Le braccia corte della Nato

Gli Stati Uniti chiedono più impegno finanziario agli alleati europei: “Destinate il 2% del Pil alle spese per la difesa”. Improbabile che gli Stati europei membri della Nato aumenteranno i propri budget.

Le cronache del vertice Nato di Bruxelles del 31 marzo scorso fanno pensare a un futuro opaco della Nato. Rex Tillerson, segretario di Stato Usa, ha presentato ai 28 Stati membri le proposte della Casa Bianca. Una in particolare è importante: gli Stati Uniti chiedono agli altri Paesi membri dell’Alleanza Atlantica di destinare in dieci anni il 2% del proprio Pil alle spese per la difesa.

Il vertice Nato era preparatorio del summit ufficiale di maggio. In quell’occasione, ha annunciato Tillerson, il Dipartimento di Stato e il Pentagono porteranno un vero e proprio piano degli investimenti militari necessari per il futuro della Nato nel decennio. In realtà la proposta era già stata fatta e approvata dalla Nato nel 2014, in piena amministrazione Obama.

La questione apre una partita difficile, già preannunciata da Trump in campagna elettorale. Gli Stati europei membri della Nato hanno le braccia corte. Devono metterci più soldi altrimenti Washington da sola non si assume più tutto il carico economico dell’alleanza militare. La Germania ha già fatto sapere che la richiesta americana significa per Berlino passare dai 35 miliardi d euro attualmente stanziati a 70 miliardi. Anche l’Italia è in difficoltà. Nel bilancio italiano il budget militare è pari al 1,1% del Pil. Raddoppiarlo sarebbe difficile. Il ministro degli Esteri Angelino Alfano punta tutto sul principio di considerare spese di difesa anche gli interventi umanitari che gli Stati Europei hanno messo in campo come Nato nel Mediterraneo. Gli alleati europei hanno le braccia corte, soprattutto quelli anche membri dell’Unione Europea sottoposti a numerosi vincoli di spesa. E di riflesso anche la Nato ha le braccia corte. Tranne Washington che si è stancata di aprire sempre il portafoglio.

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Categorie:Editoriale

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1 reply

  1. certamente la caduta del Muro e il collasso dell’URSS hanno accorciato ulteriormente le braccia europee. senza un nemico evidente forse non si ritiene logico il volere una supremazia militare nei confronti di non si sa chi. anche precedentemente al momento del collasso sovietico si è capito che quello che secondo noi poteva essere un nemico temibile altro non era che una tigre di carta con armamenti mal tenuti e alle volte obsoleti. Nelle situazione attuale il “nemico” è più difficilmente individuabile ed attualmente varrebbe maggiormente la pena investire in una intelligence comune europea molto efficiente e in piccoli gruppi di pronto intervento a disposizione sia degli Interni che degli Esteri. Ma è solo teoria e forse anche utopica

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