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Usa e Russia isolano la Turchia

Turchia sempre più isolata sul piano internazionale. La Russia stringe un accordo con i curdo-siriani del Ypg e fa "amareggiare" il presidente turco Erdogan. Gli Usa collaborano con le forze curde da tempo.

La Russia corteggia i curdi

La Russia corteggia i curdi

La Russia corteggia i curdi La Russia corteggia i curdi

La Russia fa un accordo con i curdi in Siria (Ypg) e mette a rischio il matrimonio di convenienza costituito  tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

L’accordo tra russi e milizie curdo-siriane delle Unità di Difesa del Popolo (Ypg) prevede il supporto russo alle milizie curde. Anche Washington, da alcuni anni, ha un accordo con i curdi della regione aiutandoli nella guerriglia e lotta armata.

Gli accordi di Russia e Usa con i curdo-siriani del Ypg è un passo verso l’isolamento internazionale della Turchia di Erdogan.

Ankara puntava a impedire la costituzione di una regione a autonomia curda nel nord della Siria. Il presidente Erdogan e la nomenclatura di potere che lo circonda temono che nella Siria settentrionale avvenga ciò che è successo nell’Iraq del nord: la nascita di un’entità autonoma curda. Per questa ragione il disegno strategico turco è consistito nel costruire una zona cuscinetto nella Siria del nord con l’intento di prevenire la formazione di una zona curda che, poi, avrebbe potuto unirsi a quella irachena e dare vita a un grande Stato curdo.

Ora, Erdogan rischia di rimanere tagliato fuori dai grandi giochi internazionali. A parte la questione curda, la Turchia ne giro di poco tempo è riuscita nell’impresa straordinaria di bruciare i rapporti con Unione Europea e Stati Uniti. Allo stesso tempo vede in pericolo la sua relazione con la Russia, relazione che aveva faticosamente ricostruito dopo la tensione relativa all’abbattimento del jet russo da parte dell’aviazione turca in Siria.

Verso l’Unione Europea, la Turchia è consapevole che la strada per l’adesione è sempre più in salita. E non solo per la posizione presa da Parlamento Europeo di recente. Lo è soprattutto per le tensioni innescate con Olanda e Germania a seguito del divieto delle manifestazioni pro-referendum turco che Erdogan ha provato a organizzare in tutta Europa. Un referendum che, se passa, aumenterà notevolmente i poteri del presidente.

Con gli Stati Uniti, invece, la relazione politica è in crisi da tempo. Almeno dal fallito golpe dello scorso 15 luglio quando il presidente turco Erdogan accusò il leader dell’opposizione turca in esilio negli Usa. Le autorità turche chiesero l’estradizione, che però l’allora presidente Barack Obama rifiutò.

Se anche l’appoggio russo viene meno, allora per la Turchia sono guai e Ankara si ritroverebbe sul ciglio dell’isolamento. Erdogan ha potuto mantenere un atteggiamento da “duro” con Unione Europea e Stati Uniti perché sapeva di avere le spalle coperte a est. E, infatti, la Turchia non ha fatto mistero di spostare il suo baricentro a oriente. Se però anche la ospolitik turca non trova supporto, Erdogan e il governo di Ankara saranno destinati inevitabilmente all’isolamento. D’altronde, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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