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La nuova strategia anti ISIS passa dal mare

alta-tensione-in-europa-orientale Usa e Gb promettono uomini e mezzi in Europa orientale al confine russo. La Russia manda due navi con missili Cruise nel Mediterraneo.

Gli ultimi giorni sono stati caratterizzati dall’inizio di quella che sembra una nuova strategia per combattere il terrorismo internazionale in Siria; è nata una nova e per certi versi inedita alleanza tra Stati Uniti, Russia e Turchia e per la prima volta i militari statunitensi hanno avuto l’autorizzazione ufficiale del Pentagono a mettere i boots on the ground, cioè ad impegnarsi in prima linea nelle battaglie contro i miliziani islamisti insieme alle forze dell’esercito regolare siriano e alla milizie curde di supporto.

L’amministrazione Obama era stata molto cauta al momento di decidere come muoversi e che ruolo avere nell’intricata situazione siriana e alla fine i militari statunitensi inviati in Siria erano stati pochi e con il solo compito di addestratori e coordinatori, mai con incarichi di prima linea. Il cambio di rotta della nuova amministrazione di Washington guidata da Donald Trump è evidente; il contingente statunitense in Medio Oriente è stato rafforzato e gli Stati Uniti si vogliono ritagliare un ruolo di primo piano nel decidere il futuro assetto geopolitico ed istituzionale della regione quando il conflitto sarà finito.

A questi scopo è evidente che forze militari solamente terrestri non bastano più agli Stati Uniti, senza contare che negli ultimi tempi i contrasti intorno alle isole contese nel Mar della Cina e i missili lanciati in mare dalla Corea del Nord hanno aperto altri fronti caldi, ed è qui che entra in gioco la Marina. Non si parla molto di questa forza armata che con le sue potenti navi da guerra e i sottomarini difende i mari del mondo dal terrorismo e dalla pirateria, ma il suo ruolo è destinato a cambiare da semplice supporto per le truppe a terra a centro di comando per le nuove operazioni militari che si giocano in contesti sempre più multipolari.

Attualmente la Marina degli Stati Uniti può contare su 274 navi, tra cui le famose portaerei della classe Nimitz, e più di 3700 velivoli imbarcati, senza contare i sottomarini e gli altri mezzi, ma la nuova amministrazione Trump vuole renderla ancora più potente ed efficiente in un’ottica di riarmo generalizzato.

Il terrorismo internazionale si è dimostrato in grado di compiere attentati anche usando il mare come via di accesso e di fuga e in qualche caso i cecchini del sedicente Califfato hanno usato le coste per spaventare ed allontanare le navi delle organizzazioni umanitarie che volevano soccorrere la popolazione civile. Ecco che in questa guerra asimmetrica e multipolare una Marina ben armata e ben addestrata può fare davvero la differenza; proteggere le rotte delle petroliere e delle enormi navi mercantili dagli attacchi degli islamisti e dalla pirateria, garantire la presenza militare statunitense nel mondo attraverso le grandi basi navali dell’Oceano Pacifico, sono diventati compiti prioritari e fondamentali per la nuova amministrazione statunitense.

Valeria Fraquelli

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Magazine online di affari internazionali. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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