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Il Forum Economico di San Pietroburgo

Come sempre, al Forum Economico di San Pietroburgo i riflettori sono stati sequestrati da Vladimir Putin, che ieri ha risposto al fuoco delle accuse sul Russiagate e sul clima ha lanciato l’idea di dialogare con Donald Trump, piuttosto che addossargli tutte le colpe: “don’t worry be happy”, è stato l’ironico invito del leader del Cremlino. Ma alla XXI edizione della ‘Davos russa’ si è parlato di molto altro, si sono tenuti centinaia di incontri, sono stati firmati accordi e lanciate sfide per l’economia e la politica mondiale nei mesi a venire. In pillole, alcuni dei dossier più interessanti discussi al Forum di Pietroburgo.

Cinque accordi per l’Italia: a margine del XXI Forum economico di Pietroburgo, società italiane hanno firmato importanti intese, incentrate sul settore energia, ma non solo. Il gruppo Maire Tecnimont ha siglato con Gazprom per un impianto di trattamento del gas nella regione dell’Amur, contratto dal valore di 3,9 miliardi. Edison e la greca Depa hanno hanno firmato per il tratto greco-italiano del gasdotto Itgi-Poseidon per portare gas russo in Europa, approdando nel Sud dell’Italia. Enel e Terna hanno poi siglato due accordi con la società di distribuzione e trasmissione di elettricità in Russia, Rosseti. Mentre il Politecnico di Torino svilupperà attività di ricerca e formazione congiunte con Gazprom Neft.

La compagnia saudita del petrolio, Saudi Aramco, ha annunciato di volere investire a livello “globale” nella produzione di gas e di gas naturale liquefatto (gnl). Lo ha detto il ministro saudita del Petrolio, Khalid al-Falih. In particolare, Riad è interessata ad un progetto russo per il gnl nell’Artico.

Il capo del colosso russo Rosneft, Igor Sechin, ha rilanciato le sue perplessità sui tagli alla produzione di petrolio che la Russia ha concordato con l’Opec e che sono stati confermati la settimana scorsa sino all’inizio del 2018. Il problema all’orizzonte, secondo Sechin, è l’aumento della produzione statunitense di shale oil in vista per l’anno prossimo: circa 1,5 milioni di barili al giorno in più, cosa che “potrebbe invalidare significativamente la riduzione da parte dei Paesi Opec e non Opec”. Da parte sua il ministro saudita del Petrolio, Al-Falih, a margine del Forum ha detto ieri che, se necessario, Riad considererà “il da farsi, comprese proroghe dell’accordo sui tagli e ulteriori riduzioni nella produzione”.

Russia e India- in occasione dell’incontro tra il presidente Vladimir Putin e il premier Narendra Modi – hanno annunciato l’intenzione di lanciare un’agenzia di rating sul credito “indipendente dalla congiuntura politica”, in sostanza sganciata dalle grandi agenzie mondiali che i due Paesi considerano parziali e troppo influenzate dagli Usa.

Il pil russo è tornato in zona positiva dopo due anni di recessione: +0,5% nel primo trimestre del 2017 su base annua e per l’intero anno è previsto un +1,5%. Secondo Vladimir Putin, entro il 2020 “i tassi di crescita dovrebbero essere sopra la media globale”. Per questo, ha sottolineato, è importante alimentare i flussi di investimenti: gli Ide nel primo trimestre del 2017 sono stati pari a 7 miliardi di dollari, il livello più alto da tre anni a questa parte, ha notato il leader del Cremlino alla plenaria del Forum.

Al Forum di Pietroburgo è stato presentato il nuovo aereo commerciale MS-21, tutto made In Russia: un brand incentivato dagli anni di sanzioni occidentali, che il Cremlino vuole trasformare in marchio di eccellenza, puntando a farlo attecchire anche all’estero. Secondo Mosca, il nuovo jet farà presto concorrenza sul mercato russo ai colossi Boeing ed Airbus. Sarà in uso dal 2019. Obiettivo dichiarato di Aeroflot: quasi la metà della propria flotta entro cinque anni composta da aerei di produzione nazionale. (Da Askanews)

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