egitto, Niger, Etiopia e Sudan di concerto con l’UNHCR e con decorrenza immediata;
  • collaborare con la Libia per rafforzare i controlli sulla frontiera meridionale, in cooperazione con i paesi del G5 Sahel e gli Stati membri e con il sostegno finanziario dell’UE;
  • intensificare gli interventi per stipulare accordi di riammissione (o accordi informali equivalenti) con i paesi di origine e di transito, con il sostegno degli Stati membri;
  • intensificare la cooperazione con Niger and Mali nell’ambito del quadro di partenariato per prevenire gli spostamenti verso la Libia;
  • continuare a lavorare con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) per accelerare i rimpatri volontari assistiti dalla Libia e dal Niger verso i paesi di origine, anche mediante un aumento dei finanziamenti;
  • garantire di concerto con gli Stati membri la piena attuazione del quadro di partenariato, anche estendendolo ad altri paesi rispetto ai 5 prioritari, esercitando pressioni di tipo sia positivo che negativo;
  • in aggiunta ai 200 milioni di euro già stanziati nel 2017 per la “finestra” per l’Africa settentrionale (“North Africa window”) del Fondo fiduciario UE-Africa, garantire finanziamenti equivalenti per il 2018 e gli anni successivi con contributi del bilancio dell’UE e degli Stati membri (cfr.tabella);

Gli Stati membri dovrebbero:

  • contribuire in modo più sostanziale al Fondo fiduciario UE-Africa per integrare il contributo di 2,6 miliardi di euro del bilancio limitato dell’UE, in linea con gli impegni da loro assunti nel novembre 2015 (cfr. tabella);
  • accelerare il ricollocamento dall’Italia, reagendo in modo più rapido alle richieste italiane, aumentando la consistenza e la regolarità degli impegni;
  • contribuire, di concerto con la Commissione e il servizio per l’azione esterna, al dialogo con la Tunisia, l’Egitto e l’Algeria e incoraggiare tali paesi ad associarsi alla rete Seahorse per il Mediterraneo e invitare la Tunisia e la Libia a dichiarare le rispettive aree di ricerca e salvataggio e a istituire un centro ufficiale di coordinamento e soccorso marittimo;
  • accelerare, di concerto con il Parlamento europeo, le discussioni sulla riforma del sistema di Dublino per la distribuzione delle domande di asilo all’interno dell’UE, al fine di disporre di un quadro più stabile per affrontare tali problemi in futuro;
  • mobilitare le loro capacità, in sinergia con quelle della guardia costiera e di frontiera europea, percontribuire al rimpatrio dei migranti irregolari dall’Italia;

L’Italia dovrebbe:

  • redigere, in consultazione con la Commissione e sulla base di un dialogo con le ONG, un codice di condotta per le ONG che effettuano attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo;
  • rispettare gli impegni assunti in materia di ricollocamento:
    • registrando urgentemente tutti gli eritrei presenti in Italia;
    • centralizzando e standardizzando la procedura di ricollocamento;
    • consentendo il ricollocamento dei minori non accompagnati;
    • e facendo prova di una maggiore flessibilità nei controlli di sicurezza organizzati a livello bilaterale con altri Stati membri;
  • attuare rapidamente la legge Minniti, anche:
    • creando capacità supplementari nei centri di crisi;
    • aumentando la capacità di accoglienza e aumentando in modo sostanziale e in tutta urgenza la capacità di trattenimento, portandola ad almeno 3 000 posti;
    • aumentando il periodo massimo di trattenimento in linea con il diritto dell’UE;
    • e accelerando in modo marcato l’esame delle domande di asilo in fase di ricorso;
  • accelerare i rimpatri:
    • applicando procedure di rimpatrio accelerate;
    • avvalendosi maggiormente delle procedure rapide e dei motivi di inammissibilità;
    • elaborando un elenco nazionale di paesi di origine sicuri;
    • emettendo decisioni di rimpatrio di pari passo e contemporaneamente con quelle sull’asilo;
    • valutando la possibilità di utilizzare restrizioni in materia di residenza;
    • ed evitando di fornire documenti di viaggio ai richiedenti asilo.

Si veda qui la versione integrale del piano di azione della Commissione.

Prossime tappe

Poiché la Commissione opera di concerto con la presidenza estone del Consiglio, le misure presentate oggi dovrebbero costituire la base per le discussioni sul sostegno immediato all’Italia che si terranno nella riunione informale del Consiglio “Giustizia e affari interni” in calendario giovedì a Tallinn.

Contesto

L’Unione europea e i suoi Stati membri hanno gradualmente messo a punto una risposta strategica più forte e articolata per salvare vite umane e gestire meglio i flussi migratori nel Mediterraneo centrale (vediqui).

Ma la perdita di vite umane e i continui flussi migratori, composti soprattutto da migranti economici, sulla rotta del Mediterraneo centrale, costituiscono un problema strutturale che desta preoccupazioni serie e urgenti.

Nel Consiglio europeo del 22-23 giugno 2017 i leader si sono impegnati a intervenire ora con risolutezza “intensificando il coordinamento e l’attuazione di tutti gli elementi contenuti nella dichiarazione di Malta, nel quadro di partenariato e nel piano d’azione comune di La Valletta, sostenuti da sufficienti risorse finanziarie.”

La Commissione, richiamandosi oggi a tale dichiarazione, ha individuato interventi specifici che i diversi soggetti possono o dovrebbero attuare per tradurre in pratica tali impegni.

L’Italia ha già compiuto passi significativi per favorire la cooperazione con la Libia nella gestione della migrazione e per migliorare l’attuazione in Italia della politica migratoria dell’UE. La recente legge Minnitisi prefigge di rendere il sistema italiano di asilo e rimpatrio molto più efficace, individuando rapidamente le persone bisognose di protezione e contemporaneamente intraprendendo azioni in grado di facilitare il rapido rimpatrio dei migranti economici.

Per ulteriori informazioni

Pian d’azione della Commissione

Scheda informativa: rotta del Mediterraneo centrale: piano d’azione della Commissione per sostenere l’Italia e arginare i flussi migratori

Scheda informativa: contributi dell’UE e degli Stati membri al Fondo fiduciario UE-Africa

Comunicazione di gennaio 2017: migrazione sulla rotta del Mediterraneo centrale: gestire i flussi, salvare vite

ALLEGATO: PIANO D’AZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA SULLE MISURE A SOSTEGNO DELL’ITALIA E PER RIDURRE LA PRESSIONE SULLA ROTTA DEL MEDITERRANEO CENTRALE E AUMENTARE LA SOLIDARIETÀ

La perdita di vite e i continui flussi di migranti, soprattutto economici, sulla rotta del Mediterraneo centrale rappresentano un problema strutturale e una fonte di preoccupazione grave e urgente non soltanto per l’Europa ma anche per l’intero continente africano. Il 30 giugno il ministro dell’Interno Marco Minniti ha inviato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri, il ministro dell’Interno estone Andres Ansvelt, e al commissario per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos, nella quale faceva presente che presto la situazione in Italia non sarebbe più stata sostenibile. La questione della migrazione nel Mediterraneo centrale sarà all’ordine del giorno della riunione informale dei ministri della giustizia e degli affari interni del 6 e 7 luglio. Di seguito il contributo della Commissione alla riunione, anche se non sono escluse ulteriori azioni alla luce dei risultati delle discussioni e degli sviluppi sul campo.

 

  1. Misure volte a ridurre la pressione migratoria sulla rotta del Mediterraneo centrale e aumentare la solidarietà
  • Migliorare il coordinamento delle attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale

o   L’Italia dovrebbe elaborare, in consultazione con la Commissione e sulla base del dialogo con le ONG, un codice di condotta per le ONG che effettuano attività di ricerca e soccorso e che il Consiglio potrebbe approvare.

o   Occorre migliorare la cooperazione tra il centro di coordinamento dei soccorsi in mare (MRCC) italiano e quelli dei paesi vicini che ne sono dotati o mettere a punto altri tipi di cooperazione operativa, per assicurare un intervento tempestivo ed efficace.

o   L’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera dovrebbe esaminare urgentemente le proposte dell’Italia in relazione all’operazione congiunta Triton.

o   I partner dell’Africa settentrionale, in particolare la Tunisia, l’Egitto e la Libia, dovrebbero essere incoraggiati a notificare formalmente le proprie aree di attività di ricerca e salvataggio e a creare MRCC. Al fine di accelerare così la creazione di un MRCC pienamente operativo in Libia, l’Italia dovrebbe quindi attuare rapidamente lo studio di fattibilità della guardia costiera italiana, attualmente in corso, relativo alla capacità delle attività di ricerca e sviluppo libiche. Ciò consentirebbe poi alla Libia di assumersi la responsabilità dell’organizzazione e del coordinamento di un numero sensibilmente più elevato di operazioni di ricerca e salvataggio rispetto ad oggi.

o   La Tunisia, l’Egitto e l’Algeria dovrebbero essere incoraggiati ad associarsi alla rete Seahorse per il Mediterraneo.

  • Intensificare le azioni intese a rafforzare la capacità della Libia di controllare le frontiere

o   Le attività di formazione della guardia costiera libica, attualmente in corso, devono essere intensificate ulteriormente e deve essere concluso con le autorità libiche l’esercizio di definizione delle priorità relative ad attrezzature e manutenzione.

o   Entro la fine di luglio il comitato del Fondo fiduciario dell’UE dovrebbe adottare il progetto sulla gestione delle frontiere marittime e terrestri in Libia, elaborato dall’Italia insieme alla Commissione, con una dotazione di 46 milioni di EUR.

  • Rafforzare le azioni per ridurre la pressione migratoria sulla Libia e contrastare il traffico di migranti e la tratta di esseri umani

o   Lo scambio di informazioni tra le pertinenti missioni della politica di sicurezza e di difesa comune, la guardia di frontiera e costiera europea ed Europol dovrebbe essere rafforzato e inserito esplicitamente nel mandato riveduto.

o   I rimpatri volontari assistiti dalla Libia e dal Niger verso i paesi di origine attraverso un’iniziativa congiunta con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) dovrebbero essere accelerati, mettendo, se necessario, a disposizione ulteriori fondi.

o   La Commissione avvierà un nuovo sistema di reinsediamento di concerto con l’UNHCR, iniziando con i migranti provenienti da Libia, Egitto, Niger, Etiopia e Sudan che hanno bisogno di protezione internazionale.

o   L’UE e gli Stati membri intensificheranno l’impegno nei confronti del Niger e del Mali per prevenire i movimenti verso la Libia.

o   L’UE e gli Stati membri dovrebbero lavorare con la Libia per rafforzare significativamente e rapidamente i controlli alle frontiere esterne libiche (in particolare quelle meridionali) per contenere ulteriori flussi verso il paese. Ciò richiede una maggiore collaborazione con i paesi del G5 Sahel e la creazione, con il sostegno finanziario di 50 milioni di EUR erogati dall’UE, della “forza congiunta” annunciata nel corso dell’ultimo vertice del G5, il cui scopo è ripristinare il controllo alle frontiere nelle regioni di transito di Mali, Burkina Faso e Niger.

o   L’UE e gli Stati membri dovrebbero accelerare l’attuazione dei quadri di partenariato, anche al di là dei cinque paesi che ne fanno attualmente parte, utilizzando strumenti di pressione e incentivi, in particolare per quanto riguarda i principali paesi di origine, compreso – ove opportuno – l’uso dei visti quale mezzo di pressione.

  • Realizzare progressi concreti nel rimpatrio dei migranti irregolari

o   L’UE dovrebbe:

  • mettere in atto, con il pieno sostegno degli Stati membri, accordi di riammissione e disposizioni pratiche ben funzionanti con i paesi terzi – senza ulteriori indugi e utilizzando tutti i possibili mezzi di pressione e incentivi;
  • mobilitare pienamente, su richiesta dell’Italia, le capacità degli Stati membri così come della guardia di frontiera e costiera europea al fine di sostenere il rimpatrio dei migranti irregolari, in particolare tramite l’invio di squadre europee d’intervento per il rimpatrio provenienti dalle riserve disponibili e operando sia sui voli charter che su quelli commerciali.

o   L’Italia dovrebbe:

  • applicare procedure di rimpatrio accelerate;
  • rilasciare immediatamente e contemporaneamente alla decisione in materia di asilo anche quella sul rimpatrio – per alcune categorie di richiedenti asilo respinti;
  • aumentare l’uso delle procedure di rimpatrio volontario assistito e di reintegrazione in collaborazione con l’OIM.

 

  • Realizzare pienamente gli attuali impegni di ricollocazione

o   Gli Stati membri devono aumentare le ricollocazioni dall’Italia, dimostrando maggiore flessibilità nell’accettare i candidati alla ricollocazione proposti dall’Italia, rispondendo più rapidamente alle richieste italiane, aumentando i loro impegni in questo ambito e impegnandosi con più regolarità.

o   L’Italia dovrebbe registrare con urgenza tutti gli eritrei presenti in Italia, centralizzando la procedura di ricollocazione presso appositi centri di ricollocazione e ricorrendo a procedure standardizzate per consentire la ricollocazione dei minori non accompagnati. Inoltre l’Italia dovrebbe mantenersi flessibile e concludere accordi bilaterali con alcuni Stati membri per effettuare controlli di sicurezza supplementari. L’Italia dovrebbe facilitare l’attuazione della campagna dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) che si propone di identificare e registrare a fini di ricollocazione tutti i potenziali richiedenti arrivati nel 2016 e 2017 e che si trovano ancora in Italia.

  • Gli Stati membri dovrebbero assicurare con urgenza ulteriori finanziamenti per il Fondo fiduciario dell’UE, in particolare per la “finestra” per l’Africa settentrionale (“North Africa window”), per garantirne la sostenibilità per il 2018 e oltre, in linea con gli impegni da loro assunti. Da parte sua, l’UE ha mobilitato un ulteriore importo di 200 milioni di EUR per il 2017 che, a breve, sarà stanziato e per il quale verranno conclusi contratti. L’UE è attualmente impegnata nella ricerca di ulteriori finanziamenti per il 2018 provenienti dal bilancio.
  1. Accelerare l’attuazione della politica dell’UE in materia di migrazione, in Italia

Oltre alle misure intese a migliorare la gestione dei flussi lungo la rotta del Mediterraneo centrale, è possibile intraprendere azioni per migliorare l’attuazione – in Italia – della politica migratoria dell’UE. La recente legge Minniti si prefigge di rendere il sistema italiano di asilo e rimpatrio molto più efficace, individuando rapidamente le persone bisognose di protezione e contemporaneamente intraprendendo azioni in grado di facilitare il rapido rimpatrio dei migranti economici che rappresentano la grande maggioranza dei migranti in arrivo e presenti in Italia.

  • L’Italia dovrebbe accelerare la piena attuazione della legge Minniti procedendo, tra le altre cose, a:

o   aumentare sostanzialmente le attuali capacità dei punti di crisi fissi (i 1 600 posti attualmente presenti dovrebbero, per lo meno, essere raddoppiati); l’aumento delle capacità dei punti di crisi dovrebbe inoltre consentire di poter identificare, registrare e rilevare le impronte digitali del 100% dei migranti. Ciò consentirebbe di effettuare lo sbarco, lo screening iniziale e l’orientamento alla procedura di richiesta di asilo o di rimpatrio principalmente nei punti di crisi (esame dei candidati e orientamento). Presso ogni punto di crisi devono essere presenti: un numero sufficiente di terminali Eurodac, il sistema d’informazione visti e il sistema centrale automatico per il riconoscimento delle impronte digitali;

o   aumentare sostanzialmente la capacità di accoglienza strutturale complessiva;

o   aumentare considerevolmente la capacità di trattenimento, per raggiungere almeno 3 000 posti. Prorogare, in linea con la raccomandazione della Commissione sull’attuazione della direttiva sui rimpatri, l’attuale durata massima del trattenimento facendo pieno uso del periodo consentito dalla legislazione dell’UE;

o   garantire sufficiente capacità a livello di autorità giudiziarie e accelerare notevolmente l’esame delle domande – in primo grado e in fase di ricorso.

  • L’UE incrementerà i finanziamenti per la gestione della migrazione in Italia

o   Come provvedimento a breve termine, un importo supplementare di 35 milioni di EUR potrebbe essere immediatamente messo a disposizione a sostegno dell’attuazione delle riforme Minniti.

  • L’Italia dovrebbe inoltre adottare le misure elencate di seguito

o   Utilizzare procedure rapide che prevedano l’esame delle domande mentre i richiedenti si trovano in centri chiusi, per evitare che i migranti possano fuggire, e facilitare il rimpatrio di quanti abbiano presentato domande inammissibili o palesemente infondate.

o   Ove appropriato fare un più ampio ricorso all’inammissibilità, in particolare per dichiarare inammissibili le domande in base ai concetti di “primo paese di asilo” e “paese terzo sicuro”, nonché alle procedure accelerate in particolare nei casi in cui il richiedente provenga da un “paese di origine sicuro” o abbia indotto in errore le autorità. Mettere a punto una lista nazionale di “paesi di origine sicuri”, dando priorità ai paesi di origine da cui più frequentemente arrivano i migranti in Italia. Le conclusioni del Consiglio che individuano i paesi di origine sicuri potrebbero avere una ricaduta positiva su scala europea.

o   Adottare restrizioni relative alla residenza e alla libera circolazione ed evitare di fornire documenti di viaggio ai richiedenti asilo per impedire i movimenti secondari, tranne, se necessario, nel caso di “gravi ragioni umanitarie”.

  • Inoltre il sostegno dell’EASO dovrebbe essere disponibile per le azioni supplementari, in particolare per l’uso delle procedure rapide.

III. Verso una gestione sostenibile delle crisi

Affinché gli accordi per la gestione delle situazioni di crisi siano più solidi, è fondamentale che il Parlamento europeo e il Consiglio compiano urgentemente progressi sul piano dei negoziati relativi alla proposta di riforma del sistema di Dublino che, nel quadro di un approccio globale, comprendente i tipi di misure delineati nella presente nota, rappresenta la soluzione per esprimere solidarietà all’Italia e agli altri Stati membri sotto pressione, chiarendo nel contempo le responsabilità.

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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