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Putin secondo Kissinger

L'ex-segretario di Stato Usa Henry Kissinger spiega che Putin non è Hitler e la Russia non ha una politica di espansione.

Putin secondo Henry Kissinger

"Putin non è Hitler". Per l'ex-segretario di Stato Henry Kissinger è un'esagerazione pensare alla minaccia russa

Putin secondo Henry Kissinger "Putin non è Hitler". Per l'ex-segretario di Stato Henry Kissinger è un'esagerazione pensare alla minaccia russa

Guardare a Vladimir Putin e alla Russia in un’ottica diversa. E’ questa la sintesi dell’intervento di Henry Kissinger, ex-segretario di Stato Usa, durante la sessione annuale della Trilateral Commission riunita a Washington lo scorso 25 marzo.

Il fuoriclasse della diplomazia americana ha spiegato che negoziare con Vladimir Putin è nell’interesse di tutti. “Putin non è Hitler” ha spiegato alla platea. L’incomprensione generale sta nel fatto che la Russia vuole espandersi. In realtà, il Cremlino non ha una politica di espansione e neppure di conquista – è la riflessione di Kissinger.

L’inventore dell’apertura Usa alla Cina e della diplomazia della navetta è convinto che Putin voglia ridare dignità alla Russia riaffermando i valori di un vecchio e antico nazionalismo. Un riconoscimento del ruolo russo sul piano internazionale che restituisca l’autorevolezza della Russia intera, da San Pietroburgo a Vladivostok. Quindi, guardare a Putin come il “supercattivo globale è un errore di sostanza e prospettiva”.

Kissinger ha definito sbagliata l’idea che la Russia faccia parte della Nato. La storia di Mosca è troppo diversa dalla nostra.

L’ex-segretario di Stato del presidente Richard Nixon definisce un’esagerazione pensare che la Russia costituisca una minaccia militare. Sotto l’aspetto militare i russi non sono in grado di battere gli Stati Uniti. Inoltre, continua Kissinger, l’economia di Mosca è più piccola di quella dei Paesi europei G7 presi singolarmente. I Paesi occidentali non devono però lavorare per provocare la disintegrazione della Russia perché questo creerebbe un’instabilità internazionale pericolosa per tutti.

Per questa ragione, gli Stati Uniti devono favorire il dialogo con Mosca perché l’alternativa sarebbe uno scontro duro che indebolirebbe tutti. Ci vuole quindi la mediazione diplomatica da parte degli Usa. Però a condizioni ben precise. Per esempio, l’Ucraina deve rimanere indipendente, ma non deve entrare nella Nato. Il futuro della Crimea invece può essere parte del negoziato. In Medio Oriente, e in Siria dove Putin ha pensato più a tutelare Assad che a sconfiggere l’Isis, la Russia non ha diritto a rimanere. Con queste condizioni, secondo Kissinger, si può riaprire un dialogo e neutralizzare la minaccia russa. Mosca accetterebbe in cambio di vedere restituita la sua dignità internazionale.

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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