Annunci
Servizi dal mondo

Perché ci vuole una conferenza internazionale sulla Siria

I negoziati tra delegazioni di Damasco e delle opposizioni a Assad sono in fase di stallo. Per sbloccare la situazione ci vuole una convergenza politico-diplomatica tra le grandi potenze.

Perché ci vuole una conferenza internazionale sulla Siria Perché ci vuole una conferenza internazionale sulla Siria

Il 4 e 5 luglio a Astana, Kazakhstan, c’è il nuovo round di negoziati per la Siria. Promossi dall’Onu con il sostegno di Stati Uniti e Russia, i colloqui diplomatici provano per l’ennesima volta a mettere d’accordo e fare dialogare le delegazioni contrapposte di Bachar al-Assad e della guerriglia di opposizione al presidente siriano.

Come le volte precedenti (l’ultima fu lo scorso 4 maggio) dai negoziati non uscirà granché. I delegati dei gruppi ribelli non potranno accettare condizioni e accordi con la rappresentanza del governo di Damasco. Questo perché da oltre un anno le parti contrapposte si affrontano sul terreno con scontri militari e a parole nelle sedi diplomatiche di Ginevra prima e Astana poi.

Stati Uniti e Russia sono i due grandi burattinai del teatrino siriano. Washington finanzia e sostiene le forze miliziane anti-Assad. Mosca invece appoggia quasi incondizionatamente il governo di Damasco. Scenario quindi da “guerra per procura” come ai tempi della Guerra Fredda.

In questo contesto, quindi, solo un negoziato con una partecipazione attiva e volontà politica di Stati Uniti e Russia può dare qualche speranza per la soluzione della questione siriana.

Casa Bianca e Cremlino non sono però i soli player della partita siriana. Turchia, Paesi arabi del Golfo e soprattutto l’Iran hanno un ruolo importante. Così come ce l’ha l’Iraq. Lascerei fuori dalla questione Egitto e Israele.

La Turchia è fortemente interessata a quanto accade in Siria. La preoccupazione di Ankara riguarda soprattutto gli avvenimenti al confine turco-siriano. La paura turca ha un nome e cognome: Kurdistan.

Tutta la strategia della Turchia sulla Siria dell’ultimo biennio è orientata a prevenire la nascita di un grande Stato curdo. Il presidente Erdogan ha messo fuori legge il Pkk, ma teme l’operatività delle milizie dell’Ypg, cugine del Pkk e attive sul fronte siriano dove controllano alcune zone al confine tra Siria e Iraq.

Le milizie curde, o meglio i peshmerga curdi, ricevono addestramento e finanziamenti dagli Stati Uniti. Sono queste milizie che hanno condotto finora la guerra contro lo Stato Islamico e gli altri gruppi jihadisti.

Ankara di conseguenza si ritrova nella situazione di combattere Assad, acerrimo nemico dei turchi, di sostenere le forze ribelli anti-Assad, di collaborare con il Qatar principale finanziatore di movimenti islamisti come i Fratelli Musulmani. La presenza turca in una grande assise diplomatica sulla Siria non può essere trascurata.

Così come non si possono trascurare i Paesi arabi del Golfo. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Yemen fanno parte della coalizione internazionale targata Usa che combatte contro l’Isis. Sono Paesi sunniti da sempre in contrapposizione agli sciiti come la Siria di Assad.

Tuttavia il loro contributo può essere importante per dare equilibrio agli assetti di una eventuale conferenza internazionale al quale dovrebbe partecipare anche l’Iran, le cui milizie sono operative in Siria, Iraq e Yemen. Teheran sostiene il presidente Assad, ma nutre scetticismo verso la Russia di Putin.

In altri termini, una stabilizzazione della Siria passa per forza di cose da un dialogo e un progetto politico da raggiungersi in una conferenza internazionale.

A questa assise dovrebbero partecipare questi “blocchi”:

  • Stati Uniti, Paesi arabi del Golfo (sunniti), Unione Europea, delegazione ribelli anti-Assad
  • Russia, governo siriano di Damasco, Iran;
  • Turchia (e forse il Qatar se risolve la sua diatriba con il resto del Golfo);
  • Iraq

Questa conferenza internazionale, da tenersi sotto l’ombrello dell’Onu, deve arrivare a elaborare un progetti politico serio per il Paese. Il suo obiettivo, diversamente da quanto avviene a Astana, non deve essere la ripartizione in zone cuscinetto per la de-escalation. L’obiettivo deve invece essere quello di elaborare un serio progetto di stabilità per la Siria.

Un progetto che preveda un percorso di soluzione politica post-conflitto gettando le basi per la costruzione della Siria del futuro. Questa finalità gli Stati possono perseguirla solo se trovano prima la convergenza dei loro interessi. E’ il compito che Stati Uniti e Russia devono darsi per risolvere davvero la crisi siriana prima che sfoci in una escalation militare.

Ovidio Diamanti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci
Informazioni su Redazione ()
Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: