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La politica estera di Papa Francesco spiegata in cinque punti

Azione diplomatica nelle crisi interne e internazionali, evangelizzazione, dialogo interreligioso. Cosa emerge dai viaggi apostolici di Papa Bergoglio in quattro anni di pontificato.

La politica estera di Papa Bergoglio spiegata in cinque punti.

La politica estera di Papa Bergoglio spiegata in cinque punti.

La politica estera di Papa Bergoglio spiegata in cinque punti. La politica estera di Papa Bergoglio spiegata in cinque punti.

di Ovidio Diamanti

Papa Bergoglio comunicatore e diplomatico. I viaggi del Pontefice nel mondo, gli incontri diplomatici in Vaticano, l’impegno della Santa Sede nel promuovere il dialogo interreligioso fanno del Papa sudamericano una figura innovativa che ha riportato la Chiesa Cattolica in primo piano sullo scacchiere della diplomazia internazionale.

Bergoglio si è circondato per la sua politica estera di una squadra composta dai migliori diplomatici che la Santa Sede poteva esprimere: il Segretario di Stato Pietro Parolin (con una lunga esperienza sul fronte asiatico); il Segretario per i rapporti con gli altri stati, il britannico Paul Richard Gallagher; il vice Segretario di Stato, l’italiano Angelo Becciu, delegato dal Papa sul fronte italiano e delle relazioni con i Paesi occidentali.

Questo team di diplomatici a altissimo livello ha portato in quattro anni a risultati mai ottenuti prima dalla diplomazia vaticana. Come il caso della mediazione per ridurre le tensioni tra Usa e Cuba o l’azione negoziale per la pace in Colombia tra governo e i ribelli delle Farc.

Ecco la politica estera di Papa Bergoglio spiegata in cinque punti:

  1. Africa: il viaggio in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana dal 25 al 30 novembre 2015 è stata all’insegna del dialogo interreligioso e dell’evangelizzazione. A Bangui, Repubblica Centrafricana, Papa Bergoglio ha aperto per la prima volta la Porta Santa della Cattedrale. Qui, in un clima di grande entusiasmo popolare, ha incontrato la comunità musulmana. Il viaggio di Francesco ha lanciato il significato della sua diplomazia “francescana” all’insegna dell’incontro dei popoli e delle religioni. Se si pensa che la missione pastorale di Papa Francesco è avvenuta in una terra dilaniata da guerre civili, scontri religiosi e la minaccia dell’integralismo islamico, si comprende la portata universale e il messaggio forte della Chiesa Romana.
  2. Cuba e Stati Uniti: azione diplomatica di Papa Bergoglio è stata “rivoluzionaria” nel porre fine alle tensioni infinite tra Cuba e Stati Uniti. La normalizzazione dei rapporti tra Washington e l’Avana è avvenuta con lo “zampino” della diplomazia vaticana. Il viaggio a Cuba e New York nel settembre 2015 è stato il tocco artistico del Vaticano per convincere i leader e le elite politiche dei due Paesi che era tempo di superare gli antichi rancori. Certo, Bergoglio ha trovato sulla sua strada un presidente “illuminato” come Barack Obama e una nomenclatura cubana stanca e decisa a chiudere con il passato. I fratelli Castro sembravano quasi attendere il momento opportuno che si ripresentasse l’occasione di abbattere il muro con gli Stati Uniti. E l’occasione è arrivata anche con l’endorsement dello Stato Vaticano. Il Pontefice ha messo in atto un’azione con lettere, incontri, telefonate, che hanno portato a completare un percorso durato decenni cominciato con Giovanni Paolo II e poi con Ratzinger.
  3. Asia: Papa Bergoglio punta tutto sul grande continente asiatico. E’ l’area dove forse l’autorevolezza del Vaticano è meno sentita. La parola d’ordine è evangelizzare. Ma per farlo occorre essere più presenti, avere relazioni più strette con i governi, aumentare la visibilità della Santa Sede. I viaggi apostolici del Papa in Asia vanno soprattutto in questa direzione. Nel suo pontificato, Papa Bergoglio ha visitato Filippine, Sri Lanka e Corea del Sud. L’opera di diffusione del Vangelo è affidata poi ai diplomatici della Santa Sede e alla nomina di nuovi cardinali. Papa Francesco ha istituito tre nuovi cardinali asiatici: a Myanmar, in Vietnam e in Tailandia. Più difficile invece entrare in Cina, la vera grande sfida per il Papa. Per questo obiettivo la Santa Sede mette in campo il Segretario di Stato Parolin, il diplomatico di razza cresciuto alla scuola di Sodano e Casaroli e con una lunga esperienza in Asia. Ma sul fronte cinese Papa Bergoglio ha anche messo in moto l’arcivescovo di Manila, Luis Antonio Tagle, e il nunzio apostolico Monsignor Giuseppe Pinto. Entrambi lavorano insieme a Parolin per avere l’apertura della grande porta cinese. Intanto, il Papa ha annunciato di essere disposto a recarsi in Cina subito (“anche domani”) per mostrare la disponibilità vaticana ai buoni rapporti con Pechino.
  4. America Latina: l’azione del Papa è volta a dare maggiore stabilità ai grandi Paesi latinoamericani. A questo riguardo, Papa Bergoglio ha svolto un ruolo di primo piano nel processo di pace tra governo della Colombia e ribelli Farc. In un vertice in Vaticano del dicembre 2016, il Papa ha incontrato l’attuale presidente della Colombia, Manuel Santos, sostenitore dell’accordo con i gruppi armati delle Farc, e il capo dell’opposizione Alvaro Uribe, ex presidente della Colombia e leader del movimento contro l’accordo. Obiettivo della diplomazia pontificia è stato di trovare l’unità nazionale tra le due parti politiche in modo da avere una posizione comune nel dialogo e per la pace con i ribelli. Questi ultimi sono favorevoli a un accordo. Prossimamente, è previsto un viaggio di Bergoglio a Bogotà, proprio per spingere sul processo di pace ancora in corso. Ma l’azione diplomatica della Santa Sede in America Latina non si ferma qui. I viaggi papali all’insegna del rafforzamento dell’evangelizzazione sono cominciati con l’inizio del pontificato. A luglio 2013, Bergoglio ha visitato il Brasile, Nel 2015 il Papa è stato in Equador, Bolivia e Paraguay. Al di là del rapporto affettivo dell’argentino Bergoglio con l’America Latina, la diplomazia vaticana è intenta promuovere il ruolo dei laici nella Chiesa e a spingere i governi per soluzioni alle crisi sociali di alcuni di questi Paesi.
  5. Medio Oriente: nel suo viaggio pastorale del maggio 2014, Papa Bergoglio ha incontrato i leader politici dell’area mediorientale. Nella conferenza stampa finale del viaggio, Francesco ha evidenziato la sua posizione su Gerusalemme. Si tratta di una posizione “religiosa” e non “politica” come ha specificato. Gerusalemme deve diventare la città della pace delle tre religioni. Non ha espresso una posizione politica sulla città in quanto ha specificato che la scelta deve uscire dal negoziato. Un modo elegante per dire che il Vaticano vuole rimanere estraneo alla vicenda e non influenzare eventuali negoziati. Un impegno particolare della Santa Sede è rivolto alla Siria. Nel 2015 il Papa ha organizzato nei giardini vaticani una veglia di preghiera rivolta alla Siria. Al momento religioso hanno partecipato i presidenti di Israele, Palestina e il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo. Un evento storico.

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

1 Commento su La politica estera di Papa Francesco spiegata in cinque punti

  1. in somma questo Pontefice che ha emblematicamente voluto assumere il nome di Francesco facendoci sperare in una Chiesa Cattolica che ritorni finalmente alla preghiera, all’umiltà e alla carità sta invece organizzando una sorta di moderno Stato Pontificio con molta attenzione alle relazioni internazionali e molta meno attenzione ai mali evidenti come la povertà, la mancanza di alloggi, la migrazione in massa di disperati preda di commerci innominabili, da quello di organi alla prostituzione giovanile al reclutamento nella malavita.
    Di questo dovrebbe occuparsi un Pontefice, e della mancanza di fede di quelli che la Chiesa pensa siano i suoi fedeli

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