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La strategia per battere l’Isis secondo l’agenzia Usa Rand

La Rand Corporation, agenzia vicina al Pentagono Usa e alla Cia, sviluppa una strategia contro lo Stato Islamico. Il progetto.

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Se lo dice la Rand Corporation, allora qualcosa sta cambiando nella guerra allo Stato Islamico. Il potente istituto americano, fondato nel 1946, è finanziato dal Dipartimento della Difesa. Il che vuole dire Pentagono, ma anche Cia.

Non c’è episodio della storia degli Stati Uniti in cui la Rand Corporation non ci abbia messo lo zampino. Tra i fatti più celebri la cattura e uccisione di Saddam Hussein o di Osama Bin Laden. Maestri della comunicazione (Marcello Foa scrive di Stregoni della Notizia), i funzionari dell’Agenzia sono stati capaci di usare in maniera spregiudicata ogni occasione internazionale per salvaguardare la sicurezza ma anche l’immagine di Washington.

Ora, al tempo del terrorismo jihadista la Rand Corporation pubblica sul suo sito online una proposta di strategia per battere l’Isis.

Il punto di partenza dell’analisi è nella situazione di stallo attuale della guerra contro lo Stato Islamico. Nonostante gli sforzi militari e politici degli Stati Uniti contro l’Isis in questi anni, i risultati ottenuti sono molto pochi.

L’Amministrazione Obama, scrivono le analiste Rand sul sito, ha sviluppato una strategia che manca di coesione e di obiettivi ben definiti. Ciò ha generato incertezza tra i partner della coalizione e tra l’opinione pubblica.

Con l’Amministrazione di Donald Trump la situazione non è cambiata, scrivono alla Rand. L’approccio di Trump contro l’Isis non è stato finora molto diverso da quello di Obama.

Con queste premesse, i ricercatori del Think Tank Usa hanno sviluppato una strategia per battere lo Stato Islamico.

La ricerca accenna appena alle cause profonde che hanno portato al rafforzamento dello Stato Islamico e che definisce condivisibili. Nessuno quindi nega i fattori economici, sociali, umanitari e regionali che hanno favorito la crescita del fenomeno jihadista.

Il team che ha effettuato lo studio ha individuato tre strategie per combattere l’Isis:

  1. L’attività continua di lotta al terrorismo;
  2. La stabilità pratica;
  3. La stabilità legittimata;

La lotta continua al terrorismo, o “sfalcio dell’erba” in gergo, è ciò che ha fatto finora il governo degli Stati Uniti. Questa strategia significa l’accettazione del fatto che in Medio Oriente persisterà sempre un qualche livello di terrorismo. E per combatterlo servirà sempre realizzare e mantenere un network di alleanze regionali.

Alla base di questa concezione c’è sempre il riconoscimento della presenza indefinita di gruppi terroristici in Siria e Iraq. Con la lotta intensa al terrorismo, questi gruppi saranno sempre più deboli riducendo la minaccia degli attacchi agli interessi americani e occidentali.

Ciò però richiederà uno sforzo continuo degli Stati Uniti e del coinvolgimento sempre più massiccio dei suoi partner internazionali. Nel lungo periodo la guerra all’Isis rischia di diventare insostenibile e di non avere grandi successi sullo Stato Islamico. Tuttavia, il contro terrorismo, o lotta continua ai gruppi terroristici, è uno step necessario contro lo Stato Islamico. Va però accompagnata con altre strategie.

L’approccio della stabilità pratica, quella cioè che si raggiunge sul campo, è il secondo step. Il concetto si fonda sull’idea che i terroristi dell’Isis in Siria e Iraq possano venire combattuti e sconfitti ristabilendo Stati-Nazione forti e centralizzati. Questo approccio punta in sostanza a re-istituire il dominio autocratico in Iraq e negli altri Stati del Medio Oriente, eliminando le cause che hanno portato alla nascita dello Stato Islamico.

Il terzo step è quello della stabilità legittimata. L’approccio parte dal presupposto che la stabilità è più solida e forte se emerge con naturalezza ed al basso. Questa strategia si basa sull’idea che per ridurre e mettere fine alle insurrezioni e al terrorismo occorre stabilire una governance capace di guadagnarsi il consenso popolare e la credibilità.

I metodi previsti da questo approccio per la lotta al terrorismo sono strumenti indiretti come i processi di democratizzazione, gli aiuti economici e la costruzione di coalizioni regionali. Questa strategia cerca di stabilizzare governi legittimi e riconosciuti in Iraq e Siria, trovando un equilibrio tra sunniti e i diritti di tutti gli altri gruppi. Si tratta di un lavoro lungo e complesso.

Quest’ultimo è, secondo la Rand Corporation, l’approccio migliore. Richiede una strategia continua e persistente di costruzione di una governance legittimata necessaria a sconfiggere lo Stato Islamico. Sicuramente si tratta di investimenti di lungo periodo, con costi minori rispetto alla guerra militare a tutto campo. E’ un percorso che non mostra subito vittorie veloci come succede in altri contesti. Se non si fa questo, conclude la Rand, la sicurezza nazionale e la stabilità degli Stati Uniti ma anche degli altri Paesi occidentali saranno minacciate.


Leggi anche: Beating the Islamic State

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1 Commento su La strategia per battere l’Isis secondo l’agenzia Usa Rand

  1. spero che non siano gli stessi che hanno pianificato azioni e comunicazione durante la guerra del Vietnam…..e comunque mi sembra che sia in Iraq che con Al Queda la strategia e la comunicazione abbia fatto acqua. forse sarebbe ora di operare un ricambio

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