Cos’è la Private Diplomacy nelle relazioni internazionali

La “Diplomazia Privata”  spiegata in breve.

private diplomacy

Cos’è la private diplomacy nelle relazioni internazionali

C’è un canale alternativo e informale ai tradizionali mezzi diplomatici per la soluzione delle controversie internazionali. Pochi lo conoscono. Ma si usa spesso in situazioni politiche che richiedono delicatezza. Si chiama in gergo “Private Diplomacy“, la diplomazia privata.

Il termine forse può trarre in inganno e fare pensare all’intervento di aziende negli affari tra Stati. Sgombriamo subito il campo da quest facile deduzione. Perché la diplomazia privata è un’altra cosa.

Significa il coinvolgimento di attori non istituzionali nel supporto e aiuto di mediazione nelle crisi internazionali o interne.

Spesso sono incontri tra delegazioni di vari livelli, e non ufficiali, volti a promuovere il dialogo e a attivare incontri ufficiali di alto livello in una seconda fase.

In parole più semplici succede che ex funzionari, istituti di studio (i cosiddetti think tank), organizzazioni non governative mettono in contatto due parti in conflitto ricominciando un dialogo da un livello più basso.

Questi “mediatori” sono spesso enti che realizzano progetti finanziati da istituzioni internazionali.

Perché questi mediatori “privati” dovrebbero riuscire a ottenere risultati che gli Stati o le istituzioni internazionali non raggiungono? La loro forza contrattuale sta proprio nel fatto di non essere istituzioni statali. Ci sono situazioni in cui le parti combattenti non si fidano di alcun negoziatore “pubblico”. Allora si procede al dialogo in forma riservata attraverso questi enti. Che chiaramente devono avere una loro autorevolezza.

Un esempio pratico di private diplomacy è stato con la crisi nordcoreana. Una delegazione informale americana si è incontrata a Oslo di recente con una rappresentanza della Corea del Nord.

Facevano parte della delegazione Usa ex funzionari dell’Amministrazione Obama. Il presidente Trump, per rimarcare il carattere non ufficiale dell’incontro di Oslo, ha parlato subito di “contatto esplorativo”. Come dire alla stampa: forse lo prenderemo in considerazione, vedremo ma non è niente di ufficiale.

In precedenza si sono avuti casi rilevanti di Private Diplomacy. Qualcuno ha portato anche a risultati interessanti. Fu quello del percorso di pace negli anni ’90 tra israeliani e palestinesi.

Quella road map, cominciata a Oslo nel 1993, portò grandi speranze e sfiorò la firma di un accordo definitivo per lo Stato palestinese. Sappiamo come finì. Ma a quel punto si arrivò anche grazie al ruolo di enti privati europei che fecero dialogare arabi e israeliani.

Un esempio italiano in questo campo è stata la Comunità di Sant’Egidio a Roma. Sono loro che hanno attivato e portato avanti il dialogo su diverse crisi africane e mediorientali.

Laddove non arriva la diplomazia tradizionale per una serie eterogenea di ragioni, si può sempre ricorrere alla Private Diplomacy strumento essenziale per il dialogo. Tenendo presente che la mediazione privata porta con sé anche limiti e rischi se poi non è seguita e accompagnata dalle istituzioni.

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Categorie:Cultura

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